Avvenire di Calabria

Il Consorzio Macramè, l'UniRiMi e l'Associazione San Benedetto Abate insieme per supportare il progetto GIANO – Conoscere il passato e guardare al futuro

Beni confiscati, firmato il protocollo di rete

Redazione Web

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Il Consorzio Macramè, l’UniRiMi – Università della Ricerca, della Memoria e dell'Impegno “Rossella Casini” e l’Associazione San Benedetto Abate hanno firmato, proprio nei giorni scorsi, un protocollo di rete per supportare il progetto GIANO – Conoscere il passato e guardare al futuro, finanziato dal PON Legalità 2014-2020. Grazie a GIANO, il Consorzio Macramè, in partenariato con Legacoop Calabria e il Forum del Terzo Settore Calabria, potrà offrire servizi di accompagnamento, consulenza e formazione a 30 enti gestori di beni confiscati in Calabria.
Macramè, con una consolidata esperienza sulla gestione di beni confiscati, conosce le difficoltà che affrontano le organizzazioni che gestiscono beni confiscati, dettate anche dalla fragilità del sistema organizzativo e di management delle imprese sociali in un territorio complesso come quello calabrese. L’impegno è nella direzione della restituzione alla collettività e del riutilizzo sociale, così come nello spirito della L. 109/1996, oltre che nella creazione di opportunità di sviluppo e lavoro. Da qui la decisione di siglare il protocollo di rete proprio con l’Università della Ricerca, della Memoria e dell'Impegno “Rossella Casini” e con l’Associazione San Benedetto Abate, ente gestore dell’UniRiMi.
«È per noi un accordo molto importante e ringrazio l'UniRiMi e l'Associazione San Benedetto Abate per la preziosa collaborazione - sono le parole del Presidente del Consorzio Macramè, Giancarlo Rafele - La firma di questo protocollo arricchisce il valore di un ambizioso progetto. E testimonia come la rete rappresenta la via maestra in un momento in cui è sempre più evidente la necessità di condividere visioni comuni per lavorare nell'ottica del cambiamento».
I luoghi dove sorge l’UniRiMI sono tre immobili ed un terreno confiscati alla ‘ndrangheta nel Comune di Limbadi, in un’area strategica e centrale per i 30 beneficiari calabresi del progetto GIANO, sperando di poter svolgere presto in presenza le occasioni formative previste: Casa 21 marzo, luogo didattico, Casa Tita Buccafusca, ostello per l’accoglienza e Casa Maria Chindamo, luogo destinato alla mensa e all’area ristoro. Immobili che sono divenuti spazi liberati e luoghi del sapere.
Soddisfazione anche nelle parole di Don Ennio Stamile, Presidente di UniRiMi: «GIANO risulta un progetto di particolare importanza. A distanza di 25 anni dall'approvazione della L. 109/1996 per il riutilizzo sociale dei beni confiscati voluta e promossa da Libera, sono diversi gli enti del terzo settore che gestiscono beni confiscati alla criminalità organizzata in Calabria. Da diverso tempo si avvertiva l’esigenza di accompagnamento di questi enti che spesso vengono lasciati soli nella gestione. Come è successo, ad esempio, all’Associazione San Benedetto Abate e alla cooperativa impresa sociale “Upendo” di Cetraro. Due enti che gestiscono, con enormi difficoltà legate anche alla mancanza di fondi messi a disposizione, beni confiscati al clan Mancuso di Limbadi». Continua Don Ennio «auspico che anche gli enti comunali che – ricordiamolo - sono gli enti territoriali preposti alla gestione di detti beni attraverso appositi bandi di assegnazione siano supportati anche mediante corsi di formazione. Fa specie infatti che secondo l’ultimo report promosso da Libera, nella nostra regione su 139 Comuni, solo 51 di essi pubblica l’elenco dei beni presenti nel proprio territorio».

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