Ai Overview: Il quartiere palermitano di Brancaccio e l’Arcidiocesi di Palermo commemorano Padre Pino Puglisi, assassinato da Cosa nostra nel 1993 a causa del suo costante impegno per allontanare i giovani dalle logiche criminali. In occasione dell’anniversario della sua scomparsa, il programma “In cammino con 3P” prevede un mese di iniziative spirituali e comunitarie che culmineranno con la celebrazione presieduta dal cardinale Domenico Battaglia. Sebbene l’eredità del parroco continui a produrre frutti concreti sul territorio, come dimostra l’imminente completamento del nuovo asilo nido del Centro Padre Nostro, le recenti inchieste confermano che le infiltrazioni mafiose rappresentano ancora una sfida radicata per la comunità locale.
Il murale in via Brancaccio e l’agguato mortale
Il muro di via Brancaccio 170 è un muro speciale, diverso da tutti gli altri, e a renderlo tale è il murale di Andrea Buglisi, «Rosso Assoluto», che raffigura un giovane parroco sorridente che volge lo sguardo verso la parrocchia di San Gaetano. In basso compaiono la sua firma e quella sigla, 3P, con cui lo chiamavano i ragazzi del quartiere: Padre Pino Puglisi. Oggi avrebbe compiuto 89 anni ma, in quel lontano 1993, proprio la sera del suo 56° compleanno, Cosa nostra lo uccise di fronte al portone di casa. La sua colpa? Cercare di strappare i giovani alla criminalità e combattere l’omertà su cui si regge il potere mafioso.
Le iniziative dell’Arcidiocesi e la messa in Cattedrale
La memoria liturgica cade il 21 ottobre, giorno in cui Puglisi ha ricevuto il battesimo nella chiesa di Santa Maria della Pietà, alla Kalsa, perché il 13 settembre, giorno della nascita e del martirio, la Chiesa celebra già la Madonna Addolorata. L’Arcidiocesi di Palermo, in collaborazione con il centro diocesano Padre Pino Puglisi, ha già avviato le attività di «In cammino con 3P», un mese di iniziative nel nome del parroco siciliano che si concluderà con un triduo proprio alla Kalsa. La celebrazione della messa in Cattedrale sarà presieduta dal cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, che dal 1992 al 2016 ha guidato a Catanzaro il Centro calabrese di solidarietà, una comunità impegnata nel recupero delle persone con dipendenze.
L’asilo nido in costruzione e la situazione del rione
Ma ciò che conta davvero è che la vita di Puglisi non è finita quel giorno, perché la sua morte è stata, piuttosto, concime che ha permesso di far germogliare i semi dell’accoglienza e della solidarietà, non da ultimo con l’asilo nido «I piccoli di Padre Pino Puglisi», progettato dal Centro Padre Nostro, che sarà in grado di accogliere sessanta bambini, dai tre mesi ai tre anni, una volta conclusi i lavori e consegnato alla comunità di Brancaccio. Un cantiere, tuttavia, non basta a cambiare un quartiere, la mafia è ancora presente e inquina il territorio con azioni che vanno dalla richiesta del pizzo al traffico di droga, sino all’acquisto di immobili alle aste giudiziarie dopo aver scoraggiato gli altri offerenti, sebbene, tra le carte dell’ultima inchiesta, compaia anche il racconto di alcuni commercianti che hanno trovato il coraggio di denunciare.
Il messaggio ai giovani del Progetto Policoro e gli ergastoli
A febbraio Leone XIV, durante un incontro con i giovani del Progetto Policoro, ha inserito Puglisi fra i testimoni italiani, accanto a Tonino Bello, e ha consegnato loro il compito di conoscere le loro vite e le storie: quella di Puglisi è quella di un prete, di un uomo, che voleva sottrarre i ragazzi alla strada e al controllo dei clan. Scrisse più volte a sindaci e prefetti per chiedere l’apertura di una scuola media a Brancaccio e la sua presenza divenne così scomoda che, secondo il collaboratore di giustizia Cancemi, «i picciotti seguono questo prete e non vengono a sentire i discorsi di Cosa Nostra». I clan si preoccuparono e i boss lo uccisero: circa vent’anni più tardi, nel 2001, sono arrivate le condanne definitive all’ergastolo.













