Dalle origini monastiche del IX secolo fino alle parole di papa Francesco, la storia della Commemorazione di tutti i fedeli che sono morti
La Commemorazione di tutti i fedeli defunti, in latino Commemoratio Omnium Fidelium Defunctorum. La troviamo già nel secolo IX, in continuità con l’uso monastico del secolo VII di consacrare un giorno completo alla preghiera per tutti i defunti. Già il vescovo Amalario di Metz, nel secolo IX, poneva la memoria di tutti i defunti successivamente a quella dei Santi che erano già in cielo. È solo con l’abate benedettino sant’Odilone di Cluny che questa data del 2 novembre viene dedicata alla commemorazione di tutti i fedeli defunti, per i quali già sant’Agostino lodava la consuetudine di pregare, anche al di fuori dei loro anniversari, proprio perché non fossero trascurati quelli senza suffragio.

La Chiesa è stata sempre particolarmente fedele al ricordo dei defunti. La speranza cristiana trova fondamento nella Bibbia, nella invincibile bontà e misericordia di Dio: «Io so che il mio redentore è vivo e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!», esclama Giobbe nel mezzo dei suoi tormenti. La polvere che saremo non diventerà la nostra sorte finale; la cenere diventerà fuoco vivo per la Risurrezione di Gesù e ciò che diverremo è la nostra Speranza. San Paolo non divide la vita dalla morte: la risurrezione è fondamento della nostra fede! Per questo i fedeli pregano per i loro cari defunti e confidano nella loro intercessione. Nutrono infine la speranza di raggiungerli in cielo per unirsi agli eletti nella lode della gloria di Dio. Tertulliano lo dice di origine apostolica e scrive: «Noi facciamo ogni anno l’anniversario dei morti, secondo le tradizioni dei nostri antenati».
Gregorio Nazianzeno, in occasione della morte del fratello San Cesario, promette di inviargli ogni anno i suoi suffragi. Sant’Agostino dice: «Chi può dubitare che le preghiere, i sacrifici e le elemosine che si fanno per i defunti non siano loro di sollievo?». Quantunque la Santa Chiesa abbia sempre inculcato di commemorare i fedeli defunti, di pregare per loro e di offrire Messe in loro suffragio, tuttavia per lungo tempo non si aiutarono che le anime in particolare, senza che ci fosse un giorno dedicato alla memoria di tutti i defunti. Nel decimo secolo, San Odilone abate di Cluny ordinò a tutti i conventi da lui dipendenti di cantare la sera del I novembre l’Ufficio dei Defunti, e che il giorno seguente i sacerdoti celebrassero la Santa Messa per tutte quelle anime che si trovassero ancora nel Purgatorio. Quest’usanza a poco a poco divenne universale e la Chiesa la confermò e la inserì nella sua liturgia il 2 novembre, giorno scelto da San Odilone.
È questo un dovere di carità dovuto a tutte le anime, ma specialmente a quelle che non hanno chi si ricordi di loro. Dopo che la Chiesa istituì questo giorno, la pietà verso le anime purganti andò sempre più intensificandosi nel corso dei secoli e si elevarono chiese ed altari, si lasciarono legati di Messe, si istituirono opere sante, per suffragare le anime dei trapassati. La commemorazione dei defunti, con la visita alle tombe e la preghiera di suffragio, sono la testimonianza della beata speranza che anima il cristiano, radicata nella certezza che la morte non è l’ultima parola sul destino dell’uomo, perché l’uomo è destinato ad una vita senza limiti, una vita “eterna” che trova la sua radice e la sua realizzazione piena e definitiva solo in Dio.
Guardando al cimitero non quale luogo della morte, o della fine, ma luogo della vita senza fine, luogo in cui comincia, l’eternità. «Con questa fede nel destino ultimo dell’uomo, contempliamo Maria, che ai piedi della Croce ha subito il dramma della morte di Cristo, suo Figlio, e poi ha partecipato alla gioia della sua risurrezione. Ci aiuti lei, Porta del cielo, a comprendere sempre più il valore delle preghiere in suffragio dei defunti. Essi sono vicino a noi! Sia Lei il nostro conforto nel quotidiano pellegrinaggio sulla terra e ci aiuti a non perdere di vista il fine ultimo della vita, che è il Paradiso. E andiamo avanti con questa speranza che non delude mai» (Papa Francesco, Angelus – 2 novembre 2014), chiedendo al Signore con fiducia: «Misericordia infinita di Dio, affidiamo alla tua grande bontà quanti hanno lasciato questo mondo per l’eternità. Non guardare, Signore, alle molte forme di povertà, miseria umana e debolezza, quando ci troveremo al tuo cospetto, per essere giudicati sulla nostra vita. Il tuo sguardo tenero di misericordia, ci aiuti a percorrere seriamente un cammino di conversione. Che nessuno dei tuoi figli si perda nel fuoco eterno dell’inferno, dove non c’è posto per il pentimento. Signore, ti affidiamo le anime dei nostri cari, di coloro che sono morti senza il sollievo della grazia sacramentale, o che non hanno avuto la possibilità di pentirsi, persino in punto di morte. Ricevici tutti nelle braccia della tua infinita misericordia. Che sorella morte corporale ci trovi vigilanti nella preghiera e pieni di opere buone. Nulla ci impedisce di vivere su questa terra, ma infiamma il nostro cuore affinché arda del desiderio di riposare per sempre in Te! Amen!».
PER APPROFONDIRE: Reggio Calabria – Bova, Scuola per catechisti: primo incontro il 3 novembre
Cosa raccomanda la Chiesa? Sono raccomandate le preghiere di intercessione offerte alla Vergine Maria, in modo speciale il Santo Rosario; inoltre, è bene chiedere l’intercessione dei santi attraverso novene o preghiere votive; e, infine, non dobbiamo dimenticare che ogni preghiera deve essere accompagnata da opere di carità o piccoli sacrifici della vita quotidiana come, ad esempio, l’elemosina, ovvero condividere i nostri beni con i più bisognosi. Una menzione particolare merita l’assistenza alla Santa Messa. Sebbene nella maggior parte dei luoghi non sia un giorno di precetto o giorno di obbligo, la celebrazione eucaristica è “la preghiera per eccellenza”. Questo non può essere trascurato. Offriamo la Santa Messa per i nostri defunti.













