Area dello Stretto, Blandina: «Serve subito un contratto di rete»

Ivo Blandina è stato il presidente di Confindustria Messina dal 2007 al 2012, dal 2016 è nella “fusione” di 7 associazioni provinciali che ha creato Sicindustria ed è il reggente della delegazione messinese dell’associazione. Le sue imprese operano nel settore navale e nautico, un comparto che risente molto della carenza di trasporti nell’area dello Stretto.

Presidente, a che punto siamo nello sviluppo dei trasporti sullo Stretto?

Siamo al punto morto inferiore, direbbero i motoristi. Non è stato fatto nulla per migliorare e integrare i collegamenti. C’è poco interesse a integrare, anche perché, ad esempio, tutta la gente che si spostava per ragioni sanitarie tende a curarsi in Calabria, sul commercio al dettaglio è stata fatta una “battaglia di retroguradia”, nel senso che in Calabria sono state aperte molte attività. La gente ha meno interesse a spostarsi, insomma. Poi, sul piano dei trasporti, il ridimensionamento dei collegamenti ha ulteriormente indebolito la situazione. Le uniche risorse che sono arrivate sono quelle del servizio metromare.

Un assetto critico, ma quali sono le possibili soluzioni?

Bisognerebbe tentare di rendere organica una strategia tra istituzioni locali e regionali per fare innanzitutto un progetto. Una programmazione che allo stato attuale non c’è: anche la conferenza permanente ha prodotto poco. Noi, come Confindustria, abbiamo suggerito da tempo di adottare il modello dell’agenzia mobilità che è in grado di sopperire alla mancanza di collaborazione tra istituzioni.

Questo è possibile sul medio– lungo periodo. Ma nell’immediato?

La soluzione a breve termine potrebbe essere la sottoscrizione di un contratto di rete con la creazione di un consorzio, almeno per iniziare a mettere a regime tutti gli attori: i collegamenti veloci ma anche le autolinee, i terminal traghetti e gli aeroporti, le stazioni e quant’altro. Questo permetterebbe di affidare a un unico soggetto l’informatizzazione, con un unico titolo di viaggio che permetta di scambiare modalità di trasporto senza fatica per il passeggero. Il tutto mette a disposizione anche un efficientamento dei flussi. Potremmo prendere spunto da quanto si fa negli altri bacini, nelle grandi città: in Danimarca, tra i porti dell’Inghilterra, la baia di Hong Kong, dove l’efficientamento è realizzato mettendo in campo le energie che servono quando servono ed eliminando gli sprechi. La partecipazione dei privati, attraverso l’associazionismo e le camere di commercio, potrebbe rappresentare una spinta positiva e produttiva per cambiare traiettoria.

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