Diversità è dialogo, il Dna dell’Issr – avveniredicalabria

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Il sogno della Chiesa locale per la creazione di un vero e proprio polo culturale aperto alle diverse realtà territoriali

Diversità è dialogo, il Dna dell’Issr

Tatiana Muraca

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L'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Reggio Calabria si vuole mettere a confronto con le diverse realtà territoriali, con la multiculturalità interreligiosa e interculturale, con le università. Di questo e di molto altro, ne abbiamo parlato con il direttore, padre Pasquale Triulcio, che ci racconta come il nuovo anno accademico sia partito «con uno spirito di collaborazione, permeato sicuramente dalla speranza, frutto di un’apertura alla novità che la pandemia in qualche modo a livello didattico ha provocato. Siamo guidati dalla speranza proprio in virtù delle risorse che la tecnologia potrebbe mettere a disposizione anche dell’Istituto, e non da uno spirito di scoraggiamento, ma di reale ottimismo, sostenuti sempre dal moderatore del nostro Istituto, l’arcivescovo monsignor Giuseppe Fiorini Morosini. Abbiamo cercato di carpire le possibilità che avremmo potuto trarre da questo contesto di difficoltà: nel momento in cui hanno avuto inizio le elezioni online, abbiamo avuto delle richieste da parte di un’utenza che altrimenti sarebbe stata impossibilitata a partecipare, in modo particolare da Crotone e da Lamezia Terme».

Quali sono le novità dell’offerta formativa di quest’anno? Ce la descrive?
Una delle novità formative, già inaugurata lo scorso anno, si rifà al corso in Dialogo interreligioso e interculturale nell’area del Mediterraneo; proprio a giugno avremo i primi laureati. Si realizza, così, un progetto e un’ispirazione che anche il nostro arcivescovo ha avuto. Gli studenti hanno studiato l’arabo, l’islamistica, la lingua ebraica moderna e l’ebraismo. L’ulteriore novità di quest’anno, invece, sarà lo studio della geopolitica del Mediterraneo, grazie alla collaborazione con il professore dell’Unical Luca Parisoli. E ancora, tante sono le iniziative che l’Istituto porta avanti con altre realtà culturali d’Italia. È prevista, nel secondo semestre, la collaborazione con l’Istituto di sinologia di Torino ed il gemellaggio con lo studio ebraico Beth Hillel di Roma. In questi giorni, ci stiamo muovendo per l’inaugurazione dell’anno accademico.
Quali sono le opportunità lavorative per chi sceglie di frequentare l’Istituto? E sopratutto ci sono garanzie per chi decide di rimanere in questa terra così ricca ma anche così tanto problematica?
L’Issr favorisce l’assunzione di competenze professionali nei contesti ecclesiali e nella società, prepara ai ministeri con particolare riferimento ai candidati al diaconato, all’animazione cristiana delle comunità locali e alla preparazione ai diversi impegni di apostolato laicale, qualifica i futuri docenti di religione cattolica nelle scuole di ogni ordine e grado. Una pre–comprensione che abbiamo potuto superare, però, è quella riferita al pensiero comune che l’Istituto fosse solamente legato all’insegnamento della religione cattolica; in realtà non è così, c’è anche la figura del mediatore culturale e tanto altro. In più, prosegue il percorso di dialogo tra la Santa Sede e lo Stato, per l’equiparazione del titolo a quello delle università statali.
Come si sta organizzando l’Istituto sulla base delle norme da seguire per via della pandemia? La Didattica a distanza è un metodo efficace?
Lo stravolgimento del percorso didattico c’è stato all’inizio del secondo semestre. Ad ottobre, abbiamo ricominciato con la Didattica a distanza. Disponiamo di una segreteria funzionante e attraverso questa e tramite i rappresentanti di classe e di istituto abbiamo costituito una rete per cui sono state aperte delle vere e proprie aule virtuali attraverso le piattaforme a noi concesse.
La multiculturalità, prendendo spunto dalle sue parole, è nel Dna dell’Istituto, che ha avviato tra l’altro anche dei dialoghi online basati proprio su questo scambio tra culture e religioni differenti. Ci parli di questo percorso...
La dimensione multiculturale è stata sempre di più evidenziata L’ dalla presenza e dalla venuta a Reggio di uomini e donne di spicco a livello culturale e teologico. Rav Ariel Finzi e la teologa musulmana Shahrzad Houshmand Zadeh sono due esempi. Quest’ultima ha studiato teologia a Reggio circa 20 anni fa, per poi trasferirsi a Roma: una musulmana appassionata di teologia cattolica. La professoressa Miriam Jaskierowicz Arman, inoltre, ha portato in Istituto la Torah, rotolo preziosismo che si può custodire solo nelle sinagoghe. La multiculturalità è calata anche nel territorio calabrese: abbiamo viaggiato tra i resti della sinagoga a Bova Marina e a Ferramonti di Tarsia nel campo di internamento ebraico.
Uno scambio non solo tra allievi, ma anche tra docenti e professionisti in vari ambiti della vita civile e religiosa…
Per quanto riguarda personaggi illustri calati all’interno della vita civile, abbiamo accolto un percorso che condividiamo con il professore Antonino Spadaro, direttore dell’Istituto superiore di formazione politico– sociale (Isfps) “Monsignor Antonio Lanza”; e ancora, con il professore Attilio Gorassini, presidente della commissione diocesana Giustizia e Pace.
Qual è il messaggio che l’Istituto vuole lanciare anche sulla base di com’è articolata la sua offerta formativa?
Ma soprattutto in questo anno così difficile per il mondo intero. Trasmetto tre parole con cui ho iniziato il mio servizio in Istituto: Attesa, intesa come atteggiamento di accoglienza nei confronti di tutti coloro che desiderano accedere allo studio delle scienze teologiche; Ascolto, che l’Istituto ravviva anche nei confronti della città di Reggio e dell’intera società laica; Amore, fine ultimo dei primi due: saper coniugare la preparazione teologica e professionale dei laureati capaci di essere – secondo le parole di papa Giovanni paolo II – testimoni della civiltà dell amore.
Ci sono dei progetti nuovi in ballo che coinvolgono l’Istituto?
Si, sono essenzialmente tre: lo sviluppo tecnologico, la congiunzione tra la professionalità sia dei docenti che degli allievi alla testimonianza cristiana, e la comunità; in questo senso, l’Istituto può essere un tassello importante per il progetto di polo culturale che la nostra chiesa locale ha in questi anni sognato. Per questo e per tanto altro, voglio ringraziare i miei predecessori, monsignor Vincenzo Zoccali e monsignor Antonio Foderaro ed augurare buona missione e buon lavoro a colui che mi succederà nel prossimo anno accademico.

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