Formazione, il racconto delle giornate teologiche a Reggio Calabria

L’evento organizzato dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Mons. Vincenzo Zoccali” di Reggio Calabria
Giornate teologiche

Per il secondo anno consecutivo la tra giorni di confronto e dibattito è stata ospitata all’Università Mediterranea

Dal 1 al 3 luglio si è tenuto l’ormai tradizionale appuntamento annuale con le “giornate teologiche”, evento promosso dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Mons. Vincenzo Zoccali” di Reggio Calabria ed ospitato, per il secondo anno consecutivo, dall’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Occasione di confronto e riflessione su temi di attualità, il percorso di quest’anno, calcando i solchi del cammino giubilare, ha proposto degli approfondimenti pedagogici aventi come tema unificante la speranza per “I giovani, tra un futuro rubato ed un futuro donato”.

Nel corso delle giornate sono stati affrontati vari argomenti all’intero di differenti aree tematiche: antropologia, sociologia, pedagogia, esegesi biblica, il cui comune denominatore è stata la speranza nell’educazione dei giovani, sul futuro dei quali si addensano sempre più nubi di incertezza.



Martedì 1 luglio, alle ore 16, si sono aperte ufficialmente le giornate con i saluti del prof. Giuseppe Zimbalatti, Magnifico Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, della prof.ssa Annarita Ferrato, Direttrice dell’Issr, di S.E. l’Arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, mons. Fortunato Morrone e del Moderatore della giornata prof. Domenico Morabito, docente dell’Issr. Tra gli ospiti anche S.E. il Prefetto di Reggio Calabria Dott.ssa Clara Vaccaro.

La prima relazione è stata quella della prof.ssa Anna Staropoli, antropologa e sociologa, dal titolo “Il coraggio di costruire la speranza: formare i giovani a una cittadinanza creativa, non violenta e mediterranea”, la quale ha evidenziato l’importanza della ricerca di senso all’interno dei contesti in cui si vive per generare comunità. Difatti, troppo spesso la povertà culturale e l’assenza di prospettive portano ad una sfiducia nelle relazioni interpersonali e ad un degrado del senso del vivere insieme. I giovani interpellano gli adulti, cercando un dialogo, un incontro ed uno scambio intergenerazionale. Occorre pertanto pensare ad un modo diverso di formare e di educare i giovani, che li conduca ad essere autori/creatori delle loro attività, incentivandoli ad esprimere la loro originalità all’interno di relazioni interpersonali, e ad essere, pertanto, co-autori e protagonisti della loro comunità.

Ha fatto seguito la relazione della dott.ssa Lidia Caracciolo, la quale ha presentato le attività del Ce.Re.So. (Centro Reggino di Solidarietà) e delle reti create per affrontare soprattutto, ma non solo, il problema delle dipendenze, reti che coinvolgono giovani, famiglie, contesti sociali e culturali. La giornata, come di consueto, si è conclusa con un breve dibattito e con la preghiera finale.

Il giorno seguente ha visto la prof.ssa Marisa Delfino nel ruolo di moderatore, con la relazione del prof. Pierpaolo Triani, ordinario di Pedagogia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, il quale si è soffermato sul rapporto tra speranza e impegno educativo, per una educazione della persona come atto comunitario che riguarda tutti; speranza intesa sia come dimensione antropologica fondamentale (e che in quanto tale necessita di essere coltivata e curata), sia come dimensione teologica, e quindi vissuta nella dimensione di dono riversato da Dio nei nostri cuori. Pertanto, la speranza è un presupposto necessario dell’educazione, soprattutto in riferimento all’attenzione verso la persona e all’intero processo educativo, che non può basarsi solo sulle performance.

L’intervento successivo è stato quello della prof.ssa Maria Sammarro, ricercatrice di Pedagogia sperimentale all’Università Mediterranea, che ha illustrato il laboratorio educativo condotto con i suoi studenti e denominato “Dal sé agli altri”, toccando il tema della deriva social, del narcisismo digitale, della ostentazione nel condividere e pubblicizzare sé stessi, comportamenti e attività che troppo spesso nascondono una profonda solitudine ed il bisogno di “apparire” che soppianta completamente quello di “essere”. Il web può rappresentare una minaccia se non vissuto in modo corretto, troppo spesso infatti in rete trovano spazio fenomeni devianti: scommesse, sexting, gaming ossessivo, pornografia, fino a pericolosi challenge. Il tutto attraverso un linguaggio violento che manifesta il disagio personale e l’intolleranza verso il prossimo, che si traduce in offese di vario genere: body shaming, misoginia, xenofobia, islamofobia, omotransfobia.

A ciò è seguito il contributo del prof. Silvestro Malara, docente dell’Università Mediterranea, che ha presentato un lavoro svolto dai suoi studenti, in particolare un plastico la cui particolarità risiede nell’essere stato realizzato interamente da un gruppo di persone non vedenti, sotto la guida di una persona vedente. Questo lavoro rappresenta una sfida educativa e didattica, avente come motivo la “speranza” a partire da una narrazione che, apparentemente, speranza invece non ne dà: il mito di Edipo. La sessione si è poi conclusa dopo il dibattito tra i docenti e i presenti in aula.

Si è così arrivati alla giornata conclusiva di giovedì 3 luglio. Alle 15.30 c’è stato l’intervento, nel ruolo di moderatore, di mons. Salvatore Santoro, docente ISSR e delegato dell’Arcivescovo per la Scuola Biblica Paolina, il quale ha introdotto la relazione del biblista don Giuseppe Pulcinelli, della Pontificia Università Lateranense, intitolata: “La speranza non delude (Rm 5,5). Una fede tesa verso il compimento”. Il relatore ha esposto la speranza come cifra identificativa della fame di verità e identità del credente, speranza non teorica ma plasmata nell’esperienza della vita concreta. Nel panorama greco-romano, all’interno del quale il concetto di speranza non ha alcun valore (tutt’al più è connotata negativamente), la concezione di Paolo è allo stesso tempo innovativa e dirompente. Per l’apostolo “fede, speranza, carità” (1Cor 13,13) sono doni della grazia divina, addirittura quasi entità personali, soggetti dell’attività divina (Rm 4,18).

La fede dà origine a tutto, la speranza permette di procedere. I cristiani non devono lasciarsi sopraffare dalla tristezza fino al punto da non avere speranza, in quanto essi credono che Cristo sia morto e risorto, e ciò è il fondamento della speranza cristiana (1Ts 4,13-18). La speranza non fa vergognare, non fa arrossire, non è motivo di infamia, di delusione, piuttosto rimanda alla fierezza, all’orgoglio, permette addirittura di vantarsi poiché è fondata sull’amore di Dio, riversato nei nostri cuori per mezzo del dono dello Spirito Santo. Tutta la creazione è nella speranza di partecipare della gloria di Dio, speranza come attesa di qualcosa di cui si è già certi che accadrà, quindi un’attesa che è certezza di salvezza.


PER APPROFONDIRE: L’Alzheimer Café celebra il suo anno di attività Allegra-mente


A seguire l’architetto Maria Grazia Buffon ha presentato il progetto “La via della fede di san Paolo”, ad un cammino concreto di educazione a partire dal dato fondamentale dell’approdo di Paolo a Reggio (At 28). Il progetto prevede un percorso di trekking urbano alla scoperta della figura dell’apostolo Paolo, attraverso luoghi e simboli del territorio fondamentali per la fede. Sono poi state presentate altre iniziative della Scuola Biblica Paolina, voluta dall’Arcivescovo mons. Morrone, con progetti legati a convegni di alto profilo, percorsi formativi di approfondimento biblico, dialogo con diverse culture e religioni, esperienze di conoscenza storico-culturale dei luoghi paolini, attività nelle zone pastorali, approfondendo la figura dell’apostolo Paolo per stare maggiormente al passo di Gesù.

Dopo il dibattito finale in aula, le giornate sono volte alla conclusione con i saluti ed i ringraziamenti finali della prof.ssa Annarita Ferrato, Direttrice dell’Istituto.

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