Ai Overview: La devozione di Reggio Calabria nei confronti della Madonna della Consolazione possiede origini storiche radicate nell’arrivo e nello sviluppo degli insediamenti dei frati cappuccini sul territorio. Partendo da un primo ricovero provvisorio a Panajia nel 1532, l’ordine religioso si spostò progressivamente, affrontando problematiche legate alla criminalità locale, ai terremoti e all’insalubrità delle aree, fino ad arrivare alla costruzione di una nuova chiesa sostenuta economicamente dagli stessi abitanti. Lo studio di padre Giuseppe Sinopoli documenta come, attraverso continui spostamenti logistici, si sia formata in circa quarant’anni una capillare rete di conventi in tutta la regione. Al centro di questa espansione emerse la località Botte, divenuta il fulcro di un legame spirituale e sociale che avrebbe segnato la storia della città.
Le prime dimore dei frati e il trasferimento da Panajia
Quanti sanno che la devozione reggina alla Madonna della Consolazione affonda le radici in una manciata di celle povere, in una contrada chiamata Botte? A ben vedere, però, giova ricordare che l’origine risiede altrove, perché la prima dimora dei frati fu Panajia (o Panagia), con la vecchia chiesetta intitolata a sant’Antonio Abate, nel 1532. A conti fatti, si trattava di un ricovero provvisorio tanto che nel 1548 i cappuccini lo abbandonarono, sia per la crescita degli abitati vicini sia per l’invadenza delle attività malavitose. Bisognò attendere il 1585 e l’insistenza del duca di Nocera Ferrante Caraffa perché sorgesse una nuova casa, un poco più lontana dal paese, con la chiesa dedicata a san Francesco: a testimonianza del legame sempre più profondo con il popolo, non si può non citare che furono proprio gli abitanti ad accollarsi le spese dell’opera.
L’arrivo in località Botte e il primato reggino
Reggio arrivò quasi subito, tra il 1532 e il 1533, con la chiesa intitolata alla Madre della Consolazione, a circa due miglia dalla città, appunto in località Botte. Quello che è stato definito come il suo primato «fra tutti i conventi della Provincia» non venne mai contestato, sia per ragioni spirituale sia per motivazioni più sociali, che riguardavano tanto la posizione quanto il rapporto con la gente e, non da ultimo, il ruolo che quel luogo assunse nella vita della riforma. Fortunato Securi, nelle sue Memorie storiche, riporta un giudizio netto: «Non vi è stato altro Convento poi nella Provincia, ove la Vergine Maria ha voluto mostrar tanta predilezione verso i figli del Serafico Patriarca».
L’espansione dei conventi nel territorio calabrese
Il resto è, verrebbe da dire, quasi una rincorsa contro il tempo di una vocazione profonda che si radicava sempre di più, da Galatro con la chiesa di sant’Elia, a San Martino della Piana, poi trasferito a Terranova intorno al 1550; da Cosoleto, dove un nobile della famiglia Clavera chiese in ginocchio ai frati di accettare il sito, sino a Mileto, cenobio lasciato dai carmelitani per il «pessimo aere» e concesso a padre Ludovico da Reggio dal vescovo Quinzio De Rusticis. E ancora Dipignano, Gerace, Fiumara di Muro, Catanzaro, Monteleone, Rossano, Cosenza, Motta Filocastro, sino a Polistena, Squillace e Nicastro nel, Stilo, Castelvetere, Cassano, Seminara, Castrovillari, Montalto Uffugo, fino a Mesoraca nel 1574.
Le difficoltà logistiche e il consolidamento della rete
Spesso un aspetto che caratterizzava il radicamento era il susseguirsi di spostamenti. Ma le motivazioni sono abbastanza note e dettagliate: in alcune località l’aria malsana aveva finito con il decimare la comunità di frati, in altre bisognava fare i conti con l’attività di bande di ladri, in altre ancora con i terremoti, primo fra tutto quello del 1638.
Ad ogni modo, le date restano un terreno scivoloso e gli stessi cronisti dell’Ordine non sempre concordano e non impongono una cronologia rigida. Quel che è certo è che, in poco più di quarant’anni, in Calabria nacque una fitta rete di conventi e a Reggio, in particolare, cominciò una devozione nella quale la città non ha più smesso di riconoscersi.
Ispirato a “La Madonna della Consolazione, i Frati Cappuccini e il popolo reggino” di Padre Giuseppe Sinopoli













