È morto Papa Francesco, ecco perché la Calabria lo ricorderà per sempre

Risuonano ancora forti le parole di speranza per i giovani e il monito contro le mafie: frasi pronunciate dal Santo Padre ancora attuali che invitano a un rinnovato impegno per il bene comune

Oggi, 21 aprile 2025, si è spento Papa Francesco: tutto il mondo si sta raccogliendo in preghiera, anche la Calabria ricorda Bergoglio per il suo stile pastorale, vicino agli ultimi e ai più bisognosi. Dal Pollino allo Stretto risuonano ancora le parole di speranza e denuncia che hanno lasciato il segno nella nostra regione.

Francesco e quel legame con la Calabria nel segno del riscatto e della speranza

Uno dei momenti più significativi del legame tra Papa Francesco e la Calabria è rappresentato dalla sua visita del 21 giugno 2014, a Cassano all’Jonio, in provincia di Cosenza. Fu una tra le prime visite dell’allora “nuovo” Papa, avvenuta dopo poco più di un anno dalla sua elezione al soglio di Pietro. In quell’occasione, il Pontefice pronunciò parole forti e inequivocabili contro la ‘ndrangheta, definendola «adorazione del male e disprezzo del bene comune» e affermando senza mezzi termini: «I mafiosi sono scomunicati».



Una condanna netta, storica, rimasta scolpita nella memoria collettiva non solo della Calabria, ma dell’intero Paese. Parole profetiche, le sue, che continuano a risuonare con forza e attualità, lanciando un messaggio di speranza e di lotta contro il male incarnato dalla ‘ndrangheta.

Papa Francesco in Calabria, perché la visita

L’arrivo del Papa, in Calabria, nella Sibaritide in particolare, avvenne sull’onda emotiva dell’uccisione del piccolo Cocò Campolongo, un evento tragico che aveva scosso profondamente la regione. La visita di Papa Francesco rappresentava un momento di grande importanza e un segnale di vicinanza da parte della Chiesa a una terra ferita dalla violenza e dal malaffare esercitati dai clan.


PER APPROFONDIRE: La preghiera di Reggio per la salute di Papa Francesco


Davanti a una folla di 250mila persone, il Pontefice non usò mezzi termini per condannare la ‘ndrangheta: «Quando all’adorazione del Signore si sostituisce l’adorazione del denaro, si apre la strada al peccato, all’interesse personale e alla sopraffazione; quando non si adora Dio, il Signore, si diventa adoratori del male, come lo sono coloro i quali vivono di malaffare e di violenza. La vostra terra, tanto bella, conosce i segni e le conseguenze di questo peccato».

La scomunica ai mafiosi: «La ‘ndrangheta è disprezzo del bene comune»

Con uno slancio straordinario che ha segnato una svolta per tutta la storia della Chiesa, Papa Francesco, in quella circostanza, dichiarò inoltre che coloro che seguono la via del male, come i mafiosi, «non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!». Queste parole risuonarono, ancora oggi, come un forte richiamo alla Chiesa e alla società civile affinché non cedano alla tentazione del denaro e del potere, ma si impegnino nella costruzione del bene comune.

«La ’ndrangheta – furono le forti parole pronunciate da Francesco – è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! […] Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!».

L’impegno della Chiesa

Il Papa esortò la Chiesa calabrese a intensificare il suo impegno nell’educare le coscienze e nel promuovere il bene. «La Chiesa, che so tanto impegnata nell’educare le coscienze, deve sempre di più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi, ce lo domandano i nostri giovani bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare».

Il messaggio di «speranza» ai giovani

Uno dei passaggi più toccanti del discorso fu rivolto, proprio ai giovani, ai giovani: «Non lasciatevi rubare la speranza, cari giovani, l’ho detto tante volte, lo ridico oggi. E non fatevi rubare la speranza, lo dico a tutti». Papa Francesco incoraggiò i giovani a non arrendersi di fronte alle difficoltà, ma a lottare per un futuro migliore, sostenuti dalla fede e dall’impegno della comunità cristiana.

La preghiera della Calabria per la salute del Papa

Nel mese di marzo scorso l’anniversario dell’elezione di Papa Francesco, ha assunto un significato particolare. Non solo perché è l’anno del Giubileo. Il Pontefice, infatti, era ancora ricoverato al Policlinico Gemelli, dove è stato sottoposto a cure e controlli per più di un mese. Fin dai primi giorni del suo ricovero, la Calabria ha espresso la propria vicinanza con la preghiera, testimoniando l’affetto e il legame profondo che unisce la regione al Santo Padre. Oggi, in tutte le diocesi calabresi, si elevano preghiere e suppliche in suo suffragio.

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