Dal 1° luglio si cambia, quantomeno sui reati contro gli animali. Quel giorno, infatti, entrerà in vigore il testo di legge sulla tutela penale degli animali, la legge Brambilla, approvato definitivamente in Senato il 29 maggio: una riforma davvero «storica», a lungo attesa da quanti amano e rispettano gli animali, per rendere loro giustizia.
Con un radicale cambio di prospettiva, la legge Brambilla tutela direttamente gli animali (non solo quelli d’affezione) in quanto esseri senzienti, non più il sentimento di compassione che l’uomo prova dinanzi alla loro sofferenza. E finalmente inasprisce le pene per tutti i principali reati contro gli animali, a cominciare da uccisione e maltrattamento che da soli rappresentano il 68,6 per cento dei procedimenti avviati l’anno scorso nelle procure. Per l’uccisione la reclusione potrà arrivare a 4 anni nei casi più gravi, «se il fatto è commesso adoperando sevizie o prolungando volutamente le sofferenze dell’animale», con una maximulta fino a 60 mila euro. Per il maltrattamento la riforma prevede fino a 2 anni, sempre accompagnati dalla multa (fino a 30 mila euro). Un apparato sanzionatorio dal quale credo sia logico attendersi un significativo effetto deterrente.
A chi abitualmente organizza combattimenti tra animali ed esercita il traffico di cuccioli potranno essere applicate le misure di prevenzione previste nel codice antimafia, come la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza. Inoltre la legge Brambilla introduce a livello nazionale il divieto di tenere il cane alla catena, finora previsto solo da alcune leggi regionali. Perpetuare questa vecchia barbarie costerà caro: fino a 5 mila euro. Per l’abbandono o la detenzione in condizioni incompatibili scattano l’arresto fino a 1 anno e l’ammenda da 5 a 10 mila euro. Il combinato disposto con l’aggravante introdotta dal nuovo Codice della strada, che prevede un aumento di pena fino a un terzo quando l’abbandono avviene su strada o nelle pertinenze, fa sì che l’ammenda minima possa salire ulteriormente. Per di più, all’accertamento del fatto, se commesso mediante l’uso di veicoli, consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno.
Questa e altre norme specifiche contribuiranno anche a combattere il fenomeno del randagismo: secondo un’indagine del ministero della Salute presentata nell’ottobre scorso sulla base dei numeri del Sistema di identificazione nazionale degli animali da compagnia (Sinac), circa 82 mila dei 100 mila cani ospitati nei canili delle 14 Regioni attualmente aderenti al Sistema si trovano nei box di cinque Regioni del Sud – Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Sardegna – con la Calabria a quota 10 mila. E nessuno sa quanti siano quelli vaganti…













