Lockdown e funerali vietati, don Ielo: «Solo la fede ci ha sorretto»

Oggi al ricordo struggente si aggiunge l’harakiri burocratico che sta “bloccando” la sepoltura al Monumentale di trenta defunti
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Lockdown e funerali vietati, don Ielo: «Solo la fede ci ha sorretto». Negli occhi del parroco di Condera i tanti feretri “soli” accompagnati durante i lockdown generalizzati. Al suo fianco il diacono Quaresima. Oggi al ricordo struggente si aggiunge l’harakiri burocratico che sta “bloccando” la sepoltura al Monumentale di trenta defunti. Don Paolo illustra il servizio pastorale della Cappellania nel cimitero reggino: «Celebriamo il Risorto».

Lockdown e funerali vietati, don Ielo: «Solo la fede ci ha sorretto»

«Non abbiamo fatto altro che benedire e pregare. Benedire e pregare per quei feretri che giungevano in cimitero da soli, sperimentando, in prima persona, la pastorale della compassione». Don Paolo Ielo, parroco di Condera e cappellano del cimitero monumentale di Reggio Calabria racconta la sua esperienza senza nascondere la commozione. Alle sue spalle ci sono due anni durissimi, quelli dell’emergenza pandemica. Con a fianco il diacono Nino Quaresima, il sacerdote è stato spesso l’ultimo a vedere le bare prima di essere seppellite durante i lockdown generalizzato.


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«Abbiamo cercato di donare il giusto conforto in quei momenti drammatici; vedere quei fedeli che giungevano soli davanti al mistero della morte è stato struggente. Lì abbiamo sperimentato la solitudine di un’umanità piagata da un virus subdolo», spiega il sacerdote.

«Il silenzio di questi luoghi – aggiunge don Ielo mostrandoci la cappella intitolata a san Giovanni Battista proprio all’ingresso del cimitero reggino – è stato ancor più eloquente». Poi il cappellano del cimitero ci confida un ricordo: «Non potrò mai dimenticare quando in pieno primo lockdown sono stato chiamato; per le strade non c’era nessuno. Quando sono arrivato, ho visto quella salma ad attendere la benedizione di Dio per l’ultimo viaggio. Non conoscevamo né il volto, né la storia di quella persona: penso che la sua e la nostra solitudine è stata consolata solo dal Signore».

Le emergenze di oggi

L’impegno di don Paolo Ielo continua ancora oggi. Superata l’ondata terribile del coronavirus – seppur si continua a morire di Covid oggi, la Cappellania del cimitero cittadino è alle prese con un’altra emergenza: questioni burocratiche stanno bloccando temporaneamente la degna sepoltura nei loculi comunali di trenta defunti.

Una situazione che aumenta il carico di sofferenza: «L’umanità varca quel cancello e si ferma. Ogni volta si ripete alcune domande: “Perché la sofferenza? Perché il dolore? Perché la morte?”. Non ci sono risposte a questi interrogativi, – spiega il parroco di Condera – spesso sono i silenzi che riescono a fare spazio alla Parola di Dio».


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In tutte queste vicissitudini, la Chiesa reggina c’è sempre. Don Ielo la definisce «la pastorale della compassione e della speranza» e aggiunge: «Questo ministero, condiviso col diacono Quaresima, è stato esercitato guardando all’immagine della Resurrezione. Un’icona che è collocata all’interno della cappella del cimitero cittadino: la speranza di Cristo che ha vinto la morte guida quotidianamente i nostri passi».

Proprio ciò che scrive l’Apostolo Paolo è ispirazione per don Ielo che lo cita congedandosi da noi: «”Cosa ci potrà separare dall’amore di Cristo? Neppure la morte”. Queste parole – chiosa il cappellano ci devono consolare seppure davanti al distacco umano, spesso tragico come avvenuto durante questi due anni, il senso di impotenza e di vuoto sembrano prendere il sopravvento».

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