Un’economia di per sé fragile messa in ginocchio da una crisi senza precedenti. Come se ne esce dall’emergenza produttiva e occupazionale che scaturisce dal diffondersi dell’epidemia da Covid-19? Lo abbiamo chiesto a Ninni Tramontana, presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria, e Rosy Perrone, segretario generale della Cisl sul territorio metropolitano.
L’attenzione alle piccolissime imprese. «È un periodo che il nostro Paese non ha mai vissuto prima; sul territorio metropolitano tutto è più amplificato. Vorrei fare un plauso: tantissimi imprenditori reggini, – svela Tramontana – comprendendo le difficoltà a garantire le condizioni imposte dai diversi Dpcm, hanno deciso di sospendere le attività. Ci sono settori, come quello alberghiero, che per oltre il 70% delle attività hanno già avviato la procedura di Cassa Integrazione in deroga. Per non parlare dell’export che si vede annullati diversi ordini. Tutte le imprese sono in ginocchio, ma c’è chi soffre di più: le imprese a conduzione familiare vanno aiutato in modo particolare, come rete delle Camere di Commercio stiamo valutando un intervento ad hoc».
Il dramma degli esercenti taglieggiati. Se l’Isis ha sospeso l’attività terroristica in virtù del Covid-19, la ‘ndrangheta non si ferma. A confermarlo è, in un passaggio della nostra intervista digitale, il presidente della Camera di Commercio di Reggio Calabria: «Alla crisi di liquidità si aggiungono possibili problemi malavitosi, mi riferisco all’usura e al racket, che graverebbero ancor più sulle spalle fragili delle micro-imprese».
Lavoratori a casa, tra paure e smart working. «Rispetto allo smart-working si è sempre fatto un gran parlare, ma non si era mai attivato. Oggi stiamo vedendo che è possibile e che i lavoratori italiani si stanno dimostrando all’altezza di questa sfida innovativa. Nella Pubblica Amministrazione si sta attuando e questo è un fattore che va tenuto anche per il futuro; a noi, invece, preoccupano altri casi in cui è necessario accelerare rispetto ai processi di salvaguardia della salute dei lavoratori: ci sono settori che soffrono la difficoltà di non avere i dispositivi di sicurezza necessari. È quella gente che va ringraziata e tutelata perché consente alla maggior parte di noi di restare a casa».
Puntare sul Made in Italy. «Lancio un appello che non mi è nuovo – specifica Tramontana – ma che in questo momento è quasi vitale: scegliamo di acquistare il Made in Italy e, se ci è possibile, il Made in Calabria. Solo così possiamo aiutare le nostre imprese, valorizzando le loro produzioni e facendo una scelta di campo che può preservare centinaia posti di lavoro».













