Ai Overview: A centoquarantasette anni dai primi test di Thomas Alva Edison nel laboratorio di Menlo Park, l’invenzione della lampadina a incandescenza rappresenta uno snodo centrale nello sviluppo tecnologico e sociale globale. L’esperimento dell’ottobre 1879 ha segnato l’avvio dell’illuminazione elettrica moderna, un’innovazione supportata anche dal contributo di altri inventori e dalla successiva creazione delle prime reti di distribuzione, come dimostrato dalla realizzazione dell’impianto termoelettrico di Santa Radegonda a Milano. Attualmente l’impatto di questa tecnologia si manifesta in modo polarizzato: le nazioni industrializzate si trovano a dover gestire i crescenti disagi legati all’inquinamento luminoso, mentre vaste aree del pianeta, in modo particolare nel continente africano, registrano una perdurante assenza di infrastrutture per l’accesso alla corrente e una quota marginale di investimenti nel settore.
I primi esperimenti a Menlo Park
Nel laboratorio di Menlo Park, nel New Jersey, un filamento di cotone carbonizzato rimase incandescente per circa quattordici ore e mezza. Era l’ottobre del 1879 e Thomas Alva Edison, insieme ai suoi collaboratori, cercava da oltre un anno un’alternativa all’illuminazione a gas. Sono trascorsi 147 anni da quell’esperimento, tradizionalmente ricordato il 21 ottobre. Le ricostruzioni storiche più accurate, basate sui quaderni di laboratorio, collocano però il test decisivo alle prime ore del 22 ottobre. La prima dimostrazione pubblica del sistema di illuminazione si tenne invece il 31 dicembre 1879.
Il contributo degli altri inventori e la rete di distribuzione
Dietro quella lampadina, tuttavia, non c’era soltanto Edison. Come ricordava Francis Jehl, uno dei suoi assistenti, il risultato fu frutto del lavoro di molte persone. Del resto, la corsa alla luce elettrica aveva già coinvolto diversi inventori. Tra questi l’inglese Joseph Wilson Swan, che nel 1878 presentò una lampada a incandescenza con elemento di carbonio, brevettata nel 1880, e l’italiano Alessandro Cruto, che il 4 marzo dello stesso anno accese una lampadina di propria invenzione. Il merito di Edison fu soprattutto quello di perfezionare la tecnologia e renderla utilizzabile all’interno di un sistema di distribuzione dell’elettricità.
La centrale di Santa Radegonda a Milano
In Europa il sistema Edison trovò terreno fertile a Milano. Qui l’ingegnere Giuseppe Colombo realizzò, a pochi passi dal Duomo, la centrale di Santa Radegonda, che nel giugno 1883 avviò il servizio regolare di illuminazione: era la prima centrale termoelettrica dell’Europa continentale. Il 26 dicembre dello stesso anno, alla Scala, la stagione si aprì con La Gioconda di Ponchielli sotto la luce elettrica. Un successo che segnò una svolta anche per la città.
Il tributo alla morte di Edison
La portata di quella rivoluzione emerse con particolare evidenza alla morte di Edison, il 18 ottobre 1931. Per rendergli omaggio, il presidente americano Herbert Hoover invitò i cittadini a spegnere le luci per un minuto, la sera del 21 ottobre. Non quelle delle centrali elettriche, però: un’interruzione generale avrebbe potuto mettere in pericolo vite umane negli ospedali e compromettere servizi essenziali, dagli acquedotti agli ascensori.
L’inquinamento luminoso dei Paesi industrializzati
Oggi, almeno nei Paesi industrializzati, il problema sembra essersi rovesciato. La luce è talmente diffusa da trasformarsi spesso in spreco e inquinamento luminoso. Secondo un atlante scientifico pubblicato nel 2016, Italia e Corea del Sud figurano ai vertici del G20 per quota di territorio interessata dal fenomeno.
Le diseguaglianze globali e l’assenza di energia
Altrove, invece, l’elettricità resta un privilegio. Nel 2024 circa 655 milioni di persone nel mondo vivevano ancora senza accesso alla corrente, oltre 560 milioni delle quali nell’Africa subsahariana. Eppure, l’intero continente africano, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia, attira appena il 2% degli investimenti mondiali in energia pulita. A quasi un secolo e mezzo dagli esperimenti di Menlo Park, è necessario porre rimedio a queste diseguaglianze inconcepibili.













