Avvenire di Calabria

Sequestrato l'impero imprenditoriale della famiglia: beni e società per dieci milioni di euro

L’ombra della ‘ndrangheta sugli imprenditori Frascati

Nel mirino anche i rapporti privilegiati col Comune di Reggio Calabria rispetto a un immobile

di Redazione Web

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L'ombra della 'ndrangheta sugli imprenditori Frascati. Per l'antimafia sarebbero espressione diretta della potentissima cosca Libri di Reggio Calabria. Sequestrati immobili e società per 10 milioni di euro.

L'ombra della 'ndrangheta sugli imprenditori Frascati

L'hanno ribattezzata "Mercato Libero", l'operazione della Procura di Reggio Calabria che ha fatto scattare le manette ai polsi dei fratelli Frascati, noti imprenditori della Città. I magistrati li definiscono imprenditori-mafiosi. Nell'indagine finisce anche un tentativo di estorsione e i rapporti "privilegiati" tra i Frascati e funzionari e dirigenti del Comune di Reggio Calabria.

La società fantasma

Una concessionaria di auto, tra le più conosciute di Reggio Calabria, sarebbe stata venduta solo fittiziamente. La Dda ricostruisce le vicende legate al «trasferimento fraudolento di valori» (questo il reato contestato) tra FRAUTO ed EFFE MOTORS. Cambia il nome, cambia il rappresentante legale, ma per i carabinieri che hanno eseguito l'ordinanza di arresto, non cambia null'altro.

La cooperativa dei dipendenti, alcuni dei quali legati da vincoli di parentela ai Frascati, è quindi solo una copertura per evitare la confisca della società dopo l'arresto del capo-famiglia Emilio Angelo Frascati. Molto più che un imprenditore per il Tribunale di Reggio Calabria che lo definisce un vero e proprio boss della 'ndrangheta.

Il tentativo di estorsione

Il lignaggio mafioso di Emilio Angelo Frascati entra nel fascicolo d'indagine per un episodio diverso dalla vicenda della concessionaria di auto dei fratelli. Per conoscerlo meglio occorre trasferirsi nella zona sud della Città.

Esattamente a Ravagnese, dove un'azienda lucana - la PAECO - si è aggiudicata un appalto pubblico. A riscuotere la "tassa ambientale" della 'ndrangheta ci pensa Gaetano Tomaselli, denunciato dagli imprenditori lucani e, per questo, oggi tornato in carcere.

Già condannato per associazione a delinquere, è ritenuto elemento apicale dei Libri. I titolari della PAECO, come detto lo denunceranno, ma solo dopo tre giorni della richiesta estorsiva. Prima vanno a trovare Emilio Angelo Frascati. L'obiettivo è "mitigare" la richiesta del clan riconoscendo allo stesso Frascati, scrivono dalla Procura, il ruolo di reggente della consorteria mafiosa.

L'amianto mai smaltito

Sullo stesso cantiere, poi, i militari hanno eseguito altri controlli. A tal proposito, si legge nella nota diffusa dai carabinieri e fiamme gialle «si appurava che, nel corso delle operazioni di movimento terra, scavo e demolizione, la società aveva gestito abusivamente un ingente quantitativo di rifiuti speciali pericolosi e non, già presenti sull’area di cantiere, tra cui anche materiale contenente amianto frantumato».

Proseguono i carabinieri e i finanzieri: «Il prodotto ricavato, invece di essere selezionato e/o smaltito secondo quanto previsto dalle norme ambientali, è stato in realtà miscelato con terra e rocce da scavo e poi riutilizzato per riempire avvallamenti e terrapieni». L'area, ad oggi, non è stata ancora bonificata.

I rapporti col Comune

Tra i beni sequestrati c'è anche un immobile di proprietà del Comune di Reggio Calabria. Si tratta della sede della concessionaria d'aiuto data in «affitto a titolo gratuito». Dalla disamina della documentazione acquisita è stato possibile rilevare che nell’iter amministrativo vi sono state, in più occasioni, lacune procedurali, evidentemente dovute «a superficialità dei funzionari/dirigenti che nel tempo si sono succeduti, oltre che evidenti difetti di comunicazione tra le varie amministrazioni interessate» evidenziano gli inquirenti.

Gli indagati

In carcere. Emilio Angelo Frascati (classe 1969) e Gaetano Tomaselli (classe 1978).

Ai domiciliari. Demetrio Frascati (classe 1974) e Paolo Frascati (classe 1981).

Indagati. Antonia Temi (classe 1970), Saverio Musarella (classe 1960), Caterina Nicolò (classe 1974), Elvira Caterina Cocchiarale (classe 1970) e Emilio Angelo Romeo (classe 1965).


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