Assisi, il Sae in dialogo sull’inclusività: donne al centro

Al centro del primo panel, il cambiamento del ruolo della donna e il suo inquadramento teologico

Ad Assisi è in corso l’incontro del Segretariato attività ecumeniche (Sae), l’associazione interconfessionale di laiche e laici per l’ecumenismo e il dialogo a partire dal dialogo con l’ebraismo, che ha scelto per la 59ª sessione di formazione 2023, che durerà fino al 29 luglio, il tema “Chiese inclusive per donne nuove e uomini nuovi. Edificati insieme per diventare abitazione di Dio (Ef. 2,22)”.

Teologia, Vantini: «Peccato è mercificare la vita»

Lucia Vantini, filosofa e teologa, presidente del Coordinamento teologhe italiane (Cti), intervenendo alla sessione di formazione ecumenica in corso a Santa Maria degli Angeli, nella città di San Francesco, ha citato la domanda della teologa cattolica brasiliana Ivone Gebara: «È possibile cacciare i mercanti dal tempio della vita?». Domanda che scaturisce dalla riflessione sul gesto di alcune donne contadine del Rio Grande do Sud, che nel 2006 invasero i laboratori di una multinazionale sradicando tutte le piantine di eucalipti geneticamente modificate. «Quelle donne hanno sguardi e motivazioni differenti che Gebara descrive a colori – ha evidenziato Vantini – il rosso della stanchezza e della sofferenza, il grigio della paura e del senso di ingiustizia, il verde della speranza di poter tornare a dare da mangiare qualcosa ai bambini. In quell’arcobaleno la teologa brasiliana ritrova una provocazione per una teologia inclusiva. Anzitutto, perché in quel fatto vede emergere un senso nuovo e dilatato del peccato: il peccato è la mercificazione della vita. Fare teologia, secondo lei, è appunto il tentativo di impedire questo abuso, cercando parole capaci di scacciare i mercanti dal ‘tempio della vita’. Un po’ come fa Gesù nell’episodio dell’adultera: manda via il branco di uomini che usa il corpo di lei come pretesto per imporre la propria visione del mondo. Loro non hanno alcun interesse per la storia di lei, perché l’intenzione è semplicemente quella di smascherare quello che loro ritengono un falso rapporto di Gesù con la legge».

Il corpo femminile terreno di scontro ideologico

Vantini ha riconosciuto lo stesso schema in molti dibattiti attuali: «Il corpo femminile diventa il pretesto per una messa in scena indifferente alle vite, dove si fronteggiano progressisti e conservatori e ci si schiera con questi ultimi. Nel vangelo, però, Gesù fa saltare lo schema, nel nome di una salvezza che è libertà e fioritura di ogni storia, giustizia per ogni frammento di vita – mai sacrificabile qualunque sia la sua differenza – e scommessa sulle relazioni prima che sulle norme».

Le persone non sono una merce

Al Sae anche una celebrazione ecumenica celebrazione ecumenica durante la quale, attorno alla croce fatta con legni di barche affondate a Lampedusa, nella riflessione sulla Parola di Dio, sono sorte alcune domande e una preghiera: «Quale mondo costruiamo se facciamo delle persone una merce? Se uccidiamo le nostre compagne e inquiniamo la terra? Donaci una visione del mondo piena di opportunità per tutte e tutti».

Teologia, quale femminismo?

«Per ascoltare davvero un tempo di cambiamento occorre riscoprirsi parte del processo stesso e fare attenzione alle voci delle vite: a quelle che lo raccontano, a quelle che lo patiscono, lo generano, lo rilanciano, lo criticano, lo ostacolano». Ha detto ancora Lucia Vantini alla sessione di formazione ecumenica del Sae. «Anche se storicamente sono state silenziate o private della giusta risonanza, le voci delle donne – ha aggiunto Vantini – si presentano cariche di una sapienza essenziale in un momento come questo in cui c’è da orientare le trasformazioni in atto spingendole verso la costruzione di un mondo ospitale verso le differenze e finalmente capace di complessità. È la scommessa dei femminismi: nella libertà delle donne è racchiusa una promessa che fa bene al mondo intero».

Teologia, un femminismo vantaggioso per gli uomini

Un nuovo orientamento, secondo la teologa, «fa bene agli uomini, perché possono finalmente smarcarsi da un patriarcato che li costringe a nascondere emozioni e ferite; fa bene agli altri esseri viventi e alla natura, perché questi smettono di essere oggetti nelle mani del dominio maschile; fa bene alle nostre narrazioni, perché ritrovano la pluralità delle vite e i nodi rimossi del reale; fa bene alla cultura, perché si apre finalmente a una memoria più giusta e a una speranza più audace».
Vantini ha osservato che tutto questo può accadere oggi perché «si è aperto uno spazio inedito nelle relazioni tra i sessi. È crollato il patriarcato, anche se per certi aspetti forse si è travestito, ed è scaduto quello che Carol Pateman chiamava ‘contratto sessuale’ che divideva in due il mondo e lo assegnava a donne e uomini secondo la loro ‘natura’: a lui la ragione a lei l’emozione, a lui lo spazio politico a lei quello della casa, a lui la produzione a lei la riproduzione, a lui il sacro a lei il profano, a lui la giustizia a lei la cura… Questo contratto non è stato sostituito da un altro. Il vuoto rimane, ed è una fortuna: è lì che si possono convertire i pensieri, le parole, i sentimenti, le pratiche, le norme».

Teologia, la differenza tra i sessi nel cristianesimo

La teologa ha affermato che in questo modo sia data l’occasione per ricordare che «nel cristianesimo la differenza sessuale non è un destino ma un mistero custodito dall’azione creatrice di Dio stesso, che l’amore evangelico si misura dalla disponibilità a dare la vita e non da altro, che per Gesù non esistono vite sacrificabili, che le schiavitù contraddicono l’economia della salvezza, che certi confini non hanno senso di esistere, che dietro certi discorsi di giustizia si celano la tentazione del potere e la cultura dell’orgoglio virile, che la violenza sui corpi femminili spesso si dà insieme alla devastazione ecologica, e che certi modi di parlare delle differenze possono anche uccidere». Vantini ha evidenziato che nelle teologie femministe c’è la ripresa di tutto questo «in un intreccio complesso che riconosce il sacro dentro le vite e che forse traccia tutt’un’altra storia da quella della secolarizzazione».

Donne in Italia, occupazione ancora bassa

Un’analisi del tempo presente, un tempo di cambiamento, è stata invece al centro del primo panel della sessione di formazione ecumenica del Sae. Debora Spini, docente di Filosofia politica e sociale alla New York University di Firenze e alla Syracuse University di Firenze, ha tratteggiato attraverso i numeri la situazione delle donne in Italia. Il quadro offerto non è rassicurante: rispetto all’occupazione femminile le donne italiane arrancano rispetto alla media europea. Rispetto alla natalità, i nati sono scesi sotto la soglia delle 400mila unità.

Donne in Italia, 70 femminicidi nel 2023

Sempre in Italia sono stati già 14 i femminicidi nei primi mesi del 2023, sono stati 70 nel 2022 e 55 nel 2021. Il 31,15% delle donne tra i 16 e i 70 anni ha subito qualche forma di violenza fisica e sessuale. Un’altra forma di violenza è la tratta di esseri umani per fini sessuali. «Se c’è un’offerta di donne è perché c’è una domanda di schiavitù. In Italia l’offerta è più forte perché è più forte la domanda», ha evidenziato Spini.

Donne in Italia, ancora largo il “gender gap”

A livello mondiale il global gender gap pubblicato dal World economic forum è 68,4%, un divario ancora grande. La studiosa ha poi ripercorso le fasi dei femminismi che hanno portato avanti la lotta per la giustizia di genere, a partire dal femminismo egualitario incarnato dalle suffragette americane che chiedevano il diritto di voto. La seconda ondata, localizzata negli anni attorno al ’68, «ha portato all’attenzione come temi politici quelli che avevano fatto parte della vita privata». Negli anni ’80 un terzo passaggio con il femminismo della differenza con i testi di Luce Irigaray. Il corpo non è un incidente ma si deve pensare a partire dal corpo. Quella dei femminismi è un’evoluzione continua.

La filosofa: «Femminismo non può essere diviso da questione di classe»

Oggi, secondo la filosofa, per i femminismi ci sono due sfide molto importanti: «Per il femminismo egualitario la tentazione di essere arruolato dal capitalismo nella difesa di un modello di soggetto competitivo. Qui il femminismo perde la carica di critica alla realtà. È un’astuzia del capitalismo volgere a proprio vantaggio temi del femminismo egualitario. Un altro aspetto critico è il rischio dell’arruolamento del femminismo nel neoautoritarismo. Il numero delle democrazie sta diminuendo vertiginosamente e nelle democrazie c’è un abbassamento delle qualità democratiche». Spini ha citato la studiosa inglese Sara Farris che ha coniato il termine di «femonazionalismo: indica il gioco dei movimenti neoautoritari e più in generale del populismo di destra etnocentrico che razzializza la libertà femminile». Secondo questa ideologia «la libertà femminile identificata con una certa gestione del corpo è un patrimonio esclusivo delle culture occidentali che va difeso contro gli altri che vogliono sottrarci le nostre conquiste».
Quindi è fondamentale, ha concluso Spini, «tener conto che quando si parla di femminismo occorre ricorrere a una parola fondamentale: intersezionalità», intendendo che «è fondamentale guardare al problema della giustizia di genere intersecandola a un prisma con altri piani: razza, cultura, classe».

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