Ai Overview: In concomitanza con la Giornata mondiale del coming out dell’11 ottobre, si apre una riflessione sui percorsi di accoglienza e integrazione delle persone LGBT all’interno della comunità ecclesiale. A partire dai segnali di apertura del pontificato di Papa Francesco e attraverso gli sviluppi del cammino sinodale, le diocesi italiane stanno avviando processi strutturati di ascolto, come emerso durante il primo convegno nazionale della Pastorale LGBT svoltosi recentemente a Roma. L’analisi descrive il passaggio progressivo da un approccio legato alle singole emergenze personali a una reale integrazione comunitaria, sperimentata anche all’interno della Chiesa locale di Reggio Calabria. L’obiettivo indicato è quello di superare gradualmente le categorizzazioni identitarie per costruire una realtà parrocchiale e associativa basata unicamente sulla comune appartenenza cristiana e sulla dignità della persona.
L’evoluzione del cammino di inclusione nella società e nella Chiesa
L’11 ottobre giornata mondiale del coming out impone oggi una riflessione di più ampio respiro, partendo dalla lettura di una realtà che si rivela in continuo divenire, e che chiede con urgenza pressante, risposte credibili ed efficaci e non solo al mondo laico. Da quando nel 1987 si avviò a Washington la seconda marcia nazionale per i diritti delle persone gay e lesbiche, il cammino va avanti, assumendo caratteri sempre meno rivendicativi, sostituiti sempre più da richieste di inclusione. Dopo un riconoscimento normativo importante anche se non completo, con la entrata in vigore della legge sulle Unioni civili (L.76/2016), in maniera parallela dopo il cambio di marcia impresso da Papa Francesco con la nota espressione pronunciata nel 2013 chi sono io per giudicare un gay? anche la Chiesa si è rimessa in cammino, nell’accoglienza e nel riconoscimento della identità della Persona, anche nella dimensione relazionale e affettiva.
Il primo convegno nazionale della Pastorale LGBT e l’ascolto
La lettura dei documenti ecclesiali e del Magistero (tra gli ultimi Lievito di pace e di speranza ottobre 2025) è stata oggetto di una riflessione importante a Roma il 4.9.u.s. dove si è svolto il primo convegno nazionale della Pastorale LGBT, che ha evidenziato la necessità di creare connessioni fra gli attori delle diverse esperienze maturate in questi anni, che hanno visto le diocesi impegnate in un lavoro che ha avuto come primo obiettivo quello di valorizzare le dimensioni di ascolto e narrazione delle diverse esperienze del laico LGBT, del pastore e degli operatori nelle diocesi. Il confronto sul come ha consentito il germogliare delle Buone pratiche, definite il grido profetico del Signore, accompagnate dallo sguardo amorevole dello Spirito che si prende cura di noi, e che rappresentano “la capacità di leggere il presente e vivere il futuro”, senza sganciare ciò che si fa da ciò che si immagina.
Il respiro universale del cammino sinodale
Il cammino sinodale ha significato molto ed ha consentito alle molteplici esperienze, variegate, e perciò ricche e parlanti, di assumere un respiro universale che spinge con forza verso la costruzione di una pastorale che non sia solo PER, ma anche CON e per questo alla ricerca di una costante e continua integrazione. Il dinamismo dunque alimentato nei contesti reali di ogni Chiesa locale che da pastorale aperta al mondo (come diceva Giovanni XXIII Conc. Vaticano II), è stata tradotta da papa Francesco, in cultura dell’incontro per promuovere una società che riesca a far spazio a tutti, a non escludere nessuno, a non fare degli uomini un materiale di scarto. Oggi Leone XIV indica una Chiesa sinodale in missione che comprenda la funzione di guida come un esercizio pacificante e armonioso, affinché, nella comunione suscitata dallo Spirito, il dialogo e la relazione ci aiutino a vincere le numerose spinte alla contrapposizione o all’isolamento difensivo.
L’esperienza reggina e l’obiettivo di un futuro senza etichette
I diversi ambiti la famiglia, la parrocchia, i gruppi associazionistici diventano allora percorsi in cui sperimentare la delicatezza di una formazione che sappia includere, raccogliendo le lacrime, le esperienze, i rifiuti. All’interno di molte Diocesi sono già esistenti Centri di ascolto, che però spesso in maniera riduttiva si limitano a dare una risposta ad esigenza personale: manca ancora una Pastorale LGBT che non sia funzionale alle Veglie, pure momenti significativi che richiedono preparazione e coraggio, ma che potrebbero finire con il restare il solo obiettivo di un anno di crescita insieme. I caratteri della Gioia e della Speranza che sostituiscono rivendicazione e disperazione devono essere realmente i punti di partenza, che aiutano a sciogliere i nodi critici, segni di chiusure culturali e proprio per questo ancora più gravi.
Non si chiede che venga trasformata la propria identità o sterili rivendicazioni di appartenenza, né che il Magistero rinneghi se’ stesso, ma sicuramente che in ogni diocesi con il proprio Vescovo – come è stato anche nella recente esperienza sinodale reggina – si riscopra l’importanza del camminare insieme., come Persone amate, in ricerca costante, in cui rispetto e dignità non possono mai essere dimenticate. Mi piace chiudere con un passaggio del primo documento sul tema che nel 2023 la Comunità di Vita cristiana Nazionale ha condiviso con il mondo associazionistico…Il desiderio di un futuro in cui non ci sarà più bisogno di dire “cristiani LGBT+”, ma solo “cristiani”, accolti per ciò che sono e per la loro capacità di amare. Un Camminiamo per testimoniare e preparare una Chiesa sempre più cattolica, cioè davvero universale: amica, sorella e madre, che vive e annuncia il Vangelo per tutti»













