A Benevento l’appello dei vescovi delle aree interne al Governo: «Non trattiamo i piccoli centri come luoghi destinati a morire»

All’iniziativa anche l’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova con l’arcivescovo Morrone, don Megale e Antonella Surfaro

Si conclude oggi, 26 agosto, presso il Centro “La Pace” di Benevento, l’Incontro dei vescovi delle aree interne, appuntamento che ha riunito presuli da tutta Italia per riflettere sul futuro dei territori più fragili. C’è anche l’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova.

Lo sguardo dei vescovi su Sud e aree fragili del Paese

La due giorni ha visto ieri l’avvio dei lavori con il confronto sui temi più urgenti e la preparazione della lettera-appello al Governo e al Parlamento, resa pubblica questa mattina. Presenti, tra gli altri, anche l’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, monsignor Fortunato Morrone, il vicario per la Carità e l’azione sociale don Francesco Megale e Antonella Surfaro, responsabile del progetto Hub Porto. A chiudere i lavori l’intervento del presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi.



Momento centrale della giornata la diffusione della Lettera-appello al Governo e al Parlamento, proposta dal vescovo di Benevento, monsignor Felice Accrocca, e sottoscritta dai presuli, dal titolo significativo: «Uno sguardo diverso».

La Lettera «Uno sguardo diverso»

«Nella difficile fase in cui siamo immersi – scrivono i vescovi – è indubbio che nel Paese si stia allargando la forbice delle disuguaglianze e dei divari, mentre le differenze non riescono a diventare risorse, tanto da lasciare i piccoli centri periferici alle prese con nuove solitudini e dolorosi abbandoni. Sullo sfondo, assistiamo alla più grave eclissi partecipativa mai vissuta. S’impone, dunque, una diversa narrazione della realtà, capace di manifestare una chiara volontà di collaborazione e di sostegno autentico ed equilibrato, al fine di favorire le resistenze virtuose in atto nelle cosiddette Aree Interne, dove purtroppo anche il senso di comunità è messo a rischio dalle continue emergenze, dalla scarsa consapevolezza e dalla rassegnazione».


PER APPROFONDIRE: Aree interne: a Benevento l’incontro dei vescovi


Secondo i presuli, «la recente pubblicazione del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne delinea per l’ennesima volta il quadro di una situazione allarmante, soprattutto per il calo demografico e lo spopolamento, ritenuti una condanna definitiva. Si arriva persino a parlare di “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”: in definitiva un invito a mettersi al servizio di un suicidio assistito di questi territori».

«Come vescovi e pastori di moltissime comunità fragili e abbandonate non possiamo e non vogliamo rassegnarci a questa prospettiva», si legge ancora, con un richiamo diretto alle Scritture: «Risuonano dentro di noi le parole del profeta: Figlio dell’uomo, ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele». I vescovi osservano che troppo spesso documenti e decreti governativi «sono finiti in un ingorgo di dispositivi legislativi per lo più inapplicati, utili soltanto a consolidare la distribuzione di finanziamenti secondo logiche politico-elettorali».

La lettera indica invece una strada di speranza: «Chiediamo che venga esplorata con realismo e senso del bene comune ogni ipotesi d’invertire l’attuale narrazione delle aree interne. Sollecitiamo le forze politiche a incoraggiare e sostenere le buone prassi e le risorse sul campo, così da generare un ripopolamento delle idee ancor prima di quello demografico».

Un passaggio invita anche a cambiare prospettiva: «Riteniamo che si debba ribaltare la definizione delle aree interne, passando da una visione quantitativa a una narrazione che lasci emergere le storie, la cultura e la vita di questi luoghi. Si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali, si incoraggi il controesodo con incentivi economici, smart working, innovazione agricola, turismo sostenibile, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga e servizi sanitari di comunità».

La denuncia è chiara: «In questi luoghi in cui la vita rischia di finire, essa può invece assumere una qualità superiore. Guardarli come al capezzale di un morente sarebbe un torto alla Nazione intera, poiché un territorio non presidiato dall’uomo è esposto a disastri ambientali e alla perdita di un immenso patrimonio artistico e culturale».



Il documento si chiude con un appello diretto: «Ci auguriamo che queste nostre riflessioni, frutto di esperienze maturate sul campo, che offriamo in spirito di serena collaborazione, siano fatte oggetto di attenta riflessione da parte del Governo e del Parlamento. Per questo, saremmo lieti di poter esporre le nostre riflessioni in un dialogo sereno e costruttivo».

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