Novità dal mondo Ai, OpenAi abbandona Cursor, è scontro totale tra Sam Altman e Elon Musk. Nel frattempo, nelle aule di tribunale…

Cursor

Ai Overview: Il panorama dell’intelligenza artificiale è attraversato da nuove tensioni sia sul fronte aziendale che su quello legale. Da un lato, OpenAI ha deciso di ritirare i propri modelli dalla piattaforma Cursor, recentemente passata sotto il controllo dell’azienda SpaceX di Elon Musk, a causa di divergenze sulla gestione dei dati e sulle passate pratiche di business dell’imprenditore. Dall’altro lato, si registrano importanti sviluppi giudiziari: la giudice federale Rita Lin ha sanzionato il Pentagono per aver etichettato Anthropic come fornitore a rischio a seguito delle critiche dell’azienda sull’uso dell’IA in ambito militare. Contemporaneamente, la stessa Anthropic deve affrontare una causa intentata da trentacinque editori musicali per presunte violazioni del diritto d’autore avvenute durante l’addestramento dei propri sistemi.

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Il ritiro di OpenAI dalla piattaforma Cursor

I tanti sviluppatori di software hanno imparato a conoscere molto bene Cursor, parliamo di uno degli editor di codice più diffusi in tutto il mondo; certamente uno dei suoi pregi è la possibilità di scegliere quale modello di intelligenza artificiale utilizzare per svolgere il compito desiderato. C’è una novità importante che è stata resa nota nelle scorse ore: dal prossimo 12 novembre, un modello Ai sparirà dall’elenco perché OpenAI ha annunciato il ritiro dei propri modelli dalla piattaforma che, ricordiamolo, è passata a metà agosto sotto il controllo di SpaceX, l’azienda di Elon Musk, per “soli” 60 miliardi di dollari. Il motivo per cui OpenAi ha fatto questa mossa è chiaramente legato al mancato rapporto di fiducia nei confronti dell’imprenditore statunitense, perché OpenAI dubita che le imprese di Musk rispettino le proprie condizioni d’uso. Anzi, specificatamente, l’azienda di Sam Altman ha fatto due esempi che appartengono al passato imprenditoriale di Musk: il contratto sui dati personali di Twitter modificato dopo l’acquisto del Social e l’ammissione, resa sotto giuramento, che xAI aveva sfruttato i risultati dei modelli altrui per addestrare i propri. La decisione, si legge nella nota di OpenAi, è stata «durissima», ma Musk, dal canto suo, ha liquidato la vicenda con un post su X di cinque parole: «I couldn’t care less» (non potrebbe fregarmene di meno). Nel frattempo, l’amministratore delegato di Cursor, Michael Truell, sta disperatamente cercando di ricucire lo strappo, anche se si è lasciato ad andare ad una considerazione: i modelli di OpenAI processano appena il 5% delle richieste su Cursor. Non proprio un bel tentativo di ricucire.

La sentenza contro le ritorsioni del Pentagono

Mentre i miliardari proseguono i loro battibecchi e dispettucci, segnaliamo che nelle aule di tribunale si continua a dibattere di intelligenza artificiale. Il 27 agosto la giudice federale Rita Lin ha sancito che il Pentagono ha commesso un reato quando ha etichettato Anthropic come «supply chain risk» (cioè fornitore rischioso per la catena di approvvigionamento del dipartimento della difesa degli Stati Uniti), una etichetta solitamente riservata soltanto ad alcune aziende di paesi notoriamente avversari, come Cina e Russi. Perché era stato preso questo provvedimento? Perché l’azienda si era opposta all’integrazione dei propri modelli di intelligenza artificiale nelle armi letali autonome e nelle attività di sorveglianza di massa dei cittadini. Per la giudice, la scelta della difesa USA è stata una rappresaglia contro una posizione critica assunta nei confronti del Governo USA, in violazione del Primo e del Quinto emendamento: «il rischio della sicurezza nazionale non è un assegno in bianco per punire color che criticano il governo e vendicarsi di loro».

L’accusa degli editori musicali sul diritto d’autore

La stessa Anthropic siede però anche sul banco degli imputati, ma in un altro tribunale, perché trentacinque editori musicali, tra cui Sony Music Publishing e Warner Chappell, l’hanno tirata in giudizio insieme a due dei suoi fondatori: secondo l’accusa decine di migliaia di canzoni sono state utilizzate in fase di addestramento senza permesso. L’atto depositato in California parla di «uno dei più vasti e sfacciati furti di proprietà intellettuale della storia». Ovviamente l’azienda ha respinto ogni accusa e ha annunciato una dura battaglia in aula.

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