Cosa hanno detto e fatto tre Papi in Calabria tra il 1984 e il 2014? Il libro di don Giovanni Scarpino raccoglie parole e gesti rimasti nella memoria collettiva, intrecciando fede, giustizia e responsabilità, con lo sguardo rivolto al futuro della regione.
Uno sguardo pastorale sulla Calabria attraverso le visite di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco
Un libro che racconta la Calabria attraverso lo sguardo di tre Pontefici. Si intitola Quando tre Pontefici vennero in Calabria (Istante, collana Laurus) e porta la firma di don Giovanni Scarpino, sacerdote dell’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, scrittore, formatore e giornalista, già segretario della Commissione comunicazione e cultura della Conferenza episcopale calabra. L’autore ripercorre con attenzione pastorale e rigore documentale le visite di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco in terra calabra, tra il 1984 e il 2014, restituendo un quadro che intreccia fede, società e futuro.

Le pagine scorrono come un diario, accompagnando il lettore – come scrive nella prefazione il docente e giornalista Giovanni Lucà – in una sorta di «viaggio nella regione completo e ricco di ogni sfumatura», in cui «la Chiesa di Calabria cammina dentro la gente e la sua quotidianità».
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E «per studiare, interpretare e scrivere la realtà calabrese degli ultimi decenni non possibile farlo se non si guarda anche al cammino della Chiesa». Come afferma lo stesso autore: «Un cammino immerso nella storia e nel tempo dell’attesa di tante speranza capaci di rispondere alla realtà odierna».
Giovanni Paolo II e la “questione meridionale”: coraggio e denuncia
Andando a sfogliare le pagine del volume, i primi tre capitoli sono dedicati a Giovanni Paolo II. Quando nel 1984, durante la sua visita a Reggio Calabria e in altre città, il Papa polacco mise in luce i nodi irrisolti della regione e parlò con franchezza della “questione meridionale”. Ma soprattutto si rivolse ai giovani, incoraggiandoli a non arrendersi davanti alla disoccupazione, a non cedere alla mafia e alla violenza, a non lasciarsi trascinare dalla droga e dall’illusione consumistica. O quando, quattro anni più tardi, nel 1988, tornò per il XXI Congresso Eucaristico Nazionale, contribuendo a far diventare la Calabria “palcoscenico” di un messaggio dal forte respiro ecclesiale e civile, con l’invito a vivere l’Eucaristia come cuore di una società più giusta, solidale e capace di guardare al Mediterraneo come ponte tra i popoli.
Benedetto XVI: una terra sismica, ma spiritualmente ricca
Gli altri due capitoli, invece, raccontano delle visite dei successori Benedetto XVI e papa Francesco. Benedetto XVI, giunto a Lamezia Terme e Serra San Bruno nel 2011, paragonò la Calabria a una terra sismica non solo dal punto di vista geologico, ma anche sociale: scossa da instabilità e contraddizioni, ma capace di risorse morali e spirituali.
Francesco: «La ’ndrangheta è adorazione del male»
Infine, Francesco a Cassano allo Ionio nel 2014 lanciò parole durissime contro la criminalità organizzata, definendo la ’ndrangheta «adorazione del male» e invitando i giovani a non lasciarsi rubare la speranza.
Un libro che invita alla responsabilità
Scarpino, già nell’introduzione, sottolinea il valore di queste presenze nel cammino della Chiesa: «Attaverso queste pagine, ho voluto riprendere, in quest’anno Giubilare, i messaggi e gli insegnamenti che i Pontefici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno donato alla terra di Calabria, in occasione delle loro visite pastorali negli anni 1984, 1988, 2011 e 2014».
Il volume, arricchito dalle testimonianze dei vescovi che hanno avuto la grazia di accogliere i tre Papi, non si limita a raccogliere cronache, ma mette in luce il valore ecclesiale e civile di quelle giornate. I tre Pontefici hanno offerto letture diverse ma complementari della Calabria: la denuncia delle ingiustizie, la consolazione per chi soffre, il richiamo alla dignità della persona, la prospettiva di una comunità che sa evangelizzare con la vita e con la speranza.
Quelle “piaghe” ancora aperte
«Il mio lavoro di ricerca – spiega ancora l’autore – è nato da una volontà personale di rileggere i contenuti che Giovanni Paolo II ha proposto ai calabresi. Un andare verso una realtà ecclesiale che mi interpella ampiamente da lunghi anni, visto che anch’io da bambino ho avuto la gioia di prendere parte al grande raduno che accolse Giovanni Paolo II nella città di Catanzaro».
«Non meno emozionante – prosegue – partecipare, anche come presbitero, alle celebrazioni di papa Benedetto XVI, il 9 ottobre del 2011, a Lamezia e Serra San Bruno, e di papa Francesco, il 21 giugno 2014, proprio all’inizio del suo Pontificato. Due giornate che hanno segnato pronunciamenti sempre attuali su molte “piaghe” ancora aperte: mancanza di lavoro, secolarità dilagante, criminalità organizzata e religiosità spesso segnata dalla scissione tra fede e vita».
Una Chiesa in cammino
Nelle pagine conclusive, l’autore ricorda come «le venute in Calabria dei Pontefici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco hanno saputo presentare chiaramente una Chiesa in cammino verso il suo Signore; una comunità intenta a paragonarsi alla comunità degli Apostoli, prendendo coscienza delle domande serie del tempo presente».
Il racconto diventa così un invito alla responsabilità per la Chiesa e la società. Perché, scrive ancora Scarpino, «in questa rilettura dei discorsi dei tre Pontefici in Calabria tante cose sono state dette sulla dignità dell’uomo e le sue intrinseche conseguenze di uguaglianza e di solidarietà».

La Calabria che emerge dal volume è una terra ferita ma vitale, segnata da contraddizioni ma anche da una fede radicata e da un forte desiderio di riscatto. Le parole dei Papi restano ancora oggi una bussola: annunciare il Vangelo, difendere la dignità umana, costruire ponti di giustizia e solidarietà.













