Ai Overview: Il mese di settembre segna due ricorrenze significative per la figura di Madre Teresa di Calcutta: gli ottant’anni dalla sua “chiamata nella chiamata”, avvenuta durante un viaggio in treno in India nel 1946, e il decimo anniversario della sua canonizzazione, celebrata in Vaticano nel 2016. Il percorso umano e spirituale della religiosa si è intrecciato strettamente con la storia della Chiesa e con il magistero di diversi pontefici, da Paolo VI fino alle più recenti analisi del suo lungo e complesso vissuto interiore. L’articolo ripercorre le tappe salienti di questo legame istituzionale e personale, restituendo un quadro descrittivo del rapporto tra la missionaria e la Santa Sede nel corso degli ultimi decenni.
La vocazione e le celebrazioni in Vaticano
Quel 10 settembre 1946, in uno scompartimento affollato di un treno notturno che da Calcutta sarebbe giunto Darjeeling, una donna, piccola nella statura e grande nell’amore, avvertì ciò che poi chiamò «la chiamata nella chiamata»: si chiamava Anjezë Gonxhe Bojaxhiu e sarebbe diventata Madre Teresa. Cristo le chiedeva di uscire e dedicarsi ai «poveri tra i poveri». Quell’episodio compie ottant’anni il prossimo 10 settembre e oggi, invece, ne sono passati dieci anni da quando il 4 settembre 2016 papa Francesco ha proclamato santa Madre Teresa in una piazza San Pietro con 120.000 persone e 13 capi di Stato: era il culmine del Giubileo della Misericordia.
Il rapporto decennale con la Santa Sede
«Il legame di Madre Teresa con i pontefici attraversa sette decenni: cominciò con Paolo VI, che la invitò a Roma nel 1968 e proseguì con Giovanni Paolo II con cui nacque un’amicizia personale, alimentata dalla comune volontà di difendere i più fragili e dalla battaglia per la vita: del resto, fu proprio Wojtyła a proclamarla beata nel 2003. In quella occasione, durante l’omelia, il papa pronunciò parole toccanti: «Sono personalmente grato a questa donna coraggiosa, che ho sempre sentito accanto a me».
L’analisi del vissuto spirituale interiore
Francesco è il papa che l’ha canonizzata e ha compreso in profondità quella che è stata la “notte oscura” della santa, quel periodo vissuto nel silenzio di Dio durato quasi cinquant’anni e spesso non letto con la giusta attenzione: «Quando vai a pregare e non senti nulla», ha detto il papa «Io lo chiamo così, quell’“ateismo spirituale”, dove tutto è buio, tutto sembra dire: “Ho fallito, questa non è la strada, questa è una bella illusione”». Ma, a pensarci bene, è proprio Madre Teresa a indicare la strada per affrontare questa tentazione e non lasciarsi travolgere dalla sofferenza: dall’attesa silenziosa e paziente alla preghiera continua, dalla cura del prossimo all’accettazione delle difficoltà.
La dimensione globale dell’azione di assistenza
Leone XIV ne ha riportato gli insegnamenti al centro del magistero e la definì «icona universale della carità» nella sua prima esortazione apostolica, la Dilexi te del 2025. Per la Civiltà Cattolica fu «una santa ecumenica, universale, conosciuta e amata da tutti». Lei, invece, con molta umiltà, diceva di sé: «Sono albanese di sangue, indiana di cittadinanza; per quel che attiene alla mia fede, sono una suora cattolica; Secondo la mia vocazione, appartengo al mondo».













