Cure palliative, monsignor Savino: «Poco interesse» – avveniredicalabria

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Dopo 11 anni dall’approvazione della Legge 38, c’è tantissimo da fare dal Pollino allo Stretto

Cure palliative, monsignor Savino: «Poco interesse»

Redazione Web

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Il vescovo di Cassano allo Ionio e delegato per la Conferenza episcopale calabra alla Pastorale sanitaria è intervenuto con un lungo appello per sensibilizzare le Istituzioni preposte sul tema delle cure palliative, ormai legge da 11 anni (il cui testo è il riferimento normativo per tutta Europa). La famosa Legge 38, però, per tanti anni è rimasta soltanto parzialmente applicata. «Indubbiamente molto è stato fatto in questi anni, basti ricordare i traguardi normativi raggiunti solo nell’ultimo anno: l’istituzione della Scuola di Specializzazione in Cure Palliative, l’istituzione del corso obbligatorio in cure palliative pediatriche nell’ambito della Scuola di Specializzazione in Pediatria, l’intesa del 9 Luglio 2020 sulla formazione dei volontari in cure palliative e in terapia del dolore, e gli accordi del 27 Luglio 2020 rispettivamente sull’accreditamento delle reti di cure palliative e delle reti di terapia del dolore. Ma se è vero che sono da registrare obiettivi importanti raggiunti, è anche vero che dobbiamo evidenziare le ombre che permangono ancora nella erogazione delle cure palliative nell’assistenza sul territorio», scrive monsignor Savino. «Le cure palliative hanno sofferto più di altre specializzazioni cliniche la pandemia del Covid-19, spesso sono relegate alla sola Assistenza integrata domiciliare, che tuttavia necessita ancora di un potenziamento. La terapia del dolore nell’assistenza ai malati sembra abbandonata a se stessa: molte volte, chi ne ha bisogno è costretto, soprattutto al centro-sud Italia, a rivolgersi al privato» prosegue il presule. Il vescovo ha lodato l’iniziativa dell’onorevole Trizzino, il quale attraverso una mozione fa notare le difficoltà del sistema delle cure palliative pubbliche durante il tempo della pandemia. La mozione inoltre impegna il governo alla implementazione di un finanziamento stabile (1,5% annuo della spesa sanitarianazionale). In particolare, riferisce Savino è necessario «adeguare le dotazioni organiche delle unità di cure palliative al fine di rispondere ai bisogni dei malati Covid-19 e non Covid-19, in attuazione di quanto previsto nell’ambito del documento ministeriale dell’11 agosto 2020, circa il rafforzamento dei servizi di assistenza domiciliare per i soggetti con bisogni di cure palliative, assicurando che i piani di intervento, a livello regionale e locale, prevedano l’integrazione delle cure palliative specialistiche nei contesti ospedalieri e territoriale, per i malati Covid-19 e per l’utenza ordinaria » e aggiunge il vescovo «assicurare la disponibilità per le équipe di cure palliative di strumentazioni tecnologiche, cliniche e di telecomunicazione adeguate alla gestione delle situazioni cliniche e relazionali determinate dalla pandemia da Covid- 19 e l’expertise necessario per utilizzarle ». Infine, Savino spiega come «urge assicurare i Lea (Livelli essenziali di assistenza) e stabilire tariffe omogenee per tutto il territorio, che consentano a tutti

i cittadini un accesso equo alle prestazioni sanitarie essenziali. Purtroppo la normativa risulta applicata sul territorio in modo disomogeneo ed accade spesso che rimane inapplicata. La legge 38 obbliga il SSN a fornire risposte certe alle richieste assistenziali dei cittadini soprattutto nel fine-vita».

«Nella memoria, in questi giorni, di 11 anni dalla promulgazione della legge sulle cure palliative, ritengo sia diventato urgente nonché necessario attivare un processo di acculturazione alla legge rivolto a chi ha responsabilità politico- istituzionali nazionali fino a chi gestisce la sanità a livello locale-regionale Morire con dignità è una questione di civiltà e di democrazia. Trascurare e non sostenere con tutti i supporti possibili l’accompagnamento del malato terminale è segno di un imbarbarimento dell’uomo e della cultura sanitaria in Italia che vuole abdicare al compito di assicurare all’individuo una adeguata educazione alla morte e al morire. È l’ora di riprendere lo spirito della legge 38, - conclude Savino - rilanciarla, ampliandola con tutto ciò che le sfide del Covid e del post-Covid impongono e imporranno».

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