Il ponte sacro di Pellegrina, da Bagnara al New Jersey nel nome dell’Annunziata

Da fine 800, Bagnara intreccia partenze e ritorni verso New Jersey e Argentina, con riti e tradizioni
Pellegrina Confraternita

«Sentiamo forte la necessità di dare forza e concretezza ai rapporti umani, anche a distanza, fondandoli sui valori più autentici del vangelo e della cristianità»

Pellegrina di Bagnara ha tessuto un legame transatlantico di fede e migrazione: dalla fine dell’Ottocento molti sono partiti verso New Jersey e Argentina portando con sé la devozione a Maria SS. Annunziata e a Santa Barbara. Una tradizione custodita dalle confraternite fondate nel 1859 e nel 1913, che ancora oggi uniscono chi resta e chi ritorna. Ne abbiamo parlato con Antonio Latella, Coordinatore regionale della Confederazione Confraternite D’Italia.



Da dove ha origine il legame tra Pellegrina e gli Stati Uniti?
Il legame tra questo piccolo borgo posto nell’area collinare di Bagnara e gli Stati Uniti d’America è figlio dell’emigrazione. Tra il 1880 e il 1970 con vari flussi, i figli di questa terra, spinti dalla povertà, ma spesso anche dalla voglia di fare fortuna, sono partiti verso l’America, molti verso il New Jersey. In valigia hanno messo pochi abiti ma nel cuore hanno portato affetti e ricordi. Hanno portato anche la fede e la devozione a Maria SS Annunziata, patrona di Pellegrina, alla quale i nostri avi nel 1859 hanno dedicato e intitolato una confraternita; nel 1913 gli abitanti del quartiere Sansone hanno fondato la Confraternita intitolata alla Vergine e Martire Barbara.

Come alimentate questo legame con il New Jersey?
Sono i vincoli di sangue che tengono ben saldi i rapporti tra Pellegrina e il New Jersey, ma anche la fede e la devozione a Maria SS Annunziata patrona dei Pellegrinesi in patria e nel mondo e a S. Barbara. Questo forte legame con l’Annunciazione il cui culto è stato portato a Pellegrina nei primi anni del 1600 dalla nobile famiglia Ruffo di Bagnara, è custodito e alimentato dall’omonima confraternita che tiene vivi i rapporti con i pellegrinesi emigrati. Le due confraternite in comunione con la parrocchia organizzano i tradizionali festeggiamenti del 25 marzo (Annunciazione del Signore) e 4 dicembre (Santa Barbara V.M.) e la seconda domenica di agosto, ad anni alterni, i festeggiamenti estivi che sono motivo di rientro in paese degli emigrati.

Nel 2009 siete stati protagonisti di una “trasferta” straordinaria, ce la può raccontare?
Nel 2009 è ricorso il 150° anniversario dalla fondazione della confraternita di Maria SS Annunziata. Per l’occasione abbiamo sognato un viaggio; sembrava una pazzia. Portare la sacra effigie dell’Annunziazione, mai uscita dai confini del borgo di Pellegrina, negli Stati Uniti ad incontrare i suoi figli, nostri compaesani emigrati. È stato un evento unico e forse irripetibile. Ad accogliere la sacra effigie di Maria cerano pellegrinesi e non solo, figli di questa terra che forse per ragioni anagrafiche non pensavano più di poter pregare ai piedi di quella statua alla quale prima della loro partenza da Pellegrina avevano affidato la speranza di un futuro migliore. È stato un tripudio di folla tanto che il sindaco della città di Fairview ha riconosciuto ufficialmente ai nostri connazionali la possibilità di festeggiare l’Annunziata nella giornata dell’otto maggio, festa della mamma.

La festa di Pellegrina, quindi, assume una dimensione internazionale, cosa accade in estate quando rientrano gli emigrati?
Il borgo d’estate prende vita, si rianima, acquisisce vitalità nuova, anche se per poche settimane cambia pelle. Per vie e viuzze è un continuo vociare, anche fino a tarda notte, le famiglie si riuniscono e il motore di tutto è la festa del paese in onore di Maria SS Annunziata e Santa Barbara, ad anni alterni. La piazza del paese diventa il salotto buono e la chiesa parrocchiale il cuore pulsante della comunità. Qui rivivono fede e tradizione, e le confraternite custodi e promotori della pietà popolare, diventano motore di un tessuto sociale spesso dimenticato dalle iniziative del centro cittadino.

Anche in Argentina vivono le tradizioni di Pellegrina, in che modo?
L’emigrazione del borgo ha interessato non soltanto gli Stati Uniti ma anche l’Argentina. Addirittura lì hanno costituito delle associazioni simili alle nostre confraternite e realizzato statue come le nostre. Organizzano delle vere e proprie celebrazioni religiose come fossero a Pellegrina, si riuniscono e fanno festa. Portano la madonna Annunziata in processione come facciamo noi, fanno addirittura a “fujuta”, corrono cioè per un breve tratto con la sacra effigie a spalla. E poi ancora la santa messa, musica, canti e addirittura i fuochi pirotecnici. Spesso notiamo che sono più ancorati di noi alle tradizioni, sembra che lì, per queste cose, il tempo corra più lentamente.


PER APPROFONDIRE: Mosorrofa, corteo storico e sagra dei funghi aspettando la festa patronale


Perché questi rapporti con gli emigrati sono così importanti? Cosa rappresentano per voi?
Ha detto bene, rapporti! E i buoni e sani rapporti come sono i nostri con gli emigrati del borgo sono solide relazione perché vissute intensamente da entrambe le parti. Noi e loro. Siamo complementari. Noi abbiamo bisogno di loro e loro sentono la necessità di stare vicini a noi, alle loro origini, alle radici. Ci sorreggiamo a vicenda, perché tutti, specie in questo difficile e complesso momento storico abbiamo bisogno di sorreggerci, di vicinanza e solidarietà, di sentirci parte di una vera comunità, “non virtuale”. Un vecchio adagio popolare del borgo dice: “puru a regina avi bisognu da vicina”. Sentiamo forte la necessità di dare forza e concretezza ai rapporti umani, anche a distanza, fondandoli sui valori più autentici del vangelo e della cristianità.

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