Vini e viticultura, l’Enotria rinasce, la Calabria anche 

I filari reggini fanno squadra 27 aziende si uniscono sotto un marchio collettivo
Vino Calabria

Lo sa bene il Consorzio Terre del Vino Reggio Calabria, che oggi riveste un ruolo strategico nella valorizzazione delle cantine e del territorio provinciale

Ci sono terre che si raccontano attraverso ciò che producono. E in Calabria, oggi più che mai, è evidente quanto la valorizzazione di un territorio passi prima di tutto dall’attenzione verso i suoi prodotti identitari. In questo racconto, il vino occupa un posto di rilievo anche in Calabria, dove da alcuni anni si sta riprendendo, passo dopo passo, il posto d’onore che gli spetta. Del resto, non è un caso se questa terra, in passato, prendeva il nome di Enotria. La strada è lunga, a tratti impervia, ma la consapevolezza sta maturando.



Lo sa bene il Consorzio Terre del Vino Reggio Calabria, che oggi riveste un ruolo strategico nella valorizzazione delle cantine e del territorio provinciale. «Fare sistema, mettere in valore le cantine — specialmente quelle più piccole — raccontare il territorio vitivinicolo del Reggino con le sue specificità, diffondere la qualità e la tipicità dei vini e sostenere lo sviluppo territoriale attraverso la viticoltura e l’enoturismo sono gli obiettivi del Consorzio» racconta Vincenzo Vozzo, presidente. E aggiunge: «Una delle attività strategiche è la promozione dei vini del territorio — cantine aderenti, vitigni autoctoni, paesaggio — anche a livello nazionale e internazionale. Il Consorzio agisce come punto di aggregazione per le cantine locali, sostenendo iniziative di comunicazione, degustazioni, eventi per far conoscere le peculiarità della viticoltura del Reggino».

Oggi il Consorzio riunisce 27 soci, 27 aziende unite dalla volontà di rafforzare la competitività del sistema vitivinicolo del territorio, in una provincia dove molte realtà, spesso piccole e familiari, continuano con orgoglio a credere nel loro futuro. «Il Consorzio intende offrire alle aziende aderenti vantaggi di immagine e credibilità e sta cercando di operare come marchio collettivo associato alle denominazioni tutelate. Favorisce l’adozione di regimi di produzione controllata, disciplinari e buone pratiche vinicole, per elevare la qualità media dei vini del territorio» continua Vozzo. Le denominazioni sotto la tutela del Consorzio sono numerose e raccontano la varietà del territorio: le IGT Costa Viola, Pellaro, Locride, Palizzi e Arghillà, tutte racchiuse nell’area metropolitana di Reggio Calabria. Il connubio tra prodotto e racconto del territorio è fondamentale: «Microclima, storia, vitigni autoctoni e viticoltura eroica sono elementi chiave che il Consorzio aiuta a valorizzare» dichiara Vozzo.

«Abbiamo tre mari diversi che bagnano il territorio che il Consorzio vuole tutelare: tre venti diversi e, di conseguenza, tre terreni diversi. Il risultato straordinario è che lo stesso vitigno, in zone differenti, regala anche organoletticamente profumi, sapori e strutture differenti» spiega Alberta Nesci, vicepresidente del Consorzio e viticoltrice. Sono tanti i modi in cui la rete del Consorzio contribuisce a far crescere l’economia locale e l’attrattività enoturistica. Attraverso questa rete, i turisti possono partecipare alle cosiddette wine roads, itinerari che permettono di visitare le diverse cantine aderenti.

«Per il Consorzio e per le cantine aderenti, l’enoturismo è una leva per diversificare i ricavi, aumentare il contatto diretto con i consumatori e raccontare una narrazione completa: non solo bottiglia, ma esperienza». Data la posizione geografica — punta della Calabria, affacciata su un Mediterraneo multiforme — la viticoltura reggina ha un potenziale unico. «Le wine roads, dalla Costa Viola alla Locride, portano i visitatori tra vigneti panoramici, cantine e degustazioni» continua Vozzo. Un’identità forte, quella del vino reggino, ma anche complessa. «Il territorio di Reggio Calabria ha una tipicità identitaria che stiamo provando a portare avanti: la versatilità» afferma Nesci. «I vignaioli qui sono eroi. Ognuno ha la sua difficoltà da affrontare e, nonostante tutto, insieme stiamo provando a superare le barriere. Ciò che abbiamo è eccellente: dobbiamo solo credere di più nei nostri prodotti, frutto della nostra terra».


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Prodotti di qualità, un microclima irripetibile, una storia profonda. Ma anche sfide ancora aperte. Qual è la strada, allora? «Ora sappiamo che non siamo soli: non c’è solo la nostra comunicazione, ma quella di un territorio che ha trovato la sua strada. Le persone sono curiose di scoprire e il turismo è più consapevole di ciò che può trovare. La svolta arriva quando il turista ritorna, quando si innamora e quando le aspettative superano la realtà. Siamo circondati da bellezza, ma dobbiamo crederci di più. Non siamo secondi a nessuno: se non lo capiamo, non saremo mai pronti — né come aziende né come consumatori. Sull’enoturismo c’è tanto da imparare, ma la voglia di fare rete è il nostro primo obiettivo» conclude Nesci.

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