L’ultimo romanzo di Pantaleone Sergi racconta la storia del Rosso podestà di Mambrici

Pantaleone Sergi

Nel panorama editoriale recente si inserisce la nuova opera narrativa di Pantaleone Sergi, intitolata “Rosso podestà” e pubblicata da Luigi Pellegrini editore. Il romanzo riporta i lettori nel borgo immaginario di Mambrici, già esplorato dall’autore nelle sue pubblicazioni passate, per raccontare l’evoluzione personale e politica di Pepè Pellicari, dall’adesione al fascismo fino alla candidatura nelle liste del Partito Comunista. Attraverso uno stile che unisce la cronaca locale a elementi del romanzo storico, l’autore – giornalista di lungo corso – ricostruisce le dinamiche sociali e umane di una comunità del Sud Italia nella prima metà del Novecento, soffermandosi sulle contraddizioni e sulle fragilità dei suoi abitanti in un’epoca di grandi mutamenti.

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Il microcosmo letterario e l’evoluzione dell’autore

Già “Rosso podestà” (Luigi Pellegrini editore, pagine 382, euro 20) è un bel titolo: un buon punto di partenza per gli amanti della narrativa, lettori che hanno fiuto per la roba letteraria fina, quella che se ben raccontata – anche quando riguarda la vita spicciola di un villaggio sperduto – serve a capire come va il mondo intero, che tutto sommato è un microcosmo più allargato. Poi c’è l’autore, Pantaleone (Lullo) Sergi, uno dei migliori cronisti italiani della sua generazione, che è una garanzia e offre sicurezza di buon risultato. Sergi (nato a Limbadi nel 1947), migrato dal giornalismo (scriveva per “La Repubblica”) alla saggistica storica e alla narrativa, se scrive ha qualcosa da dire. Lo ha dimostrato con le sue precedenti pubblicazioni, saggi e romanzi. La tecnica narrativa con cui scava nelle visceri dell’umanità paesana (Mambrici) e il linguaggio chiaro, lineare usato tra il serio e l’ironico, condito di termini della tradizione dilettale (labbrazze, ammalumbrato, gnauliava, foramalocchio…) coinvolgono il lettore fino a fargli credere di essere cocreatore della trama e anche dei personaggi del libro, tanto gli sembrano conosciuti, quasi intimi.

L’ascesa e la caduta del gerarca di Mambrici

Così è stato per “Liberandisdomini” e “Il giudice, sua madre e il basilisco”, romanzi precedenti della saga di Mambrici, la Macondo dell’autore che nutre grande passione per la letteratura latinoamericana; così è per questo nuovo romanzo, con cui sullo sfondo della Mambrici dell’epoca dell’Italia imperiale [un ammasso di mura a secco e tetti scoperchiati ] si racconta la storia di Pepe’ Pellicari: “Camicia nera della prima ora nominato Podestà di Mambrici”, come aveva pomposamente titolato il “Foglio d’ordine del Partito”, il giorno dell’investitura. Coralità e ricchezza di personaggi e narrazione con frasi e espressioni caratteristiche del romanzo storico-metaforico fanno di “Rosso podestà” un romanzo in cui – come nella migliore letteratura meridionale – si cerca di dare un senso a un mondo appartato, escluso, che in realtà non ne ha, come Mambrici.

Dalla polvere alla redenzione: un epilogo amaro

Sergi, racconta insieme storia e vicende minute: il fascismo, la cronaca quotidiana, delitti, amori, tradimenti, personaggi che sembrano usciti dalla penna di Luigi Pirandello, “l’irraggiungibile”, che ha raccontato la fragilità dell’identità umana, il confine tra maschera e verità, il dubbio come forma di conoscenza. Sullo sfondo della Mambrici, che durante il fascismo viveva i suoi giorni d’illusione in una strana convivenza tra sacro e profano, trovandosi unita solo il giorno in cui, sul sagrato della chiesa Matrice, tutti “picchiapetti e blasfemi”, recitavano la passione di Gesù, Pepè Pellicari – fondatore del fascio locale e poi podestà – arrestato a fascismo caduto e poi prosciolto da tremende accuse, trova il modo per riscattarsi, grazie alla moglie Alma che lo porta a battersi per il proletariato, tanto da essere candidato comunista alla Camera dei deputati. L’ex podestà nero diventato rosso, alla fine soccomberà sotto i colpi di un folle che gli spara durante un comizio. L’epilogo, vuole dirci l’autore, incarna una follia ben più estesa del gesto di un folle che spara.

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