8xmille, parla l’arcivescovo Morrone: «Vero atto di giustizia sociale»

Ad approfondire il tema il vescovo della diocesi di Reggio Calabria-Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra

Dalle opere di carità al sostegno concreto per contribuire alla missione della Chiesa, ecco cosa rappresenta l’8xmille: ad approfondire il tema il vescovo della diocesi di Reggio Calabria-Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra, monsignor Fortunato Morrone.

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L’arcivescovo Morrone: «Vi spiego cosa rappresenta l’8xmille»

«Una firma che non costa nulla, ma vale tantissimo». È il senso dell’8xmille alla Chiesa cattolica, che per monsignor Fortunato Morrone, arcivescovo di Reggio Calabria – Bova e presidente della Cec, è prima di tutto un gesto di giustizia e riconoscenza.



Non solo per le tante opere di carità e prossimità che la Chiesa realizza ogni giorno, ma anche per il presidio educativo e sociale che le comunità parrocchiali rappresentano nei territori. Firmare significa partecipare, rendersi corresponsabili di una missione che si traduce in solidarietà concreta, formazione, accoglienza e Vangelo vissuto.

Come si può spiegare che firmare per l’8xmille non è solo un gesto “fiscale”, ma anche ecclesiale?

Credo che l’8xmille per la Chiesa cattolica sia anzitutto un atto di giustizia e di riconoscenza nei confronti dell’azione sociale e cultuale della Chiesa. Al di là dell’azione caritativa e di prossimità in Italia e nel mondo, ben note a tutti, in particolare verso gli ultimi e verso non poche famiglie che negli ultimi anni vivono sulla soglia della povertà, e in non pochi casi risulta suppletiva in vari ambiti dove le istituzioni faticano ad essere presenti, la presenza capillare e territoriale delle nostre comunità parrocchiali è un vero presidio educativo di socializzazione di ragazzi, giovani e anziani, che ritorna a beneficio della vita collettiva della nostra Italia.


PER APPROFONDIRE: 8xmille, una firma che vale carità speranza e accoglienza


Per un cristiano cattolico, sottoscrivere l’8xmille per la Chiesa cattolica, che tra l’altro non costa nulla, è pertanto un concreto atto di partecipazione e di responsabilità alla vita della Chiesa, con le sue necessità economiche che includono, oltre alle molteplici opere caritative e alla manutenzione o costruzione di nuove chiese, anche quelle che afferiscono all’azione formativa dei suoi membri impegnati nel molteplice campo dell’evangelizzazione.

Che valore ha per la Chiesa questo strumento nel promuovere una “cultura del dono”?

La Chiesa vive per annunciare il Vangelo e le risorse economiche sono tutte finalizzate a questa missione primaria consegnata da Gesù ai suoi discepoli, oggi a noi. Precedentemente abbiamo segnalato alcune azioni concrete mediante le quali passa il Vangelo. L’8xmille dato alla Chiesa cattolica è, in tal senso, una piccola ma significativa via per educarci alla condivisione del poco che possiamo mettere in opera per il bene di tutti i cittadini italiani e stranieri. È, tra l’altro, contro una mentalità di indifferenza e di disinteresse egoistico, un’azione educativa, in qualche modo propedeutica alla logica del dono, quale piccolo segno di attivo e costruttivo protagonismo cristiano e, di conseguenza, civico e civile.

Cosa direbbe a un fedele che è indeciso se firmare o meno per l’8xmille alla Chiesa Cattolica?

A uno dei credenti che dovesse porre in dubbio il modo con cui la Chiesa utilizza l’8xmille, direi, per onestà intellettuale, di informarsi un po’ di più. La fiducia viene dalla conoscenza delle persone che, in nome del Vangelo, lavorano nei vari campi della vita ecclesiale, sociale e caritativa: a questa persona suggerirei di fare un po’ di volontariato, qualche ora alla settimana, nei tanti centri o attività Caritas o anche nelle mense presenti in tantissime parrocchie del nostro territorio italiano. Alla fine, è un’azione di liberalità, piccola sì, ma che, insieme ad altre firme, regala un po’ di respiro a tutti, in primis agli ultimi.

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