“Cinema dentro e fuori le Mura”, il Festival che attraversa le barriere del carcere con la forza delle emozioni

Protagonisti detenuti, registi e istituzioni in un dialogo di civiltà: da Reggio Calabria a Palermo, un’esperienza di cinema partecipativo e diritti umani che arriva fino al Parlamento

Da Reggio Calabria a Palermo, passando per il Parlamento, il cinema entra negli istituti penitenziari per accendere riflessioni profonde e generare un confronto autentico tra istituzioni, autori e persone detenute. “Cinema dentro e fuori le Mura” è la storica e originale sessione del Reggio Calabria Film Fest che, attraverso il linguaggio dell’arte, cerca di dare voce a chi vive privato della libertà, con l’obiettivo di favorire rieducazione e reinserimento sociale.

Un Festival per abbattere i muri con cultura e impegno civile

Cinema dentro e fuori le Mura” rappresenta una delle sessioni più peculiari del Reggio Calabria Film Fest, evento che unisce cinema, cultura, diritti e impegno sociale in una sinergia concreta con le istituzioni. L’obiettivo è portare la settima arte all’interno del carcere di Reggio Calabria, luogo dove da anni si svolgono proiezioni e dibattiti con la popolazione detenuta.



L’iniziativa è nata dalla visione del direttore generale Michele Geria, che sin dalla prima edizione ha voluto rafforzarla con il sostegno dell’Ufficio del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Reggio Calabria. A supportare il progetto, nel corso degli anni, si sono succeduti il giudice Giuseppe Tuccio, l’avvocato Agostino Siviglia e oggi l’avvocato Giovanna Russo.


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Nel corso delle varie edizioni, il Festival ha coinvolto anche le carceri di Palmi, Locri, Vibo Valentia e Cosenza, mantenendo il cuore dell’attività presso la Casa circondariale di Reggio Calabria, in un percorso costante che ha sempre cercato di mettere in dialogo il mondo “dentro” con quello “fuori”.

Il cinema come strumento di liberazione emotiva

Secondo il direttore Michele Geria, l’esperienza del cinema in carcere è sempre stata profondamente significativa. La presenza di attori, scrittori e registi – tra cui Sasà Striano, Mimmo Calopresti, Mimmo Gangemi, Massimo Spano, Fabio Mollo – ha arricchito le proiezioni con momenti di dibattito, coinvolgendo autorità carcerarie, magistrati, avvocati, docenti universitari e rappresentanti delle istituzioni.

«Abbiamo vissuto momenti ricchi di emozioni – afferma Geria – le emozioni di chi ha commesso errori e ora si trova a scontarli. E il cinema, che cos’è se non un potentissimo mezzo che libera le emozioni? Le emozioni aiutano a comprendere gli sbagli commessi e a desiderare una vita nuova, a cui ogni detenuto ha diritto. Tutto ciò è possibile solo grazie alla sinergia tra le istituzioni e chi, all’esterno, opera per rendere questo dialogo vivo e costruttivo.»

Le edizioni passate hanno visto un coinvolgimento diretto delle persone detenute, che in alcune occasioni hanno anche scritto poesie ispirate ai film proiettati, trasformando la visione cinematografica in un percorso di crescita personale e collettiva.

Un film scritto e interpretato dai detenuti: la proposta del 2024

L’edizione di quest’anno ha in programma la proiezione del film “Siamo a’mmare” di Alessio Genovese, una pellicola unica nel suo genere, scritta e interpretata da detenuti della Casa di reclusione “Calogero di Bona – Ucciardone” di Palermo. Il film è il frutto di un laboratorio di scrittura cinematografica partecipativa, durato due anni, coordinato dal sociologo Daniele Saguto e realizzato dall’associazione Zabbara ETS.

Sono venticinque i detenuti coinvolti nel progetto, che si sono trasformati in autori e interpreti di un’opera corale, capace di affrontare temi centrali come il rapporto tra carcere e società, la possibilità di riscatto, la memoria generazionale della pena e la necessità di spezzare il ciclo della recidiva. Il film è stato presentato ufficialmente il 3 aprile scorso presso il Parlamento italiano, a testimonianza dell’alto valore simbolico e sociale del progetto. Il regista Alessio Genovese ha già confermato la sua presenza alla proiezione in carcere.

Cinema e diritti umani: una visione che guarda lontano

Per l’avvocato Giovanna Suriano, esperta di formazione e referente dell’evento per il Festival, la sessione rappresenta «un momento di autentico e positivo contributo civile e sociale». Il Festival, spiega, «diventa veicolo di cultura per tutti gli appassionati di cinema, ma soprattutto occasione per promuovere la cultura del rispetto dei diritti umani, anche e soprattutto in carcere. Il fine principale della proiezione è favorire la rieducazione, il reinserimento e l’integrazione sociale delle persone detenute attraverso la bellezza e la leggerezza dell’arte cinematografica, che trasmette speranza».

L’iniziativa si inserisce in un contesto più ampio in cui il cinema non è solo intrattenimento, ma educazione emotiva, strumento di relazione e mezzo di giustizia sociale. L’esperienza di “Cinema dentro e fuori le Mura” dimostra che la cultura può entrare anche negli spazi più chiusi, e da lì generare apertura, ascolto, consapevolezza.

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