Avvenire di Calabria

L'intervista ai coniugi Rossi, sposi collaboratori dell’Ufficio per la Pastorale familiare della Cei

Coppie cristiane, custodire le fragilità e sostenere la bellezza

Redazione Web

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di Zaira Sorrenti - Siamo entrati nell’anno dedicato alla famiglia. Scegliamo di iniziare questo cammino accompagnati dai coniugi Rossi, sposi collaboratori dell’Ufficio per la Pastorale familiare della Cei. Nominati lo scorso 30 settembre, Barbara e Stefano affiancano padre Marco Vianelli nel servizio di animazione della pastorale familiare italiana. 

Una missione particolarmente impegnativa, in questo periodo così difficile e delicato.

Quando ci è stato chiesto di collaborare con l’Ufficio e affiancare padre Marco nel servizio alla Chiesa italiana, ci abbiamo riflettuto prima come coppia e poi come famiglia per capire come l’eventuale nostro “sì” avrebbe dovuto confrontarsi e rispettare i tempi e i bisogni del nostro famigliare. Solo dopo questo primo momento di discernimento, abbiamo deciso con gioia e anche con un po’ di timore di entrare a far parte della bella famiglia dell’ufficio.

L’Amoris laetitia ha rinvigorito il lavoro di molti uffici pastorali, già immediatamente dopo la sua uscita. Pensate che sia stata di aiuto e sostegno anche durante il lockdown? Come?

Secondo noi, la svolta fondamentale dell’Esortazione è soprattutto nel metodo che consegna agli operatori di pastorale familiare: un servizio che parta dalla realtà, piuttosto che dall’idea che ci siamo fatti della famiglia. In un tempo difficile come quello del lockdown, vigilare secondo questa prospettiva di fondo sui bisogni emergenti delle famiglie, è una risorsa importante. Quel poliedro di realtà che i due sinodi hanno intercettato e rispetto al quale la Chiesa si è interrogata, si è fatto ancora più complesso causa la pandemia. Le fragilità, ma anche le potenzialità della famiglia sono emerse con maggiore forza. A noi la capacità, secondo le indicazioni di Amoris laetitia, di cogliere entrambi e pastoralmente sostenere le fragilità e custodire la bellezza. Dobbiamo dire che dal territorio nazionale giungono tante esperienze nuove di ascolto e di sostegno. Una multiforme creatività che nasce anche dalle sollecitazioni dell’Esortazione e dalla capacità di tante famiglie e sacerdoti generosi.

Non solo gli addetti ai lavori, ma ogni famiglia può trarre giovamento dal documento del Papa. Quali secondo voi le parti dell’Esortazione che maggiormente parlano al cuore delle coppie di sposi?

Ci sono molti spunti fecondi nell’Esortazione ma rispondiamo a questa domanda citando quello che per primo ha scaldato il nostro cuore di sposi: il 232. Ci siamo sempre molto interrogati sulla possibilità della crisi all’interno del cammino di coppia. Noi stessi abbiamo sperimentato che cosa significhi. È verissimo che solo cogliendo in essa un’opportunità di far crescere il NOI e anche la sua bellezza, se ne esce migliori e rafforzati. Il grande dono del documento è questo sguardo di speranza che fa posto alla fragilità, non come scandalo ma come tempo di passaggio. Un dono che si coglie appunto sapendo affinare l’udito del cuore.

Qualche suggerimento per vivere pienamente questo anno?

Sarà questo un anno ricco di iniziative nonostante i limiti imposti dalla pandemia. L’invito è quindi per tutte le famiglie a cogliere le occasioni presenti sui rispettivi territori. Nello stile del documento diremmo anche che oltre gli eventi di lancio, sarà importante avviare processi che possano confermarsi oltre l’anno di celebrazione. Esattamente come accade in famiglia, in cui gli anniversari sono momenti per fermarsi a fare memoria di ciò che abbiamo avuto in dono, ma anche per verificare e riprogettare, crediamo che questo tempo sia utile per ripartire con gioia ed entusiasmo nella messa a punto degli stimoli e strumenti avuti dal documento. Insomma una sosta per riprendere il cammino con attenzione e seminare ancora le tante ricchezze dell’Amoris laetitia.

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