Ai Overview: Il volume “Federico Bazzan. Le stagioni della felicità”, pubblicato dalle Edizioni Ares e curato dai giornalisti Emilia Flocchini e Matteo Liut, ricostruisce la biografia di un giovane veneto scomparso a soli ventisei anni a causa di un melanoma. Attraverso una raccolta di testimonianze dirette di familiari, amici e colleghi, il testo ripercorre le tappe principali della sua esistenza, dall’impegno nell’animazione giovanile a Oppeano fino all’esperienza missionaria in Zambia. Il libro documenta inoltre l’approccio lucido e sereno con cui Bazzan ha affrontato la malattia, offrendo uno spaccato biografico che il vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, ha definito nella prefazione come un percorso radicato nell’esperienza quotidiana.
Il racconto di una vita donata agli altri
Federico Bazzan, nato a Rovigo nel 1981 e morto a ventisei anni per un melanoma, viene raccontato in un libro, “Federico Bazzan. Le stagioni della felicità” (Edizioni Ares, pp. 304, euro 18). Il volume firmato dai giornalisti Emilia Flocchini e Matteo Liut propone uno sguardo sul giovane Bazzan attraverso le voci di chi lo ha conosciuto: familiari, amici, colleghi di banca, compagni di parrocchia, frati francescani; gli autori organizzano il racconto in quattro stagioni – estate, autunno, inverno, primavera – riprendendo il titolo di uno spettacolo di clownerie ideato dallo stesso Federico con i Clown4, il gruppo di animazione che aveva fondato a Oppeano. Ogni sezione del libro, inoltre, è accompagnata da una canzone degli 883 o di Max Pezzali, scelta coerente con i gusti di Federico, che usava quei brani anche negli incontri di catechesi. Dalle testimonianze riportate da Liut e Flocchini emerge il ritratto di un giovane che si spendeva con naturalezza per gli altri: dal lavoro in banca all’animazione dei più giovani tra Granzette e Oppeano, dal viaggio missionario in Zambia con la Comunità Papa Giovanni XXIII alle assemblee d’istituto nei licei vicentini. Il padre Valter racconta la sua evangelica disponibilità, vissuta senza riserve: «Se c’era qualche problema, anche ad esempio una bolletta che non andava o qualsiasi altra cosa, lui risolveva tutto»; la cognata Manuela sintetizza così l’energia dei suoi ventisei anni: «Per noi è stato un giovane che è riuscito a fare cose che un’altra persona non fa neanche in cent’anni».
L’esperienza della malattia e il ricordo dei testimoni
Il libro affronta anche il tema della durezza della malattia che Federico affronta con una consapevolezza lucida, che traspare nelle parole scritte all’amica Julia su un forum: «Puoi dire di avere un pizzico di fede solo nel momento in cui sai accettare serenamente tutti i momenti della vita, tutte le situazioni belle, tutte le situazioni brutte». Il 1° agosto 2007, due giorni prima di morire, accoglie l’amico Massimo con questo “saluto”: «Mamo, sono morto, ma sono carico!», poi alla moglie Sara lascia una promessa: «In qualunque posto dove sarai io ci sarò; non ti lascerò mai sola». Come osserva nella prefazione il vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, il titolo “Le stagioni della felicità” è «una scelta felice perché le stagioni non si giudicano né si commentano: si attraversano. Ognuna ha la sua luce e la sua ombra, la sua promessa e la sua perdita». Il merito di Flocchini e Liut sta nel restituire una vita senza forzature, lasciando che siano i testimoni a comporre il mosaico, ne risulta un libro che parla di fede e relazioni in modo credibile, radicato nell’esperienza quotidiana di un ragazzo del nostro tempo.













