L’8 aprile segna l’annuale ricorrenza dedicata alle popolazioni rom, una data istituita per ricordare il primo Congresso Internazionale di Londra tenutosi nel millenovecentosettantuno. Sul territorio reggino e nell’intera area metropolitana, la questione abitativa, l’inclusione scolastica e le dinamiche sociali relative a questa minoranza restano temi complessi. L’analisi del contesto locale permette di esaminare i contorni dell’antiziganismo, un fenomeno strutturale analizzato da sociologi e antropologi, che sovente si sovrappone all’esame dei dati oggettivi legati ai tassi di criminalità e ai percorsi di istruzione. Attraverso l’osservazione delle statistiche reali e delle situazioni documentate nei quartieri periferici, è possibile delineare una panoramica che registra sia le storiche criticità sociali – in aree come Arghillà, Ciambra e Ciccarello – sia i concreti percorsi di dislocazione abitativa, affrancamento scolastico e integrazione intrapresi da diverse famiglie nel capoluogo e nei comuni limitrofi.
La storia della ricorrenza e i dati a confronto
L’8 aprile si celebra la Giornata internazionale dei Rom nella 55esima ricorrenza dell’8 aprile 1971, quando a Londra si riunì il primo Congresso Internazionale delle popolazioni Rom per organizzare la lotta contro l’Antiziganismo. La celebrazione di questa giornata serve ancora oggi per continuare a contrastare l’Antiziganismo che è il razzismo specifico che colpisce i rom. La prima azione che bisogna realizzare è la diffusione della conoscenza dell’Antiziganismo che negli ultimi decenni è stato studiato da antropologi e psicologi sociali (Piasere [2012]; Piasere [2015]; Nicolae [2006]; Scrimieri [2025]) e definito da organismi internazionali e nazionali. Come riporta l’antropologo Leonardo Piasere nel suo libro L’Antiziganismo, pubblicato da Quodlibet nel 2015 “L’antiziganismo combatte gli zingari, ma per poterli combattere li ha dovuti prima inventare. L’antiziganismo poggia su un apparente paradosso: combatte un fantasma, gli zingari, che esso stesso ha costruito.” I rom conosciuti attraverso i canali dell’Antiziganismo non esistono nella realtà, sono delle pure “costruzioni”.
Per questo insieme all’Antiziganismo è necessario conoscere anche i rom reali. Le Istituzioni e l’opinione pubblica a Reggio Calabria sostengono, secondo l’Antiziganismo, che il 90% dei rom delinque e lo affermano rifiutando i dati oggettivi che negano tale affermazione perché inventata. Difatti la realtà sul fenomeno criminale tra i rom è molto diversa, in quanto i dati su coloro che delinquono tra i rom sono di circa il 10% e non del 90%. I dati del 10% sono ricavati da 30 anni di attività sociale realizzata dagli operatori di questa Associazione, ma sono dati riscontrabili confrontando le informazioni di reato delle forze dell’Ordine con i dati anagrafici della popolazione rom. La criminalizzazione dei rom con dati inventati è, purtroppo, utile per addebitare loro diverse problematiche tra le quali quelle esistenti negli alloggi popolari ed in particolare nei quartieri ghetto di case popolari come Arghillà, Ciambra e Ciccarello, e quindi per nascondere le responsabilità reali dei Comuni e dell’Aterp Calabria.
L’impatto sul percorso formativo e scolastico
L’Antiziganismo agisce anche nel mondo dell’Istruzione. Nelle scuole della Città le alunne e gli alunni rom sono inferiorizzati ed emarginati. Quasi il 40% degli alunni rom ha una certificazione di ritardo mentale lieve come “caratteristica etnica” inventata. Mentre il rimanente 60% degli alunni rom viene “etichettato” come alunno B.E.S. (Bisogni Educativi Speciali) in quanto considerato proveniente da una situazione definita di “svantaggio socio-culturale”, senza che ci siano delle prove. Questo trattamento degli alunni rom frutto dell’Antiziganismo è molto utile alle scuole, perché serve per inferiorizzarli e per addebitare loro le problematiche scolastiche di cui la Scuola è responsabile. La realtà degli alunni rom è diversa da quella definita dall’Antiziganismo scolastico. La gran parte degli alunni rom certificati (circa il 35%) non ha alcun ritardo mentale e con il meccanismo dell’eccesso di certificazioni gli viene negato apprendimento di cui avrebbe diritto e lo stesso avviene per gli alunni rom considerati B.E.S.
Il superamento dei ghetti e i nuovi traguardi
Ma nonostante la forza dell’Antiziganismo, negli ultimi decenni, i rom reali sono riusciti a vincere qualche battaglia. Nel territorio reggino, a partire dagli anni Novanta, i rom hanno avviato l’equa dislocazione abitativa e questa azione ha consentito al 45% delle famiglie di Reggio e al 100% di quelle di Melito PS di uscire dai ghetti. Qualche ragazza è riuscita a raggiungere gli studi universitari e contro l’immagine inventata dei rom asociali oggi nella Città di Reggio Calabria il 30% delle famiglie rom è costituito da coppie formate da rom e non rom.
*Un Mondo di Mondi











