Avvenire di Calabria

Tra i banchi della sua chiesa, don Luigi Cannizzo trasmette un messaggio di speranza e forza che unisce la realtà parrocchiale reggina

Viaggio alla Candelora: la comunità supera il Covid

Tatiana Muraca

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Ci troviamo ormai alla fine di questo anno liturgico. Da ieri, è iniziato il nuovo ciclo con la prima domenica di Avvento», così don Luigi Cannizzo, parroco della chiesa di Santa Maria della Candelora di Reggio Calabria. La parrocchia reggina, così come tante altre, sta riorganizzando le attività pastorali in tempo di pandemia, un momento storico che don Luigi invita a leggere alla luce della volontà di Dio, nella fiducia «di saper discernere, anche nelle difficoltà dell’umanità, la presenza di un Dio che non si dimentica mai di noi, ma al contrario ci spinge ad andare oltre». Una realtà parrocchiale, quella della Candelora, ben radicata sul territorio reggino, ricca e unita nelle varie parti che la compongono. Il parroco, come è consuetudine, è colui che tiene le redini di tutto, e proprio sulla base di questo abbiamo voluto carpire il messaggio cristiano che possa da don Luigi giungere a tutti. Riprende le parole di Paolo, don Luigi: «La carità e l’amore di Cristo ci spingono a vivere sempre più la dimensione di fratellanza, di carità fraterna, che anche nella prova ci fa sentire più uniti all’interno delle piccole Chiese, che sono le comunità parrocchiali. Questo tempo della pandemia, anche qui alla Candelora, scandisce in maniera diversa i tempi e i ritmi non tanto delle celebrazioni, che abbiamo vissuto un po’ a singhiozzo, ma anche e soprattutto della vita ordinaria di una comunità che trova nell’aula liturgica il luogo di incontro con il Risorto, che trova nei locali parrocchiali il luogo della comunione fraterna e trova anche nel volto del fratello l’amore di un Dio che si spende e che ti spinge ad aprirti al prossimo». Per la Chiesa non è stato facile ricominciare: si pensi a tutte le normative da rispettare, alla sanificazione continua, al distanziamento imposto, alla voglia di «stringere una mano e trasmettere il bene che ci vogliamo, ma non lo possiamo fare...e allora troviamo un modo diverso per poterci dire, attraverso uno sguardo, ti accolgo nelle mia vita e fai parte di me», parole di don Luigi. Grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, ad esempio, anche la Chiesa si è potuta avvicinare a bambini, a ragazzi, ad adolescenti, a giovani e ad adulti, ad anziani e alle persone ammalate. «Proviamo a lanciare un messaggio di speranza attraverso quello schermo e quel linguaggio iconico che ci fanno gustare la gioia della bellezza dell’amore di Dio, che si dona in maniera nuova. Certo, non è stato facile, ma tutti siamo chiamati a rispettare le norme: non si può essere cittadini del Vangelo se non si è cittadini di una comunità».

IL NUOVO MESSALE

Così come in tutte le parrocchie della Regione, grazie all’intuizione dei vescovi calabresi, anche alla Candelora si adotta il nuovo messale romano, testo indispensabile per la liturgia che è stato tradotto e adattato ad un linguaggio più corrente. «Noi già qui in parrocchia da circa un mese utilizziamo, sia nei giorni feriali che festivi, questo nuovo messale – parole di don Luigi Cannizzo – Io provo, giorno dopo giorno, a dare delle piccole pillole che introducono i fedeli a comprendere che dietro quella nuova formulazione verbale c’è una teologia in evoluzione e soprattutto c’è quella comprensione che si dona a noi in un linguaggio più familiare». Proprio per questo, don Luigi vorrebbe organizzare un ciclo di catechesi liturgiche che facciano realmente capire qual è l’intendimento dei vescovi che hanno voluto, «anche se dopo un po’ di tempo», utilizzare questo nuovo adattamento.  E dalla prima domenica di Avvento, di nuovi inizi in un tempo in cui la speranza sembra essere l’unica arma per andare avanti, don Luigi vuole lanciare un messaggio che giunga ai cuori: «Il Signore ci dà dei momenti di prova che qualche volta sembrano molto più grandi e pesanti di noi, però ci dà anche gli aiuti di grazia per potere andare avanti. Allora, proviamo a rialzarci, con la certezza che Dio abita nel nostro cuore».

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