Avvenire di Calabria

Una festa molto sentita non solo dai fedeli del Santuario di Collina degli Angeli

Reggio Calabria, calorosa accoglienza per monsignor Morrone in occasione della festa di Sant’Antonio

di Francesco Chindemi

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«Sto imparando a conoscervi e anche voi state imparando a vedermi. Mi sento davvero fortunato. Nel giro di pochi giorni sto facendo una full immersion che mi aiuta a conoscerci». Così il neo arcivescovo monsignor Fortunato Morrone nel sottolineare, dinnanzi ai fedeli riuniti nella Santa Messa celebrata nel piazzale interno dell’Opera Orionina di Collina degli Angeli,  l’importanza del «noi», rimarcata più volte in occasione dei vari incontri che lo hanno visto impegnato già nel giorno del suo insediamento, avvenuto sabato in Cattedrale. È un’accoglienza speciale quella che il prelato ha ricevuto anche al Santuario di Sant’Antonio, dove nel pomeriggio di ieri ha presieduto l’Eucarestia in occasione della Solennità del Santo protettore dei poveri e dei bambini.

La giornata di festa per la quale quest’anno, ha detto il parroco del Santuario don Graziano Bonfitto, «il Signore ci dà la gioia di accogliere e avere in mezzo a noi il nostro nuovo arcivescovo, monsignor Fortunato Morrone», è stata preceduta dal tradizionale periodo di preghiera e devozione costituito dai tredici martedì e dalla “tredicina” in onore del Santo di Padova.  Festa dedicata, in particolare, ai «nonni e ai dipendenti della nostra casa di riposo che hanno vissuto sulla propria pelle la triste esperienza del Covid-19».

Un momento di gioia che, per la comunità parrocchiale di Sant’Antonio ha sancito una sorta di ritorno alla normalità, vissuta in fraternità, seppur nel rispetto delle attuali normative e del distanziamento anticovid. «Abbiamo voluto dare un segno di speranza per tutti, soprattutto per la nostra città e i nostri giovani che hanno bisogno di uscire fuori dalle loro case e tornare a vivere gli spazi a loro dedicati e anche altri», ancora Bonfitto.

LA DEVOZIONE PER SANT’ANTONIO.  La devozione quella Sant’Antonio a Reggio Calabria ha origine da un episodio «molto simpatico» ci ricorda don Graziano. «Fu il canonico De Lorenzo di cui quest’anno, sempre in questi giorni, l’11 giugno, abbiamo celebrato il centenario della sua morte, a donare a don Luigi Orione questo terreno sul quale poi avrebbe costruito prima l’istituto e il santuario e poi tutto ciò che vediamo oggi. Quando si trattò di scegliere il nome di questo luogo, il nostro fondatore fece fare un sorteggio. Incaricò un nostro confratello di mettere in un cappello i nomi di San Prospero (dal nome dell’istituto con il quale don Orione era presente già a Reggio e in cui accoglieva ragazzi e bambini) e Sant’Antonio. Dopo mezz’ora di adorazione dinnanzi al Santissimo, estrasse il bigliettino ed uscì il nome di Sant’Antonio e allora il santuario fu lui intitolato».

Una scelta anche questa non casuale, in quanto Sant’Antonio è «sia protettore dei poveri che dei bambini. Su quell’esempio che è anche quello del nostro fondatore, san Luigi Orione, noi qui alla Collina degli angeli - ancora Bonfitto - cerchiamo sempre di essere vicini alle povertà della nostra città, con un occhio di riguardo in particolare ai più piccolini e ai giovani».

Dinnanzi al Santuario di Sant’Antonio c’è una stele che ne ricorda l’inaugurazione avvenuta il 10 giugno del 1934. È collocata sotto lo stesso ulivo, nel punto esatto in cui don Luigi Orione, rivolse – è scritto – «calde parole di fede al popolo reggino», dicendo: «La Carità, solo la Carità salverà il mondo». È questo «il nostro motto che continua a render viva l’opera di San Luigi Orione, il quale ha dedicato la sua vita ai bisognosi e soprattutto ai più deboli, come anziani e bambini». Maria Branca, oblata orionina e ministro straordinario, ci parla della sua devozione, ma anche di quella degli altri, maturata proprio sotto le insegne di San Luigi e Sant’Antonio di Padova a cui è dedicato il Santuario, frequentato fin da quanto era bambina. «Sono devota a Sant’Antonio da sempre, da quando piccolina raggiungevo a piedi la Collina degli Angeli assieme ai miei nonni e bisnonni». Una devozione che si tramanda ancora oggi di generazione in generazione. Grazie all’opera svolta da San Luigi Orione che subito dopo il terremoto del 1908 salvò dalle macerie tanti bambini rimasti senza genitori, «Reggio - ancora le parole di Maria Branca - ha cominciato a dedicarsi agli orfanelli, cresciuti proprio sulle orme di don Luigi Orione e Sant’Antonio».

«Un vero e proprio dono di Dio e della Divina Provvidenza», come lo è la devozione «che spinge qui tanta gente, non solo chi frequenta la parrocchia» ci spiega Elisabetta Surace, altra oblata di don Orione. «Una devozione molto sentita, anche a me trasmessa dai miei nonni e dai miei genitori. In occasione della festa, la cui preparazione inizia con i tredici martedì, molto partecipati, dedicati a Sant’Antonio, e con la tredicina, diversi fedeli raggiungono a piedi il Santuario in segno di devozione e nel risalire la scalinata, recitano le proprie intenzioni. Sant’Antonio attira tutti con il suo esempio. Una devozione che si esprime anche attraverso la musica. Carlo Pietro Giordano è organista liturgico del Santuario, diplomato in animazione liturgica. «La musica - dice - ha una potenza enorme, viene compresa da tutti. Unita al canto contribuisce a diffondere il Verbo a tutte le genti. Ed è ciò che avviene anche in questo luogo santo».

LA PREPARAZIONE. Il giorno di festa, come da tradizione, è preceduto dalla caratteristica preghiera della tredicina. Invece dei soliti nove giorni della novena, le giornate di preghiera sono 13, secondo la devozione nata dalla fede popolare che il Santo conceda ogni giorno ai suoi devoti ben tredici grazie e anche dal fatto che la sua festa ricorre proprio giorno 13. Si tratta di una festa molto sentita dai fedeli del Santuario dedicato a Sant’Antonio, retto dai sacerdoti della comunità di San Luigi Orione. Evento che vede impegnati, in prima linea, i diversi gruppi parrocchiali che contano al loro attivo, tra i devoti, molti giovani, come Leo Tuscano il cui legame con il Santuario è maturato fin da quando era bambino.

Oltre a far parte del gruppo liturgico, è anche vice presidente dei portatori della vara. In questi giorni, assieme ad altri componenti dell’associazione ha provveduto a preparare la base sulla quale il Santo viene portato in processione. Oggi, invece, ci spiega «con una solenne intronizzazione, la statua prende il suo posto sul presbiterio». I giorni precedenti la festa, «viene ripulita e sistemata in ogni minimo dettaglio. Viene curato l’addobbo elettrico e quello floreale che adornerà Sant’Antonio». Durante la processione, la vara viene portata a spalla da circa trenta soci che si alterneranno sotto di essa. «Il mio cammino come portatore - spiega Leo - è iniziato da piccolo, portando il giglio. Poi ho cominciato anch’io a portare la vara in spalla. Tanti altri ragazzi come me, oggi fanno parte dell’associazione».

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