Il pellegrinaggio guidato da don Giovanni Giordano ha aperto il Settenario in onore di santo Stefano da Nicea, riscoprendo la storia e il mandato apostolico del primo vescovo di Reggio Calabria.
Un cammino sulle orme del fondatore della Chiesa reggina e del primo vescovo di Reggio
«Costeggiando, giungemmo a Reggio» (At 28,13a): questo versetto fondamentale per la storia e la nascita della Chiesa reggina e calabra è ben scolpito in un’iscrizione sulla fascia superiore del protiro della Basilica Cattedrale. Gli Atti degli Apostoli, infatti, attestano il grande amore di Nostro Signore Gesù Cristo per i suoi figli dispersi della nascente comunità reggina, per la quale fu scelto come primo vescovo – attraverso l’apostolo Paolo di Tarso – Stefano da Nicea, suo compagno di viaggio e amatissimo santo patrono e protettore della parrocchia di Archi Cep.

Nonostante la Basilica Cattedrale sia costellata di affreschi e rappresentazioni scultoree del santo – che ai reggini dovrebbe risultare molto caro – in pochi conoscono la bellezza del suo arrivo a Reggio e il mandato che egli ricevette proprio dall’Apostolo delle Genti. All’interno della Basilica è situata la «colonna ardente o del miracolo», che testimonia il tentativo di san Paolo di diffondere la Parola di Gesù: l’unica che dà Salvezza.
Il miracolo della “colonna ardente” e il mandato a Stefano da Nicea
Si narra che i reggini non volessero ascoltare le parole di Paolo, per cui egli arrivò a un compromesso: posizionò su una colonna una candela, la accese e promise di parlare fintanto che questa non si fosse spenta. Gli astanti, dapprima scettici, gradualmente rimasero catturati dalle parole trasformanti del santo, al punto che fu concesso dal Padre un miracolo: la candela trasferì la fiamma alla colonna, prolungando così la durata della predicazione. San Paolo, però, doveva continuare il suo viaggio e quindi, a Reggio Calabria, consacrò vescovo il suo compagno Stefano da Nicea, che evangelizzò il popolo per circa diciassette anni prima di glorificare Dio con il martirio.
PER APPROFONDIRE: Santo Stefano di Nicea, primo vescovo di Reggio Calabria
Il motivo per cui la comunità di Archi Cep fu scelta dal Signore nel 1971 – su proposta del compianto primo parroco don Giovanni Laganà e con la benedizione del Venerabile Servo di Dio monsignor Giovanni Ferro – rimane un piccolo mistero. Archi, e in particolare il quartiere del Cep, è un territorio difficile ma anche ricco di potenzialità, in cui testimoniare l’essere figli di Dio Padre.
Il pellegrinaggio del Settenario sulle orme di san Paolo
Certi che la presenza del Cristo è viva, soprattutto in quei luoghi che si credono «abbandonati», Egli ha dato ispirazione al parroco don Giovanni Giordano di percorrere a piedi, per la prima volta, i sei km che uniscono la parrocchia – l’unica intitolata al primo vescovo di Reggio – alla Basilica Cattedrale, sui passi di san Paolo di Tarso e santo Stefano da Nicea, per venerare la «colonna ardente» custodita nella cappella votiva di destra, tenacemente voluta da monsignor Aurelio Sorrentino, come attestato dalla lapide lì presente.
Così, questa ispirazione si è concretizzata all’alba di sabato 28 giugno – primo giorno del Settenario di preghiera in onore del nostro santo patrono – con la partenza alle 5, l’arrivo in Cattedrale alle 7 (con la recita dell’inno «Ave columna nobilis») e la Celebrazione Eucaristica alle 7.30 nella memoria liturgica del Cuore Immacolato di Maria. Don Giovanni, insieme ad altri ventuno «pellegrini di speranza» all’interno del Giubileo 2025, ha incoraggiato tutti a uscire da convinzioni territoriali o miopi e ad andare oltre, verso l’orizzonte infinito e liberante della Grazia divina.
Una comunità che cammina insieme verso Cristo
Questo pellegrinaggio è stato il respiro di una comunità che vuole raccontare la bellezza nel seguire gli insegnamenti di Gesù, degli apostoli e dei loro successori. Insieme abbiamo camminato e pregato, portando nel cuore i fratelli non ancora pronti ad affrontare con tutte le forze la fatica e l’urgenza di essere autentici cristiani, e coloro che per motivi di salute o di indecisione non sono riusciti a partecipare.
Insieme ci siamo sentiti parte non soltanto del gregge della parrocchia, ma anche di quello della città e dell’arcidiocesi, che nel sacrificio eucaristico – vissuto insieme ad altri membri della parrocchia che ci hanno raggiunti e ai fedeli della Cattedrale – assume la realtà di Chiesa universale.

La piccola ma significativa fatica di questo giorno ci ha fatto vivere una relazione più profonda con noi stessi e accresciuto la relazione con il Padre, che andrebbe alimentata in ogni istante della nostra vita. Forse per gli sportivi potrebbe sembrare un percorso breve, ma qui si è trattato di guardare al Signore, di sentire la Sua mano su di noi, di fare attenzione al compagno, di vivere la gioia dell’incontro con la gente esterna che ci osservava e che speriamo abbia colto, con il nostro passaggio, una speranza: la speranza che dopo ogni fatica, soprattutto la fatica della Croce, ci sarà la gioia che viene da Dio.
Un particolare ringraziamento va al prevosto della Cattedrale monsignor Demetrio Sarica per la fraterna disponibilità.
Un cammino che continua nella preghiera
La comunità parrocchiale tutta, ripiena di immensa gratitudine alla Santissima Trinità, prosegue il proprio percorso di preghiera in questi giorni dedicati alla manifestazione del Cristo in santo Stefano da Nicea, ponendo il parroco e tutti i fedeli – per intercessione del santo – nelle mani forti e ferite del Salvatore. Amen!













