La Domenica delle Palme apre la Settimana Santa

Anche quest’anno negli Istituti penitenziari reggini la quaresima è stata un’occasione per meditare sul mistero della Passione, della Morte e della Risurrezione di Cristo
Settimana Santa - Musei Vaticani

L’arcivescovo Fortunato Morrone questo giovedì celebrerà i riti della Settimana Santa negli Istituti penitenziari reggini

Il carcere, prima di essere un luogo fisico, ovvero un edificio materiale che ospita delle persone, è un luogo teologico. In una visione puramente di fede è un luogo privilegiato dove si manifesta la misericordia di Dio. San Paolo, nella lettera ai Romani scrive che laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia di Dio per mezzo di Gesù Cristo. Per fede, il cristiano crede che ogni uomo è la manifestazione dell’amore di Dio anche e soprattutto quando l’immagine dell’uomo è deturpata dal peccato. L’uomo per sua natura è creato a immagine e somiglianza di Dio, per sua vocazione è chiamato alla santità e il segno più eloquente dell’amore di Dio è la croce del figlio Gesù Cristo, vittima innocente e agnello senza macchia che ha dato la sua vita per i peccatori.



La Quaresima vissuta nelle carceri del reggino

Anche quest’anno negli Istituti penitenziari reggini di Reggio Calabria e di Arghillà, la quaresima è stata un tempo, oltre che di preparazione alla Pasqua, un’occasione per meditare sul mistero della Passione, della Morte e della Risurrezione di Cristo. In questi quaranta giorni prima di Pasqua, per il secondo anno, ogni settimana, con i detenuti dei vari reparti è stato possibile meditare la passione di Gesù mediante il pio esercizio della Via Crucis. In un più ampio progetto, voluto dal cappellano, che si chiama “Chiesa in entrata”, questo tradizionale rito della Chiesa cattolica è stato animato da due gruppi parrocchiali accompagnati dai rispettivi parroci. Nel plesso di Arghillà, una volta a settimana, don Emmanuel Mbamba con un gruppo di laici della parrocchia di Arghillà ha guidato la Via Crucis che è stata letta e meditata dai detenuti. Nel plesso di Reggio Calabria è stato don Nino Iannò con un altro gruppo di laici della parrocchia di Bagnara Calabra ad animare il pio esercizio con i detenuti ivi ristretti.

È stata sicuramente un’occasione per meditare sul mistero della redenzione operata da Cristo e un momento toccante per la vicinanza della chiesa alla realtà carceraria. L’attività di preparazione alla Pasqua culminerà con il triduo pasquale che, come ogni anno, anche in carcere, inizierà con il commovente rito della lavanda dei piedi che sarà celebrato, nei due Istituti penitenziari, dall’Arcivescovo di Reggio Calabria Sua Eccellenza monsignor Fortunato Morrone. Anche il Venerdì Santo, in carcere, con alcuni detenuti, viene celebrata la Liturgia della Croce dove dinanzi al mistero delle sofferenze di Cristo e della sua morte in croce i detenuti possono vedere le loro sofferenze.

La speranza oltre la tomba nella Settimana Santa

Ma nel mistero inscindibile della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, i carcerati che fanno un cammino di fede hanno compreso bene che il Venerdì Santo come la stessa morte di Gesù non può avere l’ultima parola sulla vita. Dio, padre di infinita bontà e misericordia, non può fare all’uomo il dono della vita per poi riprendersela con la morte. Le persone che stanno scontando la loro pena in carcere hanno compreso bene che, la sofferenza vissuta a causa della privazione della libertà e per la lontananza dai familiari può essere offerta e unita a quella di Cristo per partecipare un giorno anche alla sua gloria. Sempre nella fede, per i carcerati, offrire al Signore la sofferenza della carcerazione al Signore è un modo per ripagare i loro familiari per il dolore che vivono a causa del distacco dai congiunti che vivono in carcere. È bene sottolineare che per il carcerato, gli affetti familiari sono, se non l’unico, il motivo più importante per trovare la speranza di tornare presto a casa.


PER APPROFONDIRE: Unitalsi, pellegrini di speranza verso Lourdes


Sono stati i detenuti, in una meditazione, a creare un parallelismo tra la vita in carcere, la tomba di Gesù e la sua risurrezione. Infatti hanno paragonato il carcere alla tomba dove è stato deposto il corpo di Gesù: un luogo buio, chiuso apparentemente privo di speranza, senza una via di uscita. Ma, il terzo giorno, la pietra rotolata da quel luogo tenebroso lascia entrare, nella vita e nel cuore di questi nostri fratelli, la luce pasquale del Cristo risorto. Il terzo giorno per il carcerato è il giorno della sua liberazione per essere restituito alla sua famiglia, ai suoi affetti più cari e alla sua dignità di uomo e di credente nella infinita bontà e misericordia di Dio.

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