Ai Overview: In occasione dell’odierna Giornata internazionale dell’alfabetizzazione, celebrata dall’Unesco a cinquantanove anni dalla sua istituzione, emerge un quadro globale e nazionale caratterizzato da evidenti criticità. Sebbene i tassi di alfabetizzazione di base siano cresciuti negli ultimi decenni, l’analfabetismo funzionale rappresenta una sfida attuale, complessa e diffusa. Le statistiche internazionali indicano centinaia di milioni di persone prive delle competenze minime di lettura, mentre in Italia i più recenti dati Ocse evidenziano un sensibile arretramento nella capacità di comprensione dei testi da parte degli adulti rispetto alle rilevazioni passate. Questo fenomeno si intreccia in modo diretto con marcati divari territoriali, in particolare nel Mezzogiorno, dove il rischio di povertà educativa ed esclusione sociale raggiunge picchi significativi, imponendo una riflessione sul ruolo del sistema scolastico e delle reti di supporto sociale.
Il paradosso dell’8 settembre e i dati mondiali
Chi sa leggere non sempre capisce. È il paradosso che accompagna l’8 settembre, data in cui l’Unesco celebra la Giornata internazionale dell’alfabetizzazione. Quest’anno la ricorrenza compie cinquanta nove anni, poiché è stata proclamata nel 1966 durante la quattordicesima Conferenza generale e la prima edizione si è tenuta nel 1967. Le celebrazioni mondiali del 2026 si svolgono nello stato messicano del Chiapas, nelle giornate di oggi e domani, con il tema scelto dall’Unesco, «Literacy for people, the planet and prosperity».
Le statistiche sull’analfabetismo
I numeri raccontano una realtà controversa perché, se da un lato, il tasso di alfabetizzazione degli adulti è passato dal 65% del 1975 all’88% di oggi e quello dei giovani dal 75% al 93%, dall’altro, restano ben 739 milioni di adulti che non sanno leggere né scrivere, almeno secondo la stima 2025 dell’Istituto di statistica dell’Unesco. La scuola da sola non basta al punto che sempre l’Unesco calcola 617 milioni fra bambini e adolescenti dai 6 ai 14 anni sotto la soglia che attesta una capacità minima di lettura, benché la maggioranza sieda in un’aula.
Il quadro italiano e l’indagine Ocse
Poi c’è l’Italia, che su questo terreno è protagonista di una condizione piuttosto allarmante se consideriamo che l’indagine Piaac dell’Ocse, diffusa nel dicembre 2024, colloca il 35% degli italiani fra i 16 e i 65 anni al livello 1 o inferiore nella comprensione dei testi scritti, contro una media Ocse del 26%. Nel 2012 la quota era del 28%, il che significa che sono stati persi nientemeno che sette punti in dieci anni. Come se non bastasse, appena il 5% raggiunge i livelli alti rispetto alla media Ocse del 12%, per cui solo un adulto su venti sarebbe in grado di comprendere e analizzare con sicurezza un testo complesso.
Le ricadute nella quotidianità
Ma tutto questo che cosa significa, in concreto? Significa, in poche parole, l’esistenza di un certo grado di difficoltà quando si è davanti a un modulo dell’anagrafe, piuttosto che a un referto, piuttosto che a una polizza. Si tratta di un rischio civile, perché chi non riesce a decifrare ciò che dovrebbe essere di sua competenza, delega e, magari, pure male.
Il divario tra Nord e Sud
Il divario, inoltre, si caratterizza per rilevanti connotazioni geografiche precise. Secondo la sedicesima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the Children, il 26,1% dei ragazzi fra gli 11 e i 15 anni è a rischio povertà o esclusione sociale, una percentuale che nel Mezzogiorno tocca la quota del 41,9% contro il 15% circa del Nord.
Il ruolo dei centri per l’istruzione
Come si può arginare questo fenomeno e trovare una soluzione? I Centri provinciali per l’istruzione degli adulti e i corsi di italiano nelle parrocchie e nei centri Caritas svolgono un ruolo decisivo, anche se da soli non bastano, soprattutto davanti alle nuove sfide e all’utilizzo delle nuove tecnologie, l’intelligenza artificiale generativa su tutte.













