È sera, le porte dell’Assemblea diocesana si sono appena richiuse e rimane viva l’immagine di una Chiesa che salpa: con la nuova Lettera pastorale (clicca qui per scaricare il documento integrale), l’arcivescovo Fortunato indica una direzione nitida per il 2025–2026… attraversare le acque del presente con fiducia, metodo e corresponsabilità. La Lettera, datata 12 settembre 2025, porta un titolo che è già un programma (biblicamente fondato): Passiamo all’altra riva.
La chiave di lettura: sinodalità che mette in cammino
La rotta nasce alla luce del brano del Vangelo della tempesta sedata e si traduce in scelte operative. L’Arcivescovo chiede di «entrare gradualmente ma decisamente in una logica di Chiesa Sinodale in uscita», chiarendo che il lavoro dei prossimi mesi è propedeutico a una Visita pastorale diocesana che partirà nel 2026–2027 e durerà 4-5 anni.

Il documento riaffida e annoda questa impostazione al cammino già avviato: la lettera programmatica. Al passo di Gesù (2023–2024), la sua prima esplicitazione nel 2024–2025 e la recente visita pastorale a livello zonale. Il testo, inoltre, attende di accogliere «le indicazioni che ci verranno dalla III Assemblea sinodale della Chiesa in Italia (ottobre 2025)».
Il metodo: organismi di partecipazione e lavoro “a cantieri”
Il primo cantiere riguarda il funzionamento reale degli Organismi di partecipazione. Il passaggio della lettera consegnata dall’arcivescovo Morrone merita di essere letto per intero: «Mettendo le mani in pasta reimpareremo tutti ad assumere gli Organismi di Partecipazione Ecclesiali come luoghi sinodali della corresponsabilità pastorale nel comune discernimento ecclesiale alla luce della Parola e del Magistero».
PER APPROFONDIRE: Madonna della Consolazione, in Cattedrale la Liturgia Pontificale di monsignor Morrone
Per dare concretezza, il Vescovo indica un ambito privilegiato: la zona pastorale, con un coordinamento affidato ai vicari zonali, «che nella vicaria […] rappresentano il vescovo». È previsto anche un calendario di incontri zonali con Consigli pastorali e Consigli per gli affari economici, in cui «di volta in volta sarà presente anche il vescovo».
La formazione: dal Vangelo al sociale
Il secondo cantiere è quello della formazione come stile e conversione continua: «La formazione permanente è una chiamata continua alla conversione del pensare e dell’agire credente», con una particolare attenzione alla sensibilità socio-politica, parte integrante della maturità della fede.
L’iniziazione cristiana: primo annuncio, famiglie e progetto “leggero”
Il terzo cantiere tocca il tema – riconosciuto urgente – dell’Iniziazione cristiana: riscoprire la vocazione battesimale, preceduta da un primo annuncio “liberante e promovente l’umano”, coinvolgendo i genitori e integrando i cammini associativi e dei movimenti. Qui l’Arcivescovo chiede un impianto diocesano “leggero”, “che offra percorsi sostenibili e flessibili” e favorisca esperienze comunitarie realmente educative.
Un realismo che apre le porte
Sullo sfondo, il testo evita nostalgie e chiusure identitarie, ed avverte che è «ingannevole pensare di bloccare o rallentare il declino […] col serrarci in forme liturgiche, devozionali e pastorali». Le «mura dei nostri fortini – scrive l’arcivescovo – stanno già crollando», ma la risposta non è lo scoramento: è ripartire dall’umano e dall’annuncio di Gesù. Coerentemente, quindi, la Lettera chiede una «rinnovata presenza laicale» dentro le comunità e nelle agorà del territorio, in particolare in ambito socio-politico, contro rassegnazione e tecnocrazie che escludono.

I segni da coltivare e le due proposte “non evadere”
Tra i «segni di speranza permanenti» che la diocesi è invitata a far crescere, la Lettera riprende gli undici ambiti affidati l’anno scorso alle zone pastorali anche in occasione del cammino giubilare: pace, trasmissione della vita, detenuti, creato, condono dei debiti, unità dei cristiani, accoglienza dei giovani, cura degli anziani, sostegno agli ammalati, accoglienza di profughi/migranti/rifugiati, mobilitazione contro la pena di morte.
Poi due accenti concreti, consegnati alla fine della Lettera:
1. Pace. L’esortazione è chiara e dal sapore programmatico: “La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa”. Per percorsi formativi su questo fronte si richiama l’Istituto “Mons. Lanza”.
2. Parola di Dio. La proposta diocesana è di rivivere, anche quest’anno, “otto giorni di sosta, di riposo da tutte le attività pastorali, da domenica a domenica (dal 18 al 25 gennaio 2026, domenica della Parola), nell’ascolto orante e comunitario della Parola”, chiedendo alla Scuola Biblica Paolina di offrire tracce sull’Apostolo e sul tema della pace.
Una Chiesa “in laboratorio”
L’insieme delle consegne programmatiche fatte dall’arcivescovo non è un elenco di adempimenti, suona piuttosto come un laboratorio pastorale che incrocia ascolto, formazione, missione e strutture di corresponsabilità. È significativo che tanto venga prospettato “a livello zonale”, luogo reale dove i consigli parrocchiali, i presbiteri e i laici si incontrano per discernere e decidere, con il Vescovo che si rende presente per accompagnare e responsabilizzare.
Conclusione: dopo l’Assemblea, si salpa davvero
La presentazione di questo pomeriggio ha restituito il senso del passare all’altra riva: di fronte a un tempo che consuma energie, relazioni e certezze, l’Arcidiocesi sceglie la via esigente della comunione operosa. La rotta c’è: sinodalità concreta, formazione che incide, primeggiare del Vangelo sull’abitudine, famiglie e laici protagonisti, pace e Parola come bussola del cammino.

Ora, come recita la Lettera, tocca «mettere le mani in pasta» e far maturare cantieri che poi diventeranno scelte. La navigazione, quindi, è già iniziata: l’altra riva non è un miraggio, è una meta comunitaria da raggiungere insieme.












