Tornare all’amore che libera, non che possiede

Nel tempo dei femminicidi e delle relazioni deformate, il richiamo alla differenza tra patriarcato e paternità

E quando alla fine le avrete uccise tutte, cosa resterà di noi, di voi, del senso della vita e del senso della morte? Cosa resterà di questo mondo, atomo opaco (forse) del male, che millenni di storia hanno tentato di tirare a lucido, scrostando opacità e detriti?



Vi siete esercitati in un’arte innaturale: vi siete appropriati – legittimando da soli, in autonomia, questa operazione – di persone come fossero oggetti, e tra il “possiedo una penna” e il “possiedo una donna” avete cancellato la differenza, saldamente convinti che una penna e una donna siano entrambe proprietà, beni di consumo e, a cambiare, sia solo il proprietario.


PER APPROFONDIRE: Fermare la violenza sulle donne è possibile. «Servono più cultura e educazione»


Insieme all’esclusività del possesso entra in gioco molto: non è solo una questione di materia, di corporeità (il tuo corpo è mio e di nessun altro), ma di pervasività, della mente idrovora che risucchia l’altra, di quell’atteggiamento vampiresco di cui parla il Sartre di L’Essere e il Nulla. Ti risucchio e di te, alla fine, sputo solo qualche osso.

Si chiama patriarcato questo? Il potere del padre da cui tutto incomincia e a cui tutto va ricondotto? Come i padri padroni, con un’arma in mano (bastone, frusta, cinghia); o i padri costruttori insensibili al destino dei figli. Ma non solo loro. Abbiamo avuto padri fondatori di nazioni, partiti, associazioni; abbiamo avuto padri putativi che si sono resi disponibili alla cura della vita altrui; abbiamo avuto un/il Dio Padre, di misericordia, di amore, di perdono, un Dio non utilizzatore, non manipolatore, non assassino.

Abbiamo avuto l’esempio sommo della paternità che non porta al patriarcato ma crea la relazione, essendo Dio stesso la Relazione e nella Relazione.

Per piacere, possiamo fare un passo indietro, forse centomila? Possiamo tornare all’amore che non fagocita ma bonifica terra e cuori? Possiamo fare memoria di quel momento iniziale in cui «uomo e donna li creò» senza fraintendimenti, perché essi erano (noi siamo) immagine della Verità?



Quella Verità che è Amore e che, proprio per questo, ha creato senza esercitare possesso: come noi non siamo le cose di Dio ma le sue creature libere, soggettività in relazione, così uomo e donna ritornino al progetto originario: di una paternità non patriarcale, di un’accoglienza dell’altrui, libera, volontà, di un riconoscimento dell’incancellabile dignità di cui ciascuno è portatore, la stretta della mano di Dio sulla spalla di ognuno.

Lascia un commento

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
yankees virtus bolzano calcio inclusivo

Il calcio inclusivo in Italia per favorire l'autonomia: dagli Yankees alle scuole Insuperabili

UniRC notte ricerca

SuperScienceMe Università Mediterranea: il bilancio della Notte dei Ricercatori

Foto On Giusi Princi ()

Scuola Ambasciatrice del Parlamento europeo: tredici istituti calabresi selezionati

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email