L’ANALISI. L’attesa feconda (e prudente) del fidanzamento

Il tempo del fidanzamento: ha ancora senso, al giorno d’oggi? Serve a qualcosa? È un’esperienza da vivere o appartiene ormai a tempi andati?

Per darci una risposta, non accademica ma radicata nella vita quotidiana, quella di oggi,dobbiamo chiarirci bene su cos’è il tempo del fidanzamento, cosa accade in quel periodo o, meglio, cosa dovrebbe accadere.

Perché sempre più spesso, guardando soprattutto alla concretezza delle esigenze più pratiche, succede che due giovani che desiderano condividere la propria vita scelgano di pagare un solo affitto, di tralasciare (almeno per il momento) le convenzioni sociali più radicate, di imboccare la via più semplice, immediata ed a portata di mano. E, così, decidono di organizzarsi per vivere assieme, in una casa tutta per loro, così “intanto vediamo se funziona”, se (o quanto) quel rapporto può avere un futuro. Senza particolari impegni, senza troppi progetti, comunque senza rinunce ed inutili perdite di tempo. Non che questi pensieri non abbiano un fondamento reale: sovente le “condizioni al contorno” (lavoro precario, lontananza da casa e dalle famiglie d’origine, sempre meno tempo libero per potersi incontrare con spensieratezza, difficoltà di progettare a lungo termine in questa società “liquida” e freneticamente in evoluzione, scarse disponibilità economiche, …) spingono senza troppe chances verso questa decisione, facendola apparire come l’unica realmente possibile o, quanto meno, quella più ragionevole.

E, allora, il fidanzamento? È già “implicito” nel convivere? O aggiunge (aggiungerebbe) qualcosa al cammino verso il matrimonio? Ne vale (ancora) la pena?

Già, perché il fidanzamento, tempo d’attesa, porta con sé, inevitabilmente ma con grande fecondità, qualche sforzo, qualche rinuncia, tanto impegno, tante attese e (per fortuna)anche qualche timore. È il tempo del rinunciare a sé stessi come unico

soggetto della vita, per trasformarsi in un “noi” tutto da immaginare (assieme) e da proiettare nel futuro, anche se questo è oggi indefinito, incerto, fumoso. È il tempo in cui quel “noi” prende forma, non come cose da fare insieme, non come obiettivi da raggiungere, ma come modo (nuovo, diverso ed unico) di essere, di sognare, di vivere le relazioni con gli altri e con le vicende, di vedere il mondo qualunque esso sia e possa diventare.

In questa prospettiva di esistenza “a 360 gradi” il fidanzamento è vero cammino di preparazione al matrimonio, è percorso indispensabile ed insostituibile, fatto di passi, di fermate, magari anche di qualche inciampo o caduta, di ripartenze e corse oltre l’orizzonte. Non è il tempo in cui si stabilisce assieme un tragitto, ma quello in cui si impara a sincronizzare i passi, a camminare assieme qualunque sia il sentiero da percorrere.

È un cammino unico, al quale è davvero un peccato (oltre che un rischio) rinunciare. È l’esperienza in cui, come coppia, si riconosce se il “semplice” vivere insieme può diventare risposta ad una vocazione: la chiamata ad essere “vera chiesa domestica”, testimone nel mondo dell’amore fecondo di Dio. Con l’entusiasmo irrefrenabile che solo l’amore totale sa dare.

Ufficio diocesano per la Pastorale familiare

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