Ai Overview: Ricorre oggi, 19 ottobre, il 144esimo anniversario della nascita di Umberto Boccioni, venuto alla luce a Reggio Calabria nel 1882. Il percorso dell’artista viene ricostruito partendo dai primi anni di incertezza, fase attualmente documentata da una mostra al MASI di Lugano, fino ad arrivare all’adesione al movimento futurista nel 1910. L’articolo approfondisce la sua interpretazione del dinamismo, lontana da una semplice celebrazione del mezzo meccanico. Il testo ripercorre inoltre la sua decisione di arruolarsi come volontario durante la Prima Guerra Mondiale, l’incidente a cavallo che ne causò la morte nel 1916 e le successive iniziative commemorative, evidenziando infine come la sua arte continui a essere presente nella quotidianità, impressa sulle monete da 20 centesimi.
Le origini calabresi e i dubbi giovanili
«Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?». È marzo del 1907 e Umberto Boccioni, combattuto tra il passato e il desiderio di rappresentare la modernità, cerca ancora la propria strada. «Sento che voglio dipingere il nuovo, il frutto del nostro tempo industriale», scrive nel diario. È un Boccioni giovane e inquieto, ancora lontano dalla fama, lo stesso che il MASI di Lugano cerca di raccontare in una mostra aperta fino al 24 gennaio 2027. Oggi, 19 ottobre, però si celebrano i 144 anni dalla sua nascita, avvenuta nel lontano 1882 in una casa di via Cavour a Reggio Calabria. Figlio di un impiegato di prefettura romagnolo, Boccioni è poi cresciuto in città diverse, comprese Forlì a Catania.
Il significato del Futurismo e il dinamismo
Nel 1910 l’adesione al Futurismo dà una risposta a quella ricerca, sebbene ridurre Boccioni al culto delle macchine e della vita industriale, significa non averlo capito. Ma, allora, cos’è che lo interessa davvero? Quel movimento che attraversa le cose e la coscienza, il tempo che non si misura soltanto con gli orologi. Nel 1914, in «Pittura scultura futuriste», scrive: «È l’emozione che dà la misura, frena l’analisi, legittima l’arbitrio e crea il dinamismo».
La guerra e la morte improvvisa a Verona
Poi arriva la guerra. Il 17 agosto 1915 scrive al musicista Francesco Balilla Pratella di braccia e gambe da preparare per nuovi assalti, sperando che arrivino presto. Boccioni, da interventista convinto, decide di arruolarsi come volontario, assieme a un gruppo di artisti, ma non ha occasione di entrare in combattimento perché il 17 agosto 1916 muore a Verona, a 33 anni: durante un’esercitazione a Sorte di Chievo, il giorno prima, il cavallo si era imbizzarrito al passaggio di un autocarro e lo aveva disarcionato.
Le celebrazioni e la presenza nel quotidiano
A Reggio Calabria, dopo un centenario della morte, il Museo archeologico nazionale gli dedicò una mostra nel 2020. Oggi ogni italiano, quasi senza accorgersene, se lo ritrova quotidianamente in tasca, nelle monete da 20 centesimi dove sono raffigurate le sue «Forme uniche della continuità nello spazio».
L’irrequietezza e lo smarrimento interiore
Ma, forse, quello che resta della sua controversa indole futurista è l’irrequietezza di un artista che chiedeva al movimento un’anima, e al tempo qualcosa di più della fretta. E resta, soprattutto quella inquieta domanda giovanile, «Troverò?», espressione tanto di quel profondo smarrimento quanto di quella ricerca interiore che precedono la consapevolezza e la scelta, come spesso avviene un po’ per tutti.













