di M. Chiara Biagioni* – “Trasformiamo la crisi del Covid-19 in un’opportunità per un cambio di paradigma e per rinnovare il nostro modo di pensare sugli anziani”. È la proposta formulata dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) in un Documento di riflessione su “Gli anziani e il futuro dell’Europa: solidarietà intergenerazionale e cura in tempi di cambiamento demografico”, pubblicato ieri congiuntamente con la Federazione delle Associazioni Cattoliche della Famiglia.
In questo contesto, nel 2020 è subentrata la pandemia Covid-19, che ha mostrato “al mondo molte vulnerabilità nascoste, anche nel nostro continente”. “Le sue gravi conseguenze saranno indirette e a lungo termine”. E se oggi l’economia e la società sono diventate “effettivamente molto più efficienti”, allo stesso tempo “si rivelano essere anche molto più fragili”. La pandemia sta avendo poi “un impatto devastante su ogni aspetto della nostra vita, mettendo a dura prova ogni settore della società”. Ma sono soprattutto gli anziani ad essere maggiormente colpiti dal virus. Secondo Eurostat, a ottobre 2020, coloro che hanno o superano i 70 anni hanno rappresentato il 96% dei 168mila decessi aggiuntivi registrati rispetto al tasso medio dei decessi preso in considerazione per lo stesso periodo tra il 2016 e il 2019. Ma ancora più sorprendentemente, la crisi del Covid-19 ha rivelato un’altra fragilità: quella di una società dove gli anziani sono alla periferia della vita quotidiana. L’Organizzazione mondiale della sanità stima infatti che fino al 50% di tutti i decessi per Covid-19 durante la primavera del 2020 si siano verificati tra i residenti in case di cura in Europa.
Il documento in realtà non vuole sottolineare gli “aspetti negativi” del cambiamento demografico in atto in Europa anche perché l’aumento della popolazione anziana è segno anche di un aumento dell’aspettativa di vita. Intende piuttosto focalizzare l’attenzione dell’Unione europea sul ruolo positivo e cruciale che gli anziani svolgono nelle loro comunità. La loro “saggezza” non è qualcosa di limitato al passato. Gli anziani vivono e sono attivi nel presente
Il documento mette poi in evidenza anche un altro aspetto, il fatto cioè che la maggior parte delle persone anziane desidera restare nel proprio contesto familiare il più a lungo possibile. Purtroppo, però una percentuale considerevole di anziani non ha un contesto familiare che lo permette. Le famiglie che si prendono cura di un parente a carico spesso mancano di tempo e spazio disponibile nella loro famiglia. Vescovi e associazioni familiari chiedono pertanto alla Commissione europea di incoraggiare gli Stati membri ad attuare accordi di conciliazione vita-lavoro per chi si prende cura di un anziano; benefit per l’alloggio; sistemi esentasse. Nella parte finale il Documento raccomanda una serie di politiche. In particolare, chiede “ai governi nazionali di utilizzare le risorse del piano di ripresa dell’Ue proposto per investire nelle relazioni intergenerazionali e nelle politiche demografiche e familiari.
*Agensir













