Avvenire di Calabria

In onda su RaiUno (e anticipata da RaiPlay) una fiction sulla famiglia contemporanea: tra incomprensioni e solitudini delle giovani coppie

“Chiamami ancora amore”, se la fiction racconta i drammi delle giovani coppie

Protagonisti Greta Scarano e Simone Liberati per la regia di Gianluca Maria Tavarelli: la serie è ben fatta, ma non decolla negli ascolti

di Redazione Web

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In onda su RaiUno (e anticipata da RaiPlay) una fiction sulla famiglia contemporanea: tra incomprensioni e solitudini delle giovani coppie. Protagonisti Greta Scarano e Simone Liberati per la regia di Gianluca Maria Tavarelli: la serie è ben fatta, ma non decolla negli ascolti. Un viaggio nel “mistero” dei sentimenti e nelle difficoltà di una coppia che scoppia. Dinamiche genitoriali distorte dalle incomprensioni e dalle cieche rappresaglie di chi non è riuscito a mantenere viva la fiamma della comprensione e del rispetto reciproco.

La trama. Anna ed Enrico sono una coppia al capolinea. Genitori di Pietro, un ragazzino con il talento per il pallone, dopo undici anni di matrimonio si separano: Anna, infatti, dopo tante rinunce è stanca di una vita che sente non offrirle più stimoli e che la ingabbia in ruoli prestabiliti senza apparente via d'uscita. Dopo essere rimasta incinta di suo figlio, la donna ha sacrificato la carriera per la famiglia spinta anche dalla travolgente relazione che ha con Enrico che, al contrario, sembra apprezzare la vita semplice che è in grado di condurre. L'uomo ha infatti ereditato la casa di famiglia ed è a capo della sua attività, un bar di un piccolo borgo sul lago, ama passare le sue giornate tra il lavoro e gli allenamenti di calcio del figlio. Dopo vari tira e molla, quando Anna decide di intraprendere la separazione, Enrico cambia volto sfoderando una rabbia cieca e distruttiva. Inizia così un calvario che trascina i due in una spirale di rancori, liti e ferite che non risparmia nulla di ciò che insieme avevano costruito.

Se si è in una relazione la prima cosa che si pensa nel vedere Anna ed Enrico è "Sarebbe potuto accadere a me, a noi". È così, le cose che raccontano questi due personaggi, le sensazioni che esprimono, sono assurdamente comuni e speciali allo stesso tempo. I loro dubbi, i loro rimpianti, i timori, e i dolori di cui ci parlano, raccontano la vita di coppia così bene che è impossibile non immedesimarsi, non pensare almeno una volta che quel determinato pensiero sia balenato anche a te, che quella frase l'hai detta, o quasi detta, al tuo compagno o alla tua compagna. Non esistono rapporti di coppia perfetti, ma esiste una rosa infinita di scelte che compiamo ogni giorno e definiscono il nostro rapporto con il partner.

I due protagonisti hanno scelto, hanno deciso di separarsi e nel farlo hanno, però, deliberatamente dato sfogo alla parte peggiore del loro essere. Anna, seppur all'inizio incerta, cede alle richieste del suo avvocato, e compie azioni che non coinvolgeranno solo lei. Lo stesso fa Enrico, lo fa con rabbia ed impulsività, il suo obiettivo è ferire l'altro, radere tutto al suolo, lasciare solo le macerie. La separazione si trasforma ben presto in una folle opera autodistruttiva di cui sarà Pietro a farne maggiormente le spese, diviso tra due genitori in lotta. È un ragazzino e come tale è incapace di schivare tutto quel rancore, interiorizzandolo e sfogandolo a modo suo.

È nelle dinamiche, come abbiamo già accennato, che questa storia riesce a dare il meglio. Grazie a un sapiente intreccio e a una scelta mirata delle situazioni da proporre, Chiamami ancora amore rappresenta decisamente un lavoro di scrittura ben fatto e Bendotti ci conduce in un vortice di emozioni e ricordi al quale è difficile rimanere indifferenti. Nel mostrarci anche il passato dei due protagonisti, l'origine della loro storia, costruisce delle solide fondamenta per le vicende successive, regalando tridimensionalità ai suoi personaggi e innumerevoli sfaccettature alle vicende che pian piano scavano sempre più nell'intimo dei protagonisti. Anche la regia fa la sua parte: la macchina da presa segue quasi sempre da vicino i personaggi e contribuisce a garantire una certa immersività, elemento funzionale all'esperienza complessiva dello spettatore.

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