Nel suo ultimo romanzo “Finché durerà la terra” (Rizzoli, 2026), il giornalista e scrittore Giovanni Grasso esplora il confine spesso sfumato tra fede e manipolazione, seguendo le vicende di Noè Simenoni, un ex seminarista romano dalla vita precaria. Incaricato segretamente dal Vaticano di infiltrarsi in una comunità di presunti veggenti in Umbria, il protagonista si trova a documentare e svelare un intreccio complesso di interessi economici, misticismo popolare e affarismo. Parallelamente all’indagine, il romanzo segue da vicino la quotidianità familiare di Noè, segnata dalle difficoltà economiche e, soprattutto, dalla grave malattia della nipotina Greta. Il libro si sviluppa attraverso una narrazione che affianca il ritmo dell’inchiesta a una costante riflessione sulle contraddizioni umane e sulla natura stessa del bisogno di credere.
L’indagine di Noè Simenoni tra i veggenti di Tressanti
Ha il passo del romanzo di avventura e l’inquietudine di un’indagine sulla fede: Finché durerà la terra (Rizzoli, 2026) di Giovanni Grasso è un libro che si presenta con il sorriso e ti lascia con una domanda aperta. Il protagonista è Noè Simenoni, ex seminarista romano, trentottenne, colto e autoironico ma cronicamente squattrinato, che sbarca il lunario dando ripetizioni di latino e greco a liceali svogliati e portando a spasso i cani di mezza Montesacro: a tenerlo ancorato alla realtà sono la sorella Valeria, scapestrata e tenera, e la nipotina Greta, malata di leucemia, che per lui è una figlia a tutti gli effetti: poi d’improvviso la vita di Noè cambia rotta quando il cardinal Randazzo lo convoca in Vaticano e gli propone un compito complesso (ma ben retribuito)…gli chiede di infiltrarsi nella comunità dei veggenti di Tressanti, nei dintorni di Todi, dove una coppia di anziani coniugi, Crispolto ed Elide Picciafoco, sostiene di ricevere messaggi dall’aldilà ogni venerdì.
Attorno a questa coppia si è costituito un mondo ambiguo, dove si intrecciano devozione e interessi, misticismo popolare e affarismo senza scrupoli; quindi, il compito specifico di Noè è proteggere Chiara, la giovane figlia di un potente politico, finita nella cerchia interna della comunità perché il Vaticano vuole evitare che, quando arriverà l’inevitabile sconfessione delle apparizioni, la ragazza resti travolta dallo scandalo. Grasso costruisce il racconto in prima persona, affidando a Noè una voce che riesce a tenere insieme il registro comico e quello esistenziale senza che l’uno soffochi l’altro: il protagonista osserva il mondo attraverso gli odori — la lavanda del padre morto in cantiere, il dopobarba economico dell’amico don Bruno, il minestrone nei corridoi vaticani — e questa mappa olfattiva diventa uno stratagemma narrativo originale, un modo per restituire la fisicità dei luoghi e delle persone, leggendo sembra quasi di essere lì, con l’ex seminarista squattrinato.
L’ironia di Noè è pungente: è la corazza di un uomo che ha rinunciato al sacerdozio per prendersi cura dei suoi, che ha scoperto di essere capace di violenza il giorno in cui ha pestato a sangue il compagno tossicodipendente della sorella, e che da allora convive con il dubbio su sé stesso.
Un doppio piano narrativo tra intreccio e riflessione
Dal punto di vista della narrazione, il romanzo funziona su almeno due piani. Il primo è quello dell’intreccio, che procede con ritmo da thriller: l’arrivo di Noè nella campagna umbra, il suo ingresso nella comunità spacciandosi per pecorella smarrita in cerca di fede, gli incontri con figure memorabili — l’avvocato Luponi, dall’aria e dal nome da lupo famelico; le sorelle Aida e Arianna, che gestiscono la trattoria del paese con temperamenti opposti; l’autista dell’autobus, vecchio comunista nostalgico che ricorda il nonno del protagonista — compongono un affresco di provincia italiana credibile e mai macchiettistico.
Il secondo piano è quello della riflessione, che Grasso conduce senza mai salire in cattedra. L’ex seminarista ragiona sul purgatorio con Le Goff sotto il braccio, si interroga sulla misericordia e sulla giustizia ricordando le parabole che da ragazzino lo facevano infuriare, e osserva il cortocircuito tra la religiosità autentica di certe persone semplici e lo spregiudicato uso del sacro come fonte di potere e di denaro. L’intuizione più alta è forse quella affidata a don Bruno, il vecchio amico prete: per una comunità di integralisti, non c’è nulla di più attraente che riconvertire una pecorella smarrita; proprio così: il figliol prodigo è un’arma retorica formidabile, e Noè ne diventa, suo malgrado, l’incarnazione.
I legami familiari e il confine sfumato tra verità e inganno
Il tema della famiglia percorre il libro come un basso continuo, senza mai apparire fuori posto. La storia di Noè è anche quella di un uomo che ha scelto i legami di sangue a discapito della vocazione, e che in questa scelta non trova né eroismo né rimpianto, ma una quotidianità fatta di conti che non tornano, calzini indistruttibili comprati in stock a piazza Vittorio e taxi presi con il senso di colpa di chi è cresciuto contando ogni lira. La malattia di Greta, la terapia sperimentale con le cellule CAR-T, la corsa contro il tempo per il trapianto di midollo fanno il paio con la missione in Umbria, si crea così una tensione narrativa che non si allenta mai del tutto, nemmeno nelle pagine più comiche. Il finale, poi, è molto caratteristico: la guarigione inspiegabile di Greta avviene proprio mentre i veggenti vengono smascherati e lascia aperto un interrogativo che il protagonista sa di non poter risolvere.
Forse il presunto miracolo è passato per le mani dei nemici, degli imbroglioni, degli eretici? La fede e la truffa si sono mescolate a tal punto che separarle diventa impossibile, e Noè lo ammette: come racconta Crispolto nel suo ultimo discorso, «non c’è solo il nero nel nostro operato», e questa ambiguità resiste a ogni tentativo di semplificazione. L’udienza con il Papa, che chiude il libro, è la scena in cui Grasso dimostra una rara padronanza del registro narrativo: il colloquio tra il pontefice e l’ex seminarista oscilla tra il tono della gravità istituzionale e la leggerezza di una barzelletta su Medjugorje, e il lettore non capisce con certezza se stia assistendo a un congedo o all’inizio di qualcosa. Anche perché il Papa ha una proposta per Noè: diventare agente segreto al servizio della Santa Sede…la risposta resta sospesa, e con essa il futuro del protagonista.
Giovanni Grasso, giornalista e consigliere del Presidente della Repubblica per la stampa e la comunicazione, conferma con questo quinto romanzo per Rizzoli una capacità fuori dal comune di raccontare mondi chiusi — il Vaticano, la provincia italiana, le dinamiche familiari della periferia romana — senza sbavature. Finché durerà la terra diverte e inquieta, spesso nella stessa pagina, ma soprattutto pone una domanda che riguarda tutti, credenti e non: se il bisogno di credere è così profondo da poter essere sfruttato, è nel bisogno il difetto o in chi lo sfrutta? Noè Simenoni non ha la risposta, e se leggerete il libro continuerete a pensarci anche dopo averlo chiuso.











