Comune, serve più trasparenza sull’articolo 31

di Nicola Santostefano * – L’ annosa questione degli “alloggi popolari”, nella nostra città, si “gioca” su piani e prospettive diverse. Una di queste riguarda la mancata regolamentazione trasparente dell’articolo 31 della legge regionale numero 32 del 1996 denominata “Riserva di alloggi per situazioni di emergenza abitativa” il quale prevede che «la Giunta regionale, anche su proposta dei Comuni interessati, può riservare un’aliquota degli alloggi disponibili per l’assegnazione per far fronte a specifiche documentate situazioni di emergenza abitativa, quali pubbliche calamità, sfratti, sistemazione dei profughi, sgombero di unità abitative da recuperare». Proprio per superare la discrezionalità di tali assegnazioni “provvisorie” ed urgenti, il Consiglio Comunale di Reggio Calabria ha deciso di formalizzare un apposito regolamento, quale strumento trasparente per procedere nel rispetto di tutte le richieste ed i bisogni, approntando una apposita gra- duatoria. Dopo un lungo iter in commissione “Regolamento e Statuto”, il 25 gennaio 2018, il Consiglio Comunale ha finalmente approvato il regolamento, con alcuni emendamenti proposti dalla rete di associazioni e movimenti ma esclusa la “procedura informatica”, già adottata in altri comuni, per garantire la massima trasparenza, velocizzare i tempi e limitare la discrezionalità della commissione che dovrà valutare l’incidenza dei requisiti. Il regolamento è stato finalmente pubblicato all’albo pretorio comunale il 27 febbraio, dando il via all’iter operativo per una concreta assegnazione; tuttavia, presenta divergenze rispetto alle norme stabilite dalla Legge regionale, prestandosi a possibili impugnazioni. In particolare, le prescritte soglie di reddito e i requisiti per l’accesso all’assegnazione dell’alloggio non corrispondono a quanto prescritto dalla normativa regionale. Considerata la grave emergenza abitativa di molte famiglie che da anni attendono l’assegnazione di un alloggio sarebbe, inoltre, opportuno (necessario) che gli alloggi confiscati alla criminalità organizzata venissero destinati come alloggi Erp. La proposta è valutare, per gli alloggi confiscati che non si trovino in gravi condizioni strutturali, la possibilità di assegnarli concordando la realizzazione dei lavori necessari a carico degli assegnatari, decurtando le spese dai canoni di locazione. Le associazioni del territorio reggino, inoltre, hanno chiesto l’abrogazione del comma 7 bis dell’articolo 59 ter della legge 32/1996 che – contrariamente a quanto stabilito dalla Legge 24 dicembre 1993, n. 560 – consente ai comuni dichiarati in dissesto finanziario, di destinare prioritariamente i proventi delle vendite degli alloggi Erp al risanamento finanziario del bilancio. Tra le altre modifiche, più urgenti, c’è quella della ridefinizione del concetto di “alloggio adeguato” che, per il diritto internazionale, non può essere definito solo con caratteristiche fisiche dell’edificio-casa (numero e ampiezza vani, impianti a norma, salubrità dei locali), come prevede l’attuale testo di legge, ma anche dall’ambiente abitativo (il quartiere in cui è sito l’alloggio) che abbia i requisiti di piena inclusione sociale. Questa necessaria modifica consentirebbe il superamento dei “ghetti urbani” presenti in molti territori della Regione e che, negli ultimi decenni, hanno costituito un gravissimo problema di esclusione sociale favorendo anche le attività della criminalità organizzata. In definitiva gli strumenti ci sono ma occorre una seria e concreta volontà politica per utilizzarli ai fini di giustizia sociale.

* avvocato, componente di ReggioNonTace

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