Ai Overview: Nel maggio del 1532, i frati calabresi che avevano abbracciato la riforma cappuccina riuscirono a celebrare il loro primo capitolo provinciale a Filogaso, segnando la nascita della prima provincia dell’ordine. Questo traguardo istituzionale fu raggiunto dopo un lungo periodo di tensioni, accuse formali e allontanamenti dai conventi originari a causa della netta opposizione dei superiori dell’Osservanza, culminata in un Breve di papa Clemente VII nel 1529 che intimava il rientro. Decisivo per le sorti dei religiosi riformati, guidati da padre Ludovico Comi e padre Bernardino Molizzi, fu l’intervento politico e logistico di don Ferrante Carafa, duca di Nocera. Il nobile offrì loro protezione e favorì una disputa diretta con i vertici osservanti a San Martino della Piana, permettendo infine alla neonata comunità di organizzare la vestizione dei nuovi abiti e di eleggere formalmente il primo vicario provinciale.
L’opposizione dell’Osservanza e l’intervento di Ferrante Carafa
Perseguitati, privati dei conventi e costretti a rifugiarsi tra i monti per sfuggire alle spedizioni punitive dei superiori dell’Osservanza. Eppure, nel maggio del 1532, quei frati calabresi che avevano abbracciato la riforma cappuccina riuscirono a celebrare il loro primo capitolo provinciale. La svolta ebbe un nome preciso: don Ferrante Carafa, duca di Nocera.
La vicenda prende le mosse dagli anni precedenti. Il tenore di vita di padre Ludovico Comi, padre Bernardino Molizzi e dei loro compagni aveva attratto diversi religiosi tra i minori osservanti, che lasciarono i conventi d’origine per indossare le ruvide lane francescane e vivere in «umili tuguri», come ricorda Fortunato Securi nelle sue Memorie storiche della Provincia dei Cappuccini di Reggio Calabria (1885). Una scelta che provocò la reazione dura dei vertici dell’Osservanza: accuse di eresia, persecuzioni, tentativi di ottenere brevi pontifici per bloccare l’accoglienza di nuovi frati.
Il Breve di Clemente VII e la disputa di San Martino della Piana
Il colpo più pesante arrivò il 14 dicembre 1529. Clemente VII promulgò un Breve che revocava quello dell’anno precedente e intimava ai frati calabresi di rientrare nelle case degli Osservanti, pena la scomunica (come attestato dal Regesto Vaticano per la Calabria curato da Francesco Russo).
Privati dei tre conventi primitivi, i riformati si ritrovarono a San Martino della Piana, presso Francesco Pacile. Padre Comi e padre Molizzi con i compagni non persero la fiducia. La provvidenza si manifestò nella persona di don Ferrante Carafa, duca di Nocera, che li prese sotto la propria protezione. Il duca volle mettere «faccia a faccia» persecutori e perseguitati: ne nacque una disputa sulla riforma che si concluse, secondo Giocondo Leone (Priorità storica calabrese nella riforma cappuccina, 1998), con «l’umiliazione totale degli osservanti persecutori» e la rivalsa dei frati riformati.
Il primo capitolo a Filogaso e l’elezione del vicario provinciale
I tempi erano maturi. I frati si riunirono a Filogaso per la vestizione; il nuovo abito, con il cappuccio allungato, era stato confezionato dalla madre del duca, «Donna Eleonora Conclubetta Duchessa di Nocera, e Signora del Luogo», secondo quanto riportano gli Annali de’ Capitoli della Provincia di Reggio. A presiedere il rito, il venerdì nell’ottava di Pentecoste, fu il priore dei Domenicani. Le stesse fonti raccontano che i frati, accompagnati dal duca Carafa e dal popolo di Filogaso, si recarono in processione alla chiesa dove li attendeva il priore domenicano Vincenzo da Grotteria; dopo il canto del Veni Creator, vestirono il nuovo abito. La cerimonia si chiuse con un Te Deum.
Nella stessa chiesa dei Domenicani si celebrò il primo capitolo provinciale dell’ordine cappuccino. Primo vicario provinciale fu eletto Ludovico Comi da Reggio Calabria, proposto da Molizzi e accettato senza obiezioni. La sua elezione, osserva lo storico Cuthbert (I Cappuccini e la controriforma, 1930), rappresentò il riconoscimento del suo carisma di pioniere della riforma in Italia. Era il 26 maggio 1532. Nasceva la prima provincia dell’ordine cappuccino.
Ispirato a “La Madonna della Consolazione, i Frati Cappuccini e il popolo reggino” di Padre Giuseppe Sinopoli”













