Episodi gravi, come quelli registrati a Treviso, mostrano l’urgenza di interrompere spirali innescate da sistemi sofisticati, pronti a pagare adolescenti per commettere reati su commissione. Un immaginario che normalizza la trasgressione e il denaro facile spinge molti studenti verso l’intelligenza artificiale, sostituendo il dialogo in famiglia e creando distanze incolmabili.

Una nuova ondata di violenza giovanile
Da nord a sud, in Italia cresce una nuova ondata di violenza giovanile. Le cronache raccontano di gruppi di minorenni che agiscono con logiche di branco, privi della consapevolezza delle conseguenze. Non è solo microcriminalità: è il sintomo di un disagio profondo che intreccia fragilità familiari, dispersione scolastica e un immaginario culturale che spesso esalta la trasgressione.
Il reclutamento della criminalità organizzata
La criminalità organizzata ha imparato ad avvicinare i ragazzi sfruttandone le vulnerabilità. Molti adolescenti vengono attratti da modelli che promettono denaro facile e un’apparente forma di potere. Sono convinti che questo basti per ottenere riconoscimento all’interno del gruppo, senza percepire il rischio né il prezzo che potrebbero pagare.
Violence-as-a-service e l’indagine di Europol
A livello europeo, un’indagine di Europol ha rivelato una rete criminale che utilizzava minorenni per commettere violenze su commissione. I reclutamenti avvenivano online, con offerte di denaro e promesse di potere rivolte ai più giovani. L’operazione ha portato all’arresto di quasi 200 persone in diversi Paesi e ha impedito numerosi crimini gravi. Il fenomeno, definito “violence-as-a-service”, mostra come i ragazzi siano diventati bersaglio di sistemi criminali sofisticati. Questo segnala quanto sia urgente un’azione educativa forte e coordinata.
Episodi di violenza giovanile sul territorio
Se a livello europeo emergono reti criminali che sfruttano minorenni, purtroppo episodi di violenza giovanile si registrano anche a livello nazionale. A Treviso, ad esempio, dieci minorenni hanno aggredito altri quattro ragazzi senza alcun motivo. Eventi che si ripetono e che delineano una spirale difficile da interrompere.
Dispersione scolastica e percorsi devianti
La dispersione scolastica contribuisce a rendere tutto più complesso. Abbandonare la scuola o i percorsi formativi significa perdere i riferimenti fondamentali che aiutano a costruire identità, competenze e responsabilità. Senza questi presidi educativi, molti giovani restano esposti a percorsi devianti.
Aspirazioni e confini sempre più confusi
Quando incontro gli studenti nelle scuole e chiedo come immaginano il loro futuro, molti mi parlano del desiderio di diventare influencer e, in alcuni casi, perfino hacker. È un segnale di un confine sempre più confuso tra affermazione personale e rischio. Alcuni adulti, consapevoli o meno, alimentano l’idea che conti solo il risultato, non il percorso. Da qui nasce anche la crescente distanza tra genitori e figli. Molti adolescenti non si sentono compresi, e questa mancanza di ascolto alimenta solitudine, impulsività e scelte dettate dall’immediatezza.
Un immaginario culturale che normalizza la trasgressione
A questo si aggiunge un immaginario culturale che normalizza la trasgressione: programmi televisivi che esaltano l’eccesso, musica che utilizza la violenza come linguaggio e contenuti digitali che amplificano modelli basati sulla prevaricazione. In una tale realtà sociale, invertire la rotta diventa sempre più difficile.
Solitudine e ricerca di ascolto nel digitale
Questo isolamento culturale e la mancanza di ascolto spingono molti adolescenti a cercare conforto altrove, fino a rivolgersi persino all’intelligenza artificiale quando non trovano un interlocutore umano disponibile. Proprio per rispondere a questa solitudine e a questi bisogni, diventa urgente ricostruire un sistema educativo all’altezza della sfida.
Un sistema educativo da ricostruire
Gli adulti devono tornare a essere presenze affidabili, capaci di orientare i ragazzi. Per farlo, la scuola va sostenuta affinché possa dedicarsi davvero alla crescita integrale degli studenti, concentrandosi su qualità delle relazioni e dei percorsi. Allo stesso tempo, la cultura pubblica, dai media alla musica, deve interrogarsi sul proprio ruolo: può promuovere modelli positivi che aiutano i giovani a crescere, oppure rafforzare comportamenti e valori negativi che li espongono a pericoli e deviazioni.
L’invito di Papa Leone XIV e l’orizzonte di speranza
E dopo aver indicato i limiti e le responsabilità della scuola e della cultura pubblica, c’è anche un orizzonte di speranza, richiamato recentemente da Papa Leone XIV nell’Aula Paolo VI, davanti a migliaia di studenti del Giubileo del mondo educativo. Li ha invitati a non accontentarsi delle apparenze, ad essere una “generazione plus”: persone di parola, costruttori di pace, capaci di usare con saggezza la tecnologia e di umanizzare il digitale. Ha indicato genitori, insegnanti, sacerdoti e buoni amici come “stelle-guida” e ha ricordato che anche i giovani sono chiamati a diventare tali: luminosi testimoni per gli altri.
“Ognuno è una stella, e insieme siete chiamati a orientare il futuro”, ha detto, ricordando che educare significa coltivare questo dono, trasformare la vita in una costellazione di senso e imparare a guardare sempre più in alto.
Una comunità che accompagna i ragazzi
Seguendo questo invito, i nostri ragazzi non cercano scorciatoie senza futuro: cercano voce, riconoscimento, luoghi dove crescere senza sentirsi soli. Hanno bisogno di una comunità che li sostenga, li accompagni e creda in loro. Se sapremo tornare ad essere quella comunità, potremo davvero orientare insieme un futuro più umano e più giusto per tutti.
* Professore di Sociologia, Università di Messina













