Kandinsky in mostra a Roma, i suoi colori e la sua spiritualità sono un richiamo per la Calabria

La mostra di Kandisky a Roma, particolare di una sala

Ai Overview: Palazzo Bonaparte a Roma ospita, fino al 14 febbraio 2027, una vasta esposizione dedicata a Vasilij Kandinsky, con oltre settanta opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi. La mostra curata da Arthemisia ripercorre l’evoluzione artistica del pittore, evidenziando il profondo legame tra la sua ricerca verso l’astrazione, la spiritualità e il ruolo delle antiche icone. Questa connessione tra arte e dimensione interiore offre uno spunto di riflessione diretto anche per il territorio dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, storicamente radicato nella tradizione bizantina e nel culto delle icone tipico dell’Area Grecanica. Il percorso, diviso in cinque sezioni, si chiude con una sala immersiva, ricordando tuttavia che il centro dell’esperienza rimane l’osservazione attenta e paziente delle tele originali.

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Le origini del percorso e la scoperta delle icone

Nel 1889 Vasilij Kandinsky era semplicemente uno studente di giurisprudenza che, presa la valigia, decise di partire da Mosca per una spedizione nella regione di Vologda, nel nord della Russia. Durante il viaggio visita le case dei contadini, decorate con colori vivaci e immagini sacre, qui a colpirlo sono soprattutto gli angoli riservati alle icone. Anni dopo, nel 1913, recupererà il ricordo di quella visita raccontando di aver avuto l’impressione di trovarsi dentro un quadro. Questo episodio, per quando non eclatante, aiuta a comprendere uno dei livelli di interpretazione proposti nella mostra dedicata al pittore russo a Palazzo Bonaparte, a Roma, visitabile fino al 14 febbraio 2027. Curata da Arthemisia, l’esposizione riunisce oltre settanta opere, provenienti soprattutto dal Centre Pompidou di Parigi, dove è conservata un’importante raccolta dei lavori del pittore russo grazie al lascito della moglie Nina. Attraverso cinque sezioni, il pubblico può seguire l’evoluzione della sua pittura, dai primi dipinti legati alla tradizione russa fino alle opere astratte degli anni del Bauhaus e del periodo parigino.

La spiritualità nell’arte e la forza cromatica

Kandinsky era cresciuto nella fede ortodossa e considerava l’arte un modo per esprimere ciò che non si può vedere, così nel 1911 pubblicò “Lo spirituale nell’arte”, un libro nel quale spiegava che la pittura non deve limitarsi a riprodurre la realtà, ma può comunicare emozioni e sensazioni profonde. Per lui i colori avevano una forza simile a quella della musica: potevano toccare l’animo umano senza bisogno di rappresentare oggetti o persone. La mostra permette di scoprire proprio questo legame profond ed insito tra la pittura, la musica e la spiritualità. In opere come L’arco nero del 1912 e Gelb-Rot-Blau del 1925, le figure riconoscibili lasciano spazio a linee e forme geometriche: Kandinsky non vuole più dipingere quello che vede, ma ciò che sente. Alcuni studiosi hanno individuato un legame tra questa ricerca e la tradizione delle icone, nelle quali immagini e colori servono a richiamare una realtà spirituale.

L’assonanza con l’eredità bizantina reggina

È un accostamento interessante anche per chi vive a Reggio Calabria, perché l’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova conserva infatti una lunga storia legata alla tradizione bizantina. A Bova, nel cuore dell’Area Grecanica, per secoli le celebrazioni si sono svolte secondo il rito greco e le icone fanno parte di questa eredità: non sono soltanto immagini da ammirare, ma invitano alla preghiera e alla riflessione. Kandinsky seguì una strada artistica diversa, ma condivideva l’idea che un dipinto potesse esprimere qualcosa di più profondo di ciò che appare agli occhi.

L’esperienza immersiva e la fruizione dell’opera originale

La mostra si conclude con una sala immersiva, realizzata per l’occasione, dove i colori e le forme di Kandinsky prendono vita intorno al visitatore. È un’esperienza suggestiva, capace di incuriosire anche chi non conosce l’artista. C’è però una differenza tra lasciarsi coinvolgere da uno spettacolo di immagini e osservare un dipinto originale. Nel primo caso tutto accade rapidamente; nel secondo occorrono tempo e attenzione per scoprire i particolari e comprendere le scelte del pittore. Per chi dalla Calabria deciderà di raggiungere Roma, il consiglio è quindi di dedicare più tempo possibile alle opere esposte: la sala immersiva offre un’esperienza piacevole, ma il cuore della mostra resta nei dipinti. Come accade davanti alle antiche icone delle chiese calabresi, anche i quadri di Kandinsky possono raccontare molto di più a chi si ferma a guardarli con calma.

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