Ai Overview: La transizione verso le fonti di energia rinnovabile, con particolare attenzione al settore eolico, presenta un quadro complesso a livello globale e nazionale. In occasione della Giornata del Vento, i dati evidenziano una crescita della capacità installata nel mondo, ma l’Italia sconta ritardi significativi legati soprattutto alle tempistiche burocratiche per le autorizzazioni. Mentre progetti tecnici come il repowering in Abruzzo dimostrano la fattibilità di aumentare la produzione riducendo l’impatto visivo e senza consumare nuovo suolo, l’industria dell’eolico offshore nel Mezzogiorno rimane bloccata allo stadio progettuale. Lo sviluppo di questo comparto richiede una semplificazione normativa, investimenti in competenze specializzate e un accordo sociale con i territori interessati, in linea con i principi dell’ecologia integrale.
Il repowering in Abruzzo e i numeri globali dell’eolico
A Monteferrante e Roio del Sangro, in provincia di Chieti, Edison sta ultimando la sostituzione di sessantasette vecchie pale eoliche con diciotto turbine di nuova generazione: la potenza raddoppia, il suolo occupato resta lo stesso, ma la cosa positiva è che l’impatto visivo si riduce. Si chiama repowering, ed è una delle poche operazioni che nel settore eolico procedono con un certo consenso locale. Oggi, in tutto il mondo, si celebra la Giornata del Vento, i numeri globali raccontano una crescita importante dell’eolico: secondo il Global Wind Report 2026 del GWEC nel 2025 sono stati installati 165 gigawatt di nuova capacità, il 40% in più rispetto all’anno precedente, così la potenza eolica mondiale ha raggiunto 1.299 gigawatt in 138 Paesi. In Europa, WindEurope ha registrato 19,1 gigawatt di nuove installazioni, per un totale di 304; l’Unione europea, però, dovrebbe arrivare circa a 344 gigawatt nel 2030, lontana dall’obiettivo di 425 stabilito per rispettare gli impegni climatici.
Il nodo del permitting e i ritardi in Italia
L’Italia si trova in una posizione ancora più delicata: a fine 2025 la potenza eolica installata era di 13.629 megawatt, con 563 megawatt aggiunti nell’ultimo anno, l’8% in meno rispetto al 2024, mentre il Pniec ne prevede 28.140 al 2030: servirebbero circa 14.500 megawatt in cinque anni, un ritmo cinque volte superiore a quello attuale…sembra difficile riuscirci perché il nodo è il permitting, cioè la Valutazione di impatto ambientale, che per legge dovrebbe concludersi in 175 giorni, però nella pratica ne richiede quasi il doppio. Per questo motivo l’Ispra ha da poco pubblicato le linee guida per gli studi di impatto ambientale degli impianti eolici onshore, con l’obiettivo di uniformare le valutazioni e ridurre le richieste di integrazione documentale.
L’eolico offshore nel Mezzogiorno e le prospettive di filiera
L’eolico è anche una questione di geografia e di giustizia: sei regioni del Mezzogiorno ospitano il 91% della potenza installata, Puglia, Sicilia e Sardegna sono i territori dove si concentrano i 93 progetti di eolico offshore censiti da Legambiente per 74 gigawatt complessivi, quasi tutti con tecnologia galleggiante adatta ai fondali profondi del Mediterraneo. La pipeline è imponente, ma gli impianti realizzati finora sono zero, si pensi, però, che l’Italia potrebbe costruire attorno a questa industria nascente una filiera di porti, cantieri, formazione e lavoro altamente specializzato.
Il potenziale del rinnovamento degli impianti esistenti
Nel nostro Belpaese, circa duemila turbine hanno più di quindici anni, però questo non è un problema, infatti, secondo Elettricità Futura, il repowering dell’intero parco idoneo potrebbe aggiungere 3,4 gigawatt e ridurre le emissioni di CO₂ di 25 milioni di tonnellate, senza consumare nuovo suolo.
Occupazione, competenze e il patto con i territori
In Europa il settore eolico conta già centinaia di migliaia di occupati, con una crescita prevista secondo WindEurope a oltre seicentomila entro il 2030: servono tecnici, saldatori, manutentori, operai portuali, la carenza di competenze rischia di diventare il vincolo più stretto. La domanda di fondo è se la transizione si farà insieme ai territori o a loro discapito: L’enciclica Laudato si’ parla di ecologia integrale…clima, paesaggio, giustizia sociale e qualità della vita sono legati in modo inscindibile. Il vento è una risorsa gratuita, rinnovabile, capace di ridurre la dipendenza da combustibili importati, ma perché diventi davvero un bene comune serve un patto tra chi costruisce gli impianti, chi li autorizza e chi ci vive accanto.













