Un impegno senza sosta per il medico in banchina coi migranti

Sui motivi del suo impegno spiega: «Anche il tempo è giustizia. Se devo fare due o tre sbarchi in un giorno, per quanto sia faticoso, è un mio dovere»
ll medico in banchina coi migranti

Un impegno senza sosta per il medico in banchina coi migranti. Enzo Romeo prosegue il servizio di assistenza per quanti arrivano sulle coste calabresi. Gli sbarchi tornano a essere sempre più frequenti

ll medico in banchina coi migranti

Seguire i ritmi di Enzo Romeo è pressoché impossibile. La settimana appena conclusa si è aperta con due sbarchi notturni. E lui, il medico-volontario, era come sempre in prima linea. Lo abbiamo intervistato.


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Difficile contare le notti passate sulla banchina di un porto. Da dove nasce questa vocazione all’accoglienza?

Da un profondo senso di giustizia: tutti hanno diritto alle cure. Nel dicembre 2015 mi sono trovato per puro caso nel bel mezzo di uno sbarco. Dopo la prima esperienza non sono riuscito più a dire no. Le torture subite dai corpi di quei ragazzi mi hanno segnato profondamente. Col passare del tempo, Croce rossa mi ha proposto di lavorare ufficialmente per il ministero della Salute. Ma, aldilà delle incombenze professionali, i ragazzi che arrivano in Calabria sanno che per loro ci sono sempre.

Non si guarda mai l’orologio, insomma.

Anche il tempo è giustizia. Se devo fare due o tre sbarchi in un giorno, per quanto sia faticoso, è un mio dovere. Come si può tornare a casa sapendo che potevi fare qualcosa e non l’hai fatto?


PER APPROFONDIRE: Proseguono gli sbarchi di migranti sul territorio reggino


C’è qualche storia che le è rimasta impressa?

Di storie ce ne sono state tantissime, alcune così drammatiche da stentare a crederci. “Leggere” sui corpi di sedicenni addirittura ustioni da fili elettrici è straziante. Fa male sapere che quei ragazzi siano torturati «per dare l’esempio agli altri», come loro stessici raccontano, nell’indifferenza generale. Parliamo di un’inumanità incomprensibile.

Inevitabile provare empatia.

Un altro aspetto peculiare di questa esperienza è sapere che, dopo le prime cure, sai che non li rivedrai mai più. Guardandosi negli occhi sapevamo che era l’ultima volta che ci saremmo visti. È capitato delle volte di ritrovarsi in Città ed è stato molto emozionante.

Accogliere è un dovere. Mentre integrarli è davvero così impossibile?

Assolutamente no. Se i ragazzi vengono seguiti non vanno a spacciare. Diciamolo chiaramente: non è vero quello che dicono ogni sera in tv. Dobbiamo evitare che queste persone diventino invisibili: chiunque rimane in strada rischia di delinquere per sopravvivere.

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