Ai Overview: Il romanzo “La pescatrice” di Giuseppe Festa, pubblicato da Salani, documenta la storia di Scilla, una giovane di Marettimo diventata capitana della feluca “Cariddi” all’età di quattordici anni. Affiancata dal marinaio Mansur, la ragazza apprende le tecniche di pesca del pescespada al largo delle isole Egadi. Il ritrovamento casuale di un ciondolo all’interno di una preda innesca una ricerca personale sulle tracce della madre scomparsa. L’opera si concentra sul rapporto tra gli abitanti del luogo e l’ecosistema marino, descrivendo con precisione le tecniche di navigazione, i metodi di cattura e le tradizioni locali.
L’esordio alla navigazione nel contesto delle Egadi
Scilla, capitana della feluca “Cariddi” ereditata dal padre, morto tragicamente tra le onde, ha solo quattordici anni quando impara a sfidare il mare, che a Marettimo, nelle Egadi, è mare che insegna, minaccia e protegge; come ovunque, d’altronde. Sa che nell’isola comandano il mare e il vento che detta le regole e va perciò lasciato marinare nel silenzio, insieme a pensieri, storie e all’odore penetrante della salsedine. Marettimo, l’isola selvaggia e incontaminata e Scilla, giovanissima marinaia che comanda la barca Cariddi, sono al centro del bel romanzo “La pescatrice” (Salani editore, pagine 288, euro 13,90) di Giuseppe Festa. La narrazione ha sullo sfondo il vecchio mare Mediterraneo, culla del mito e luogo di metafore. “Andare per mare – si dice nel romanzo – è come andare nella vita. Non puoi restare a guardare, sperando che siano le correnti a decidere per te. Devi afferrare il timone, sentire il vento, guardare dritto l’orizzonte. E lasciare che sia la tua mano a tracciare la rotta”.
La cattura del pescespada e l’indagine sulle origini familiari
Così fa Scilla, “la Capitana”, come tutti chiamano la pescatrice ragazzina di Marettimo, che dice: “Il mare può fare paura. Ma papà lo diceva sempre: la paura non si vince. Si naviga. E io sto imparando’’. Un giorno, sfidando il vento e le onde, Scilla e Mansur, il lanzaturi(l’addetto al lancio dell’arpione) della Cariddi che le ha insegnato ad avvistare i pescespada, ne pescano uno gigantesco. Nella gola del principe del mare trovano un ciondolo con la foto di una donna che tiene in braccio un neonato. Scilla, scopre che la donna è sua madre, scomparsa senza lasciare tracce, quando lei era appena nata, e che la neonata in braccio è lei stessa. Da quel momento la storia, scritta con lo stile dei grandi narratori mediterranei, fa rotta verso un altro mare, con Scilla la capitana che si muove alla ricerca di verità oscurate dal tempo e dagli uomini.
I parallelismi letterari e i riferimenti alla mitologia
Non ci sono somiglianze letterarie tra “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway e il romanzo di Festa, ma il fascino e la passione per il mare e la pesca sono simili nei protagonisti dei due libri. Scilla e Mansur, possono essere paragonati nell’ardimento e nella voglia di sfida, all’anziano Santiago di Hemingway e alla sua lotta epica col marlin gigante. Anche la capitana, lotta contro il pescespada, lo affronta con rispetto: “La nostra pesca è ad armi pari. Non gli tendiamo una trappola, il pesce può scappare fino all’ultimo”. Nomi dei personaggi, barca e luoghi, donano poi al romanzo di Festa una dimensione mitica. La feluca, si chiama Cariddi, come la ninfa omerica che l’acqua salata inghiottiva del mare, e la capitana si chiama Scilla, come l’orrido mostro omerico con dodici piedi, sei teste e sei colli. Ci sono, anche, richiami a ritualità e tradizioni antichissime, come la “cardata da cruci”, gesto simbolico legato al dolore, alla protezione e alla memoria collettiva che consiste nell’incidere una croce a fianco dell’occhio del pescespada. Romanzo-fiaba “La pescatrice”, nato per i ragazzi, ma in realtà è per tutti, almeno per chi ama le belle storie di mare. A tutti, il racconto di Festa – un’affascinante storia di amicizia, formazione e avventura, radici e libertà – insegna che andare per mare è come andare nella vita: “Non puoi lasciare che le correnti decidano per te”.












