Ai Overview: Le celebrazioni per l’anniversario della morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna tra il 13 e il 14 settembre 1321, si affiancano quest’anno al percorso di avvicinamento verso l’ottavo centenario francescano del 2026. Il capoluogo romagnolo ha organizzato un calendario di eventi che unisce le due ricorrenze, tra cui la lettura dell’undicesimo canto del Paradiso affidata a Davide Rondoni durante il Dantis Poetae Transitus e la Messa in suffragio presieduta dal ministro generale dei Frati minori conventuali. Le iniziative offrono l’opportunità di ripercorrere lo storico legame tra il poeta e i frati, che nei secoli hanno custodito le sue spoglie nascondendole sia alle richieste di trasferimento da parte di Firenze, sia ai bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Il tema dantesco ha fatto da cornice anche al recente Meeting di Rimini e al relativo messaggio del Papa, per poi concludersi con la lezione magistrale di Tomaso Montanari sulla figura dell’esule al Teatro Alighieri.
Le celebrazioni a Ravenna tra Dante e san Francesco
Dante morì nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 e lo stesso Boccaccio, nel Trattatello in laude di Dante, colloca la sua morte «nel dì che la esaltazione della santa Croce si celebra dalla Chiesa», che sta a indicare una coincidenza dal significato senz’altro particolare per il poeta che ha scritto la divina commedia. Quest’anno, però, alla memoria dantesca se ne affianca un’altra, forse ancora più suggestiva, perché il 2026 segna infatti l’ottavo centenario della morte di Francesco d’Assisi, per il quale Leone XIV ha indetto un Anno giubilare che si concluderà il 10 gennaio 2027. Ravenna ha scelto di intrecciare le due ricorrenze e sabato sera il Dantis Poetae Transitus è stato affidato a Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per il centenario francescano, che ha proposto la rilettura dell’XI canto del Paradiso, quello dedicato proprio al Poverello di Assisi. Domenica, inoltre, i versi sono stati declamati da Fabrizio Gifuni, mentre la Messa in memoria di Dante è stata presieduta da padre Carlos Alberto Trovarelli, ministro generale dei Frati minori conventuali.
Il salvataggio delle spoglie mortali nei secoli
Ma, a ben vedere, il legame tra Dante e i francescani ha radici ben più antiche, tanto che furono proprio i frati, nel 1519, a sottrarre le ossa dal sarcofago del poeta quando Leone X autorizzò il trasferimento a Firenze e, sempre i frati murarono i resti in una porta di Braccioforte, nel 1810, prima della soppressione napoleonica, sino a quando furono ritrovati per caso da alcuni muratori. Nel 1944, infine, furono nascosti di nuovo, questa volta sotto un tumulo, per proteggerli dalle bombe della Seconda guerra mondiale che minacciavano di radere al suolo ogni cosa, persino la memoria e i ricordi.
L’amore originario e il richiamo del Pontefice al Meeting
E che dire, poi, del Meeting di Rimini che quest’anno ha scelto come titolo nientemeno che l’ultimo verso del Paradiso e dell’intera Divina Commedia «L’amor che move il sole e l’altre stelle» e cha ha ispirato al Papa, agostiniano di formazione, intervenuto il 22 agosto, la certezza che quell’amore «non è scomparso, non ha perso vigore, né intensità» perché continua ad agire, forse in silenzio, magari in profondità, spesso accerchiato da rumori e suoni molesti. È quasi suggestivo pensare al vescovo di Ippona e al Poverello di Assisi che camminano insieme al poeta fiorentino, il primo desideroso di offrire l’idea dell’amore come energia originaria del creato, il secondo intento a donare il volto di un uomo che, nel canto XI, incarna la povertà e il rinnovamento.
L’immagine dell’esule al centro della lectio magistralis
Sono trascorsi oltre 700 anni dalla morte di Dante e di lui continua a restare l’immagine di uomo esule in vita e conteso anche dopo la morte, e probabilmente è proprio da questa immagine che si è sviluppata la lectio magistralis di Tomaso Montanari, domenica al Teatro Alighieri, dal titolo “Esule, oppresso, dissidente: Dante libero”.













