Nell’anniversario della nascita di Rino Gaetano il ricordo del cantautore partito da Crotone

rino gaetano

Ai Overview: Ricorre il settantaseiesimo anniversario della nascita di Salvatore Antonio Gaetano, conosciuto dal pubblico come Rino, venuto al mondo a Crotone il 29 ottobre 1950 e scomparso prematuramente a Roma il 2 giugno 1981 all’età di trent’anni a causa di un incidente stradale. Trasferitosi nella capitale con la famiglia nel 1960, il cantautore ha sviluppato uno stile compositivo basato sull’utilizzo dell’ironia, del paradosso e di riferimenti al teatro dell’assurdo per analizzare le contraddizioni della società italiana, il conformismo e le dinamiche del potere. Nel corso della sua breve carriera ha pubblicato sei album in studio e un disco dal vivo, raggiungendo la notorietà presso il grande pubblico con la partecipazione al Festival di Sanremo del 1978, dove si è classificato al terzo posto con il brano Gianna, e con lavori discografici come Mio fratello è figlio unico, che nel 2026 celebra i cinquant’anni dall’uscita, e Nuntereggae più. La sua eredità musicale prosegue oggi attraverso l’attività concertistica della Rino Gaetano Band, formazione fondata dalla sorella Anna e guidata dal nipote Alessandro, oltre che mediante iniziative editoriali, televisive e reinterpretazioni collettive che mantengono vivo il legame tra l’artista, le sue radici calabresi e le nuove generazioni di ascoltatori.

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Il legame con la Calabria e i primi anni tra Crotone e Roma

A volte viene da chiedersi quanto sarebbe ancora più bella la Calabria se Rino Gaetano fosse ancora tra noi. Poi ci consoliamo pensando che, in fondo, siamo stati fortunati ad averlo avuto. L’eredità che ci ha lasciato è attuale e lo dimostra il fatto che a 76 anni dalla sua nascita e a oltre 45 dalla sua scomparsa, siamo ancora qui a ricordarlo. Le sue canzoni, i temi trattati, il suo modo di fare politica salendo su un palco e imbracciando una chitarra, l’uso del paradosso per dire cose tremendamente serie e trasformandole la leggerezza in una forma di libertà, ci mette ancora oggi davanti alle contraddizioni della società, ci fa riflettere e indignare.

Salvatore Antonio Gaetano nasce a Crotone il 29 ottobre 1950. È la sorella maggiore Anna a chiamarlo Rino, il diminutivo con cui diventerà famoso. Nel 1960 la famiglia si trasferisce a Roma per motivi di salute della sorella. La Calabria resta così il luogo delle origini, mentre la capitale diventa lo spazio in cui Rino cresce, studia e comincia a costruire la propria strada nella musica. La sua carriera si svilupperà altrove, ma per noi calabresi quel cordone non si romperà mai.

Rino comincia a scrivere canzoni da giovanissimo. Frequenta il seminario della Piccola Opera del Sacro Cuore di Narni e coltiva una passione per la scrittura e la letteratura teatrale. Tra i suoi riferimenti ci sono Majakovskij, Beckett e Ionesco, mentre sul piano musicale guarda ad artisti come Jannacci, De André, Bob Dylan e i Beatles. Da questi incontri nasce uno stile personale, fatto di parole imprevedibili, immagini surreali e ironia pungente.

Rino osserva il potere, il conformismo, il consumismo e le convenzioni sociali, scegliendo di raccontarli senza il tono solenne di chi vuole impartire lezioni. Preferisce spiazzare, provocare, far ridere e lasciare che siano le parole a fare il resto.

Dai grandi successi discografici al palco del Festival di Sanremo

Nel 1976 pubblica Mio fratello è figlio unico, uno degli album più importanti della sua produzione, che proprio quest’anno compie cinquant’anni. Il brano che dà il titolo al disco racconta la solitudine di chi non si riconosce nelle regole degli altri, di chi si sente diverso e fatica a trovare il proprio posto.

Nel 1978 arriva il Festival di Sanremo. Rino partecipa con Gianna e conquista il terzo posto nella classifica generale, dietro ai Matia Bazar e ad Anna Oxa. Si presenta sul palco con un cilindro regalatogli da Renato Zero, un frac, una maglietta a righe e scarpe da ginnastica: un’immagine destinata a rimanere nella memoria del pubblico.

Il 30 ottobre 1978 Rino viene invitato da Maurizio Costanzo alla prima puntata del talk show Acquario, con ospite Susanna Agnelli, anche lei citata nella canzone. Da Berta filava a Spendi spandi effendi, da Ahi Maria a Ma il cielo è sempre più blu, il suo repertorio attraversa temi e registri diversi, mantenendo una cifra riconoscibile: quella di chi riesce a raccontare cose serie senza rinunciare all’ironia.

Rino Gaetano muore a Roma il 2 giugno 1981, a soli trent’anni, in un incidente stradale sulla via Nomentana. Lascia sei album in studio, un disco dal vivo e un patrimonio di canzoni che continua a circolare, a essere reinterpretato e a raggiungere ascoltatori che non erano ancora nati quando lui calcava i palchi italiani.

L’eredità artistica e le iniziative per l’anniversario della nascita

La sua memoria è stata custodita anche dalla famiglia. La sorella Anna ha fondato la prima band tributo a lui dedicata. Oggi la Rino Gaetano Band, guidata dal nipote Alessandro Gaetano, porta in concerto le sue canzoni. Oggi e domani la band celebra il cantautore al Riverside.

Nel giorno dell’anniversario della nascita, Rai Storia propone inoltre alle 19.40 lo speciale Rino Gaetano, un cantautore con il cilindro, che ripercorre la sua carriera attraverso le apparizioni televisive, dalle prime esibizioni del 1975 fino alla partecipazione a Sanremo e ai brani che lo hanno reso celebre.

Anche negli anni più recenti le sue canzoni hanno dimostrato di saper parlare a un pubblico nuovo. Nel 2020, durante i primi mesi della pandemia, Ma il cielo è sempre più blu è tornata a essere una canzone comunitaria, scelta da tanti italiani come messaggio di vicinanza e speranza. La versione di ItalianAllStars 4 Life, realizzata con cinquanta voci della musica italiana, ha sostenuto, inoltre, una raccolta fondi per la Croce Rossa Italiana.

E viene da chiedersi sì quanto sarebbe ancora più bella la Calabria se Rino fosse ancora qui. Ma c’è anche la fortuna di poter dire che è nato in questa terra e che da qui è cominciata la sua storia. Non abbiamo bisogno di trasformarlo in un monumento, né di separare le sue canzoni dal tempo in cui sono nate. Ci basta riascoltarle per ritrovare domande, intuizioni e contraddizioni che appartengono anche al nostro presente.

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