La battaglia del Cereso contro le droghe

Oggi, 26 giugno, si celebra la Giornata Internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di droghe. Anche quest’anno il CeReSo-Centro Reggino di Solidarietà, vi aderisce.  Il CeReSo è impegnato ormai da trent’anni sul territorio reggino, nel recupero e reinserimento sociale dei soggetti tossicodipendenti, ma anche nell’ambito della prevenzione del fenomeno.

La droga non è un valore

«Le nostre comunità – afferma don Piero Catalano, Presidente del CeReSo – sipropongono di accompagnare e riabilitare chiunque si trova in stato di dipendenza da sostanza e non, e ricostruire insieme ai ragazzi una prospettiva di vita migliore. Una battaglia non facile, legata a grandi difficoltà economico-politiche. Battaglia per la quale serve un lavoro costante che parta dalla prevenzione e che, mettendo al centro l’Uomo, favorisca prima di tutto i processi educativi dei giovani nelle famiglie e nelle scuole, promuovendo la cultura della vita a svantaggio delle dipendenze, vere schiavitù che minano le libertà individuali della persona».

L’iniziativa: “Ripartiamo dalle relazioni umane”

Quest’anno i ragazzi ospiti delle strutture, nell’ambito della Giornata di Lotta, hanno partecipato alla manifestazione #Ripartiamo dalle relazioni umanepromossa dalla FICT-Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche, attraverso la presentazione di una testimonianza avente come slogan #messaggio in bottiglia. Hanno pertanto creato insieme ad educatori e volontari un’idea, un’immagine che, a partire dalle relazioni umane, potesse rappresentare la speranza di un dialogo con il mondo esterno.

Non solo la dipendenza dalla droga

È necessario, dice infatti Squillaci, Presidente della FICT, «ripartire guardando la società che “abitiamo”: la nostra dipendenza dal web, i cambiamenti nei comportamenti d’uso da sostanze, l’aumento significativo delle addictions comportamentali, l’abbassamento dell’età di iniziazione che riguarda una fascia significativa di adolescenti, l’aumento dell’abuso di alcol, di psicofarmaci… e poi il gioco d’azzardo patologico, le devianze del comportamento alimentare e, anche, l’aumento della solitudine, la mancanza di riferimenti, la paura… Molti ragazzi hanno avuto i social network come unico strumento di confronto con i propri pari. Il periodo della pandemia ha slatentizzato tutti questi comportamenti che già creavano diversi problemi anche prima del Covid».

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